Social Network vietati ai minori di 16 anni?
Twitter, Facebook e Whatsapp ben presto vietati ai minori di 16 anni. E' un provvedimento a sorpresa che fa parte dell'accordo al quale e' giunta l'Unione Europea ieri martedi' 15 dicembre sui dati personali.
Dopo quattro anni di dibattito acceso, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione si sono finalmente compresi per adattare, nell'epoca di Internet ormai diffuso ovunque e dei giganti del Web, la direttiva che paventava un simile intervento fin dal… 1995.
Ora, secondo la disposizione di questa direttiva, gli adolescenti con meno di 16 anni non potranno iscriversi su piattaforme come Facebook o Snapchat senza l'avvallo dei genitori. L'eta' potra' essere portata a 13 anni se lo specifico Stato lo prevede.
Senza attendere i risultati delle discussioni, gli addetti ai lavori del digitale sono insorti contro la decisione. “Domandiamo ai negoziatori di evitare l'introduzione di una domanda di consenso dei genitori irrealizzabile e che sarebbe altro rispetto ai buoni metodi attualmente utilizzati dall'industria del settore”, ha spiegato Digital Europe, un gruppo di lobby che rappresenta essenzialmente Google, Ibm, Apple e Microsoft.
Di fatto, con questa disposizione, l'Europa si allontana sensibilmente dagli standard Usa, che impongono un controllo dei genitori ai minori di 13 anni e che riguarda gia' Facebook, YouTube e Snapchat. Portando l'eta' minima a 16 anni, si pregiudica fortemente l'attivita' delle imprese che cercano la loro audience presso una utenza giovane.
I giganti del Net hanno accusato i rappresentanti europei di voler decidere in merito senza aver consultato le associazioni di protezione dell'infanzia. L'associazione americana ICT, Coalition for Children Online ha assicurato che il dispositivo porterebbe gli adolescenti a mentire sulla loro eta' in modo da poter continuare ad accedere a servizi che gia' usano quotidianamente.
L'accordo raggiunto martedi' 15 dicembre non entra direttamente in vigore. Deve ancora essere confermato dai rappresentanti permanenti dei governi dell'Ue (una riunione di ambasciatori, che dovrebbe essere tenuta al piu' tardi i prossimo 21 dicembre) e deve essere sottoposta al voto della Commissione delle Liberta' civili del Parlamento europeo il giorno 17 dicembre. In virtu' degli aspetti burocratico-amministrativi, la disposizione non potra' entrare in vigore se non fra un paio d'anni.
Dopo quattro anni di dibattito acceso, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione si sono finalmente compresi per adattare, nell'epoca di Internet ormai diffuso ovunque e dei giganti del Web, la direttiva che paventava un simile intervento fin dal… 1995.
Ora, secondo la disposizione di questa direttiva, gli adolescenti con meno di 16 anni non potranno iscriversi su piattaforme come Facebook o Snapchat senza l'avvallo dei genitori. L'eta' potra' essere portata a 13 anni se lo specifico Stato lo prevede.
Senza attendere i risultati delle discussioni, gli addetti ai lavori del digitale sono insorti contro la decisione. “Domandiamo ai negoziatori di evitare l'introduzione di una domanda di consenso dei genitori irrealizzabile e che sarebbe altro rispetto ai buoni metodi attualmente utilizzati dall'industria del settore”, ha spiegato Digital Europe, un gruppo di lobby che rappresenta essenzialmente Google, Ibm, Apple e Microsoft.
Di fatto, con questa disposizione, l'Europa si allontana sensibilmente dagli standard Usa, che impongono un controllo dei genitori ai minori di 13 anni e che riguarda gia' Facebook, YouTube e Snapchat. Portando l'eta' minima a 16 anni, si pregiudica fortemente l'attivita' delle imprese che cercano la loro audience presso una utenza giovane.
I giganti del Net hanno accusato i rappresentanti europei di voler decidere in merito senza aver consultato le associazioni di protezione dell'infanzia. L'associazione americana ICT, Coalition for Children Online ha assicurato che il dispositivo porterebbe gli adolescenti a mentire sulla loro eta' in modo da poter continuare ad accedere a servizi che gia' usano quotidianamente.
L'accordo raggiunto martedi' 15 dicembre non entra direttamente in vigore. Deve ancora essere confermato dai rappresentanti permanenti dei governi dell'Ue (una riunione di ambasciatori, che dovrebbe essere tenuta al piu' tardi i prossimo 21 dicembre) e deve essere sottoposta al voto della Commissione delle Liberta' civili del Parlamento europeo il giorno 17 dicembre. In virtu' degli aspetti burocratico-amministrativi, la disposizione non potra' entrare in vigore se non fra un paio d'anni.
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