Sabato 6 giugno 2026
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Sigarette elettroniche. Mercato ammazzato, buco del Fisco. Ricerca

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Il Decreto Legge "IVA e Lavoro" dell'agosto 2013 ha assimilato fiscalmente il fumo elettronico ai prodotti del tabacco, imponendo ai produttori un'accisa pari al 58,5% "del prezzo" di vendita. Un'imposta che, secondo uno studio della LUISS di Roma, avra' un impatto sul settore che andra' da -82% sul fatturato, sino alla scomparsa totale. A parte i dubbi giuridici circa la legittimita' del provvedimento, che ha addirittura sottoposto allo stesso regime fiscale dei liquidi di ricarica (con e senza nicotina) anche le sigarette elettroniche e i loro componenti ed accessori, lo studio mette in rilievo come la sostenibilita' economica del provvedimento, tanto nel breve quanto nel medio-lungo periodo, sia molto dubbia. Le nuove norme fiscali sulle sigarette elettroniche sono entrate in vigore lo scorso 1 gennaio, ma sono gia' incappate in un paio di sospensive da parte della II sezione del TAR Lazio, che entrera' nel merito il prossimo 2 aprile, e che ha gia' paventato il rinvio degli atti alla Corte Costituzionale o alla Corte di Giustizia UE.
In questi mesi di transizione dal vecchio al nuovo regime le aziende produttrici, riunite sotto l'ombrello di Anafe Confindustria, hanno gia' visto lo spiegarsi dei primi effetti negativi delle norme che hanno assoggettato il settore all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, avendo dovuto affrontare una serie di farraginose procedure autorizzative e difficili adeguamenti dei prezzi di vendita su hardware (vaporizzatori, ma anche cavi USB e batterie) e liquidi con e senza nicotina. Secondo la LUISS, questo primo periodo ha visto le vendite bloccate per tutto il mese di gennaio 2014, con mancati ricavi e un debito fiscale - generato dall'impossibilita' di traslare preventivamente e adeguatamente l'imposta, a seguito di un Decreto Ministeriale che ha stabilito un'autorizzazione a vendere retroattiva - pari in media a circa il 146% del fatturato dei mesi di gennaio e febbraio 2014 delle aziende prese in esame.
Ma lo studio del CASMEF ha fatto anche delle stime di lungo periodo, che risultano a dir poco allarmanti per l'intero settore, e che vanno peraltro a confermare alcune ipotesi elaborate - ma rimaste inascoltate - dal Servizio Bilancio del Senato alcuni mesi fa. Infatti, nel caso di dimezzamento dei margini il mercato soffrira' di una riduzione delle quantita' domandate dell'82%, con conseguente riduzione dei ricavi e dell'occupazione (sono 5.000 le persone coinvolte nel settore). Le entrate fiscali sembrano salire del 33%, ma la fragilita' complessiva del settore non consente di fare affidamento sulle presunte entrate aggiuntive. Nel caso invece di mantenimento dei margini attuali il settore scomparirebbe perche' non in grado di sopportare un aumento dei prezzi addirittura pari al 250%, che e' il reale impatto dell'imposta di consumo sui "prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonche' i dispostivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo". Il settore dei vaporizzatori elettronici quindi, non riguardando assolutamente beni di prima necessita', secondo gli autori dello studio - i ricercatori della LUISS Alessandro Pandimiglio, Marco Spallone e Stefano Marzioni - non e' in grado di sopravvivere ad un tale aumento dei prezzi.
In conclusione, lo studio chiarisce come gia' gli effetti di breve periodo siano cosi' intensi da rendere auspicabile una loro immediata sospensione per favorire una transizione meno traumatica al nuovo regime. Superata la fase di transizione, pero', l'assimilazione ai prodotti del tabacco risulterebbe devastante nel lungo periodo per la sopravvivenza del settore. Su cui presto il Governo dovra' intervenire sfruttando la "delega fiscale" recentemente approvata dal Parlamento, anche perche' all'ormai certo mancato incasso dei 117 milioni di euro attesi del 2014 dal settore, si dovra' presto porre fronte con una copertura diversa.
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