Sindacati: no allo scorporo della Rete da Telecom Italia
'Il futuro delle telecomunicazioni nel nostro paese e della rete di Telecom Italia non puo' essere oggetto di una trattativa privata fra pochi. I lavoratori e le loro rappresentanze non possono essere escluse dal processo, perche' i primi a pagare per scelte sbagliate sarebbero loro prima di tutto'.
E' quanto dichiarano in una nota congiunta le segreterie nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil che giudicano 'un errore impostare ogni discussione sul futuro delle tlc partendo dallo scorporo della rete di Telecom Italia'.
'Piu' di due settimane fa, insieme alle confederazioni Cgil, Cisl e Uil abbiamo chiesto un incontro al sottosegretario Romani, al fine di esprimere le nostre valutazioni e proposte, perche' siamo convinti che vi siano opportunita' da cogliere, ma anche rischi da evitare. Purtroppo dobbiamo registrate, ad oggi, che il Governo non e' intenzionato ad ascoltare la voce dei lavoratori, delle tante competenze ed esperienze che i lavoratori del settore esprimono e possono essere messe a disposizione in un confronto serio e costruttivo'.
'In particolare ribadiamo che sarebbe un errore impostare ogni discussione sul futuro delle tlc partendo dallo scorporo della rete di Telecom Italia, in quanto solo un'integrazione funzionale tra le diverse divisioni dell'azienda puo' realmente contribuire al decollo di un mix di infrastrutture e servizi in grado di alimentare tanto la domanda quanto l'offerta di banda larga e larghissima'.
'Sarebbe inoltre incomprensibile, dopo anni di contrapposizione, operare lo scorporo della rete dopo che l'incumbent e l'Agcom hanno raggiunto un punto di equilibrio che finalmente garantisce un minimo di stabilita' al sistema, oltre che garanzie di parita' di trattamento che andranno nel tempo sicuramente verificate ma su cui si potra' dare un giudizio solo dopo qualche anno'.
'Diffondere la banda larga, sia fissa che in mobilita', e favorire la costruzione e la diffusione delle reti di nuova generazione, e' un obiettivo non solo condivisibile e fondamentale' ma anche 'utile al rilancio del settore e all'apertura di nuovi mercati. Ma le soluzioni possono e devono essere articolate: continuando sulla strada dell'allentamento dei vincoli burocratici per la posa e le istallazioni; mettendo in un unico fondo nazionale, in rapporto con gli enti locali, le diverse risorse pubbliche disponibili e procedendo a gare pubbliche aperte a tutte le aziende di tlc per quelle aree a minor interesse di mercato; favorendo tecnologie convergenti tra trasmissione fissa e trasmissioni via etere' e 'favorendo anche in termini regolamentari la giusta remunerazione degli investimenti privati'.
'Non vorremo che alla fine tutto si risolvesse invece in una mera operazione che riduca Telecom (che ricordiamo e' un'impresa quotata in Borsa) in una doppia azienda: una good company aperta agli interessi di qualche imprenditore e una bad company piena di debiti e con decine di migliaia di lavoratori in esubero. La rete di nuova generazione rischierebbe di non farsi ugualmente e potremmo assistere a storie gia' viste e conosciute, dove a pagare sarebbero solo le lavoratrici e lavoratori di Telecom'.
E' quanto dichiarano in una nota congiunta le segreterie nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil che giudicano 'un errore impostare ogni discussione sul futuro delle tlc partendo dallo scorporo della rete di Telecom Italia'.
'Piu' di due settimane fa, insieme alle confederazioni Cgil, Cisl e Uil abbiamo chiesto un incontro al sottosegretario Romani, al fine di esprimere le nostre valutazioni e proposte, perche' siamo convinti che vi siano opportunita' da cogliere, ma anche rischi da evitare. Purtroppo dobbiamo registrate, ad oggi, che il Governo non e' intenzionato ad ascoltare la voce dei lavoratori, delle tante competenze ed esperienze che i lavoratori del settore esprimono e possono essere messe a disposizione in un confronto serio e costruttivo'.
'In particolare ribadiamo che sarebbe un errore impostare ogni discussione sul futuro delle tlc partendo dallo scorporo della rete di Telecom Italia, in quanto solo un'integrazione funzionale tra le diverse divisioni dell'azienda puo' realmente contribuire al decollo di un mix di infrastrutture e servizi in grado di alimentare tanto la domanda quanto l'offerta di banda larga e larghissima'.
'Sarebbe inoltre incomprensibile, dopo anni di contrapposizione, operare lo scorporo della rete dopo che l'incumbent e l'Agcom hanno raggiunto un punto di equilibrio che finalmente garantisce un minimo di stabilita' al sistema, oltre che garanzie di parita' di trattamento che andranno nel tempo sicuramente verificate ma su cui si potra' dare un giudizio solo dopo qualche anno'.
'Diffondere la banda larga, sia fissa che in mobilita', e favorire la costruzione e la diffusione delle reti di nuova generazione, e' un obiettivo non solo condivisibile e fondamentale' ma anche 'utile al rilancio del settore e all'apertura di nuovi mercati. Ma le soluzioni possono e devono essere articolate: continuando sulla strada dell'allentamento dei vincoli burocratici per la posa e le istallazioni; mettendo in un unico fondo nazionale, in rapporto con gli enti locali, le diverse risorse pubbliche disponibili e procedendo a gare pubbliche aperte a tutte le aziende di tlc per quelle aree a minor interesse di mercato; favorendo tecnologie convergenti tra trasmissione fissa e trasmissioni via etere' e 'favorendo anche in termini regolamentari la giusta remunerazione degli investimenti privati'.
'Non vorremo che alla fine tutto si risolvesse invece in una mera operazione che riduca Telecom (che ricordiamo e' un'impresa quotata in Borsa) in una doppia azienda: una good company aperta agli interessi di qualche imprenditore e una bad company piena di debiti e con decine di migliaia di lavoratori in esubero. La rete di nuova generazione rischierebbe di non farsi ugualmente e potremmo assistere a storie gia' viste e conosciute, dove a pagare sarebbero solo le lavoratrici e lavoratori di Telecom'.
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