Societa' italiana psichiatria: Paese in ritardo su diagnosi e terapia disturbi mentali
La chiusura dei manicomi decretata dalla legge 180 "e' stata un'importante conquista di civilta'". Una rivoluzione di cui "l'Italia puo' essere orgogliosa", ma "non e' il caso di riposare sugli allori" perche' resistono lacune da colmare. Il monito arriva da Mario Maj, presidente eletto dell'Associazione mondiale di psichiatria (Wpa), in occasione di un incontro sui 30 anni dalla legge Basaglia organizzato oggi a Milano dalla Societa' italiana di psichiatria (Sip). Secondo l'esperto, infatti, la Penisola "e' in ritardo rispetto ai Paesi europei piu' evoluti per quanto riguarda la diagnosi precoce e la terapia basata sulle evidenze di tutta la gamma dei disturbi mentali non psicotici (dalle depressioni ai disturbi alimentari)", puntualizza. Non solo. L'Italia e' un passo indietro anche in altri settori: "La pratica delle psicoterapie e degli interventi psicosociali - elenca Maj - la tutela della salute mentale nei bambini e negli adolescenti, l'intervento di formazione ed educazione sul tema nelle scuole; l'intervento nell'ospedale generale per i problemi di salute mentale delle persone ricoverate nei reparti di medicina e chirurgia; la tutela della salute fisica nelle persone con patologie mentali gravi, e gli interventi di sostegno basati sulle evidenze per le famiglie" dei pazienti. Infine, "il 50% dei posti letto per ricoveri psichiatrici a breve termine si trova in strutture private, nelle quali il controllo di qualita' e' spesso inadeguato. Celebrare e difendere la legge 180 e' giusto e importante, ma non e' sufficiente. La tutela della salute mentale nel nostro Paese richiede oggi idee chiare e azioni concrete", avverte lo psichiatra.
Per migliorare l'assistenza psichiatrica in Italia post-legge 180, dunque, gli esperti della Sip dettano una 'ricetta' in 11 punti. Tre in particolare stanno a cuore a Mariano Bassi, presidente della societa' scientifica insieme al collega Alberto Siracusano. Primo, "e' necessario migliorare le attivita' di prevenzione e di diagnosi precoce per avviare un trattamento adeguato fin dall'esordio dei primi sintomi. Da una ricerca condotta a Bologna, la mia citta', emerge infatti che l'eta' media dei pazienti psicotici al primo contatto con l'esperto e' intorno ai 36-37 anni".
A monte c'e' quindi una lunga 'odissea' di sofferenza taciuta.
Secondo punto, "e' fondamentale tutelare con piu' attenzione la salute fisica delle persone affette da disturbi mentali gravi e persistenti", prosegue Bassi. Ricordando che "malattie cardiovascolari e metaboliche, obesita' e osteoporosi sono molto piu' diffuse tra i pazienti mentali gravi". Da qui l'urgenza di un rapporto piu' stretto tra psichiatria e medicina generale. Nonche' la necessita', terzo punto, di valorizzare il ruolo dei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura ospedalieri.
"Se sono moderni e ben strutturati, e non relegati" a nuovi 'ghetti', rappresentano "un elemento di grande civilta'", dice Bassi.
Per gli esperti Sip e' inoltre indispensabile garantire ai malati psichiatrici forme di residenzialita' su misura, con diversi livelli di protezione e durata della permanenza. "Oggi il pericolo e' infatti quello di creare un nuovo circuito separato" dagli altri ambiti assistenziali e "a rischio di stigma", e' il monito di Luigi Ferrannini, segretario nazionale Sip. Che punta l'accento anche sul diritto alle cure dei detenuti e sull'opportunita' di superare gli ospedali psichiatrici giudiziari, individuando forme di recupero alternative. Ancora molto lavoro da fare, insomma. "E da pianificare coinvolgendo maggiormente il mondo accademico - conclude Eugenio Aguglia, past president Sip - L'universita', con le Scuole di specializzazione e i corsi di formazione, puo' garantire aggiornamento costante a tutti gli attori del sistema".
Per migliorare l'assistenza psichiatrica in Italia post-legge 180, dunque, gli esperti della Sip dettano una 'ricetta' in 11 punti. Tre in particolare stanno a cuore a Mariano Bassi, presidente della societa' scientifica insieme al collega Alberto Siracusano. Primo, "e' necessario migliorare le attivita' di prevenzione e di diagnosi precoce per avviare un trattamento adeguato fin dall'esordio dei primi sintomi. Da una ricerca condotta a Bologna, la mia citta', emerge infatti che l'eta' media dei pazienti psicotici al primo contatto con l'esperto e' intorno ai 36-37 anni".
A monte c'e' quindi una lunga 'odissea' di sofferenza taciuta.
Secondo punto, "e' fondamentale tutelare con piu' attenzione la salute fisica delle persone affette da disturbi mentali gravi e persistenti", prosegue Bassi. Ricordando che "malattie cardiovascolari e metaboliche, obesita' e osteoporosi sono molto piu' diffuse tra i pazienti mentali gravi". Da qui l'urgenza di un rapporto piu' stretto tra psichiatria e medicina generale. Nonche' la necessita', terzo punto, di valorizzare il ruolo dei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura ospedalieri.
"Se sono moderni e ben strutturati, e non relegati" a nuovi 'ghetti', rappresentano "un elemento di grande civilta'", dice Bassi.
Per gli esperti Sip e' inoltre indispensabile garantire ai malati psichiatrici forme di residenzialita' su misura, con diversi livelli di protezione e durata della permanenza. "Oggi il pericolo e' infatti quello di creare un nuovo circuito separato" dagli altri ambiti assistenziali e "a rischio di stigma", e' il monito di Luigi Ferrannini, segretario nazionale Sip. Che punta l'accento anche sul diritto alle cure dei detenuti e sull'opportunita' di superare gli ospedali psichiatrici giudiziari, individuando forme di recupero alternative. Ancora molto lavoro da fare, insomma. "E da pianificare coinvolgendo maggiormente il mondo accademico - conclude Eugenio Aguglia, past president Sip - L'universita', con le Scuole di specializzazione e i corsi di formazione, puo' garantire aggiornamento costante a tutti gli attori del sistema".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti