Il "socialismo dei consumatori" avanza nelle grandi città americane
Negli Stati Uniti si fa strada un fenomeno politico che i commentatori iniziano a definire "socialismo dei consumatori": non più solo cooperative di quartiere o gruppi di acquisto solidale, ma un vero e proprio programma di governo incentrato sul contenimento del costo della vita. A raccontarlo è il programma Amanpour and Company della rete pubblica PBS, che ha dedicato un lungo approfondimento all'analisi del giornalista Idrees Kahloon, firma dell'Atlantic, autore del saggio "The Consumer Socialism Trap".
Il socialismo democratico, spiega Kahloon nell'intervista, sta raccogliendo consensi in questa tornata elettorale americana. L'esempio più evidente è quello di Zohran Mamdani, sindaco di New York City in carica dal gennaio 2026, che ha costruito il suo programma attorno a blocchi degli affitti, supermercati gestiti dalla città e asili nido universali. Candidati con agende simili — incentrate sull'accessibilità economica della vita quotidiana — si trovano anche a Seattle, dove è stata eletta sindaca Katie Wilson, e a Washington D.C.
Kahloon analizza questa tendenza e si chiede se possa davvero mantenere le promesse fatte agli elettori. Da un lato riconosce che l'idea di erogare beni pubblici di qualità e di competere direttamente con l'impresa privata risponde a una domanda reale di riscatto da parte delle classi lavoratrici. Dall'altro solleva dubbi concreti sulla sostenibilità finanziaria nel lungo periodo: il rischio, sottolinea, è che i sussidi non reggano senza un'espansione parallela dell'offerta — più case, più asili — che controbilanci la spesa pubblica.
Il dibattito, insomma, non riguarda tanto i valori che animano questi movimenti, quanto la loro capacità di trasformarsi in politiche scalabili ed efficaci nel tempo. Una domanda che, al di là dell'oceano, riguarda chiunque si interroghi sulla possibilità di mettere il potere d'acquisto dei cittadini al centro dell'agenda pubblica.