Domenica 7 giugno 2026
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Sondaggio: 80% dei medici cardiologi per il testamento biologico, 50% disposti a interrompere cure

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Otto cardiologi su dieci sono favorevoli al testamento biologico. E indicano in primo luogo nella famiglia e poi nel notaio le figure di riferimento alle quali affidarlo. Un cardiologo su due, inoltre, se ci fosse una legge sull'eutanasia, sarebbe disposto a interrompere le terapie cardiologiche a un malato senza piu' speranze. Lo rivela un sondaggio condotto al 69esimo Congresso della Societa' italiana di cardiologia a Roma e realizzato dalla Sic con il sostegno di Datanalysis.

"Sono interessanti i risultati del questionario distribuito durante il Congresso - commenta Francesco Fedele, presidente Sic - Meritano una riflessione, in particolare, alcuni dati emersi. In primo luogo le risposte sull'eutanasia. La meta' dei cardiologi che ha risposto al questionario si e' dichiarata disposta a interrompere le cure a un malato senza piu' speranze qualora ci fosse una legge sull'eutanasia".

"Un dato che deve far riflettere - rileva Fedele - Ma non si faccia confusione: i cardiologi non parlano di 'staccare la spina', cioe' di compiere un atto attivo, bensi' di accompagnare il paziente fino al termine della vita senza alcun intervento di accanimento terapeutico". Per quanto riguarda il testamento biologico, la stragrande maggioranza dei cardiologi si dichiara favorevole.
 
"Sorprende che i cardiologi identifichino nella famiglia e nel notaio le figure di riferimento alle quali affidare il proprio testamento, mentre il medico di fiducia raccoglie consensi minori (16,3%) - dice ancora Fedele - E' importante, inoltre, che 64 cardiologi su 100 denuncino 'l'invasione di campo' da parte di specialisti non cardiologi nella cura del cuore.
Si fa riferimento per fermare questa tendenza alle societa' scientifiche, che quindi vengono ad assumere una grande responsabilita' in questo campo'.

Tornando ai temi bioetici, i cardiologi contrari al testamento biologico - davvero pochi in verita' (10,4%) - dicono che essenzialmente si tratta di un problema che non riguarda il cardiologo (80%). Quanto all'interruzione delle cure, un certo numero di specialisti riferisce di non essere assolutamente disponibile (22,8%) a farlo, altri (14,7%) non sanno rispondere e alcuni (8,5%) sottolineano che si tratta di un problema che non riguarda il cardiologo.
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