Sostituito Barragan, aveva definito il caso Englaro un assassinio
Cambia il presidente di uno dei dicasteri piu' importanti della Santa Sede, quel Pontificio consiglio per gli operatori sanitari e per la Pastorale della salute che esprime la linea vaticana su questioni come la vita e la morte, l'eutanasia, l'aborto e i contraccettivi.
Ad andarsene, ufficialmente per raggiunti limiti di eta', e' il cardinale messicano Javier Lozano Barragan, alfiere della battaglia su Eluana Englaro fino a definire ripetutamente un 'assassinio' la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione chiesta dal padre e infine disposta dalla magistratura. Giudizio ritenuto sopra le righe all'interno stesso della curia, e tali da indurre Beppino Englaro a minacciare azioni legali per calunnia e diffamazione. Lascera' il posto ad un teologo polacco per 20 anni collaboratore di Joseph Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede. L'abbandono di Barragan non e' propriamente una sorpresa, visto che il porporato ha compiuto 76 anni lo scorso 26 gennaio.
Di norma i cardinali vanno 'in pensione' a 75, ma non e' raro che siano loro concesse proroghe di qualche anno. Per questo molti, dentro e fuori i sacri palazzi, hanno letto nella sua rinuncia, anticipata dalle ormai solite 'autorevoli indiscrezioni', la volonta' di cambiare strada, o quanto meno stile.
Il diretto interessato e' fuori citta' e non rilascia commenti, ma di un suo imminente abbandono non ha mai parlato pubblicamente.
Alcune delle affermazioni di Barragan hanno lasciato il segno. 'Serve certezza sulla morte cerebrale', aveva detto nel settembre 2008, affrettandosi poi a precisare che il Vaticano non ne rimetteva in discussione la definizione, pur auspicando 'ulteriori certezze'. 'Chiunque impedisce l'alimentazione e l'idratazione a una persona ammalata la sta ammazzando' - tuono' poi piu' volte sul caso di Eluana Englaro - e, anche, sospendere l'idratazione e l'alimentazione in un paziente in stato vegetativo e' 'una mostruosita' disumana e un assassinio'. Fu lui, ancora, a mettere in guardia Barack Obama, allora presidente eletto degli Stati Uniti, dall'incoraggiare la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Condanno' con parole dure l'introduzione in Italia della pillola del giorno dopo, l' Ru486, denuncio' i 'troppi neonati lasciati morire'. Defini' poi 'inaccettabile' una legge sul testamento biologico che introducesse forme di 'eutanasia mascherata'.
Al posto di Barragan arriva ora mons.Zygmunt Zimowski, 60 anni, terzo polacco ai vertici della curia romana dopo il presidente del Consiglio per i laici, Stanislaw Rylko e il prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica, card.
Zenon Grocholewski. Finora vescovo di Radom, in Polonia, Zimowski e' stato stretto collaboratore di Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede per quasi 20 anni.
Vicinanza che potra' probabilmente garantire una comunicazione piu' condivisa su temi sensibili come quelli inerenti alla bioetica ma che di certo non comportera' un cambiamento radicale di linea della Santa Sede su questi argomenti.
Ad andarsene, ufficialmente per raggiunti limiti di eta', e' il cardinale messicano Javier Lozano Barragan, alfiere della battaglia su Eluana Englaro fino a definire ripetutamente un 'assassinio' la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione chiesta dal padre e infine disposta dalla magistratura. Giudizio ritenuto sopra le righe all'interno stesso della curia, e tali da indurre Beppino Englaro a minacciare azioni legali per calunnia e diffamazione. Lascera' il posto ad un teologo polacco per 20 anni collaboratore di Joseph Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede. L'abbandono di Barragan non e' propriamente una sorpresa, visto che il porporato ha compiuto 76 anni lo scorso 26 gennaio.
Di norma i cardinali vanno 'in pensione' a 75, ma non e' raro che siano loro concesse proroghe di qualche anno. Per questo molti, dentro e fuori i sacri palazzi, hanno letto nella sua rinuncia, anticipata dalle ormai solite 'autorevoli indiscrezioni', la volonta' di cambiare strada, o quanto meno stile.
Il diretto interessato e' fuori citta' e non rilascia commenti, ma di un suo imminente abbandono non ha mai parlato pubblicamente.
Alcune delle affermazioni di Barragan hanno lasciato il segno. 'Serve certezza sulla morte cerebrale', aveva detto nel settembre 2008, affrettandosi poi a precisare che il Vaticano non ne rimetteva in discussione la definizione, pur auspicando 'ulteriori certezze'. 'Chiunque impedisce l'alimentazione e l'idratazione a una persona ammalata la sta ammazzando' - tuono' poi piu' volte sul caso di Eluana Englaro - e, anche, sospendere l'idratazione e l'alimentazione in un paziente in stato vegetativo e' 'una mostruosita' disumana e un assassinio'. Fu lui, ancora, a mettere in guardia Barack Obama, allora presidente eletto degli Stati Uniti, dall'incoraggiare la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Condanno' con parole dure l'introduzione in Italia della pillola del giorno dopo, l' Ru486, denuncio' i 'troppi neonati lasciati morire'. Defini' poi 'inaccettabile' una legge sul testamento biologico che introducesse forme di 'eutanasia mascherata'.
Al posto di Barragan arriva ora mons.Zygmunt Zimowski, 60 anni, terzo polacco ai vertici della curia romana dopo il presidente del Consiglio per i laici, Stanislaw Rylko e il prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica, card.
Zenon Grocholewski. Finora vescovo di Radom, in Polonia, Zimowski e' stato stretto collaboratore di Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede per quasi 20 anni.
Vicinanza che potra' probabilmente garantire una comunicazione piu' condivisa su temi sensibili come quelli inerenti alla bioetica ma che di certo non comportera' un cambiamento radicale di linea della Santa Sede su questi argomenti.
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