Spaccio droghe e immigrati. Interrogazione M5S
Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: Il Gazzettino del 2 luglio 2015 riporta la denuncia del Coisp, sindacato di polizia, secondo cui tra i profughi dell'emergenza continua ci sarebbero anche spacciatori di droga senza scrupoli. Secondo il sindacato l`escamotage che consente agli spacciatori di «rientrare» tra i migranti avviene al momento dell'identificazione; quando infatti i migranti vengono portati nelle questure, la maggior parte di loro si rifiuta di essere fotosegnalata: molti non vogliono lasciare le proprie impronte digitali. Allora vengono denunciati e rilasciati. E di questo meccanismo c`è chi approfitta; secondo le dichiarazioni del Coisp «Camminano sulle nostre strade liberi e in mezzo a loro, a quelli senza un nome, ci sono anche gli spacciatori. I venditori di morte espulsi dall'Italia con un decreto prefettizio, dopo essere già stati arrestati per spaccio in una delle nostre città. Vogliono rientrare in Italia per proseguire la redditizia attività dello spaccio, capace di fruttare a un semplice pusher quasi mille euro al giorno. In fondo basta vendere venti grammi di droga in meno di ventiquattro ore ai clienti italiani, pronti a comprarsi ogni tipo di sballo dall'hashish alla cocaina. L'obiettivo di uno spacciatore è restare in Italia almeno cinque anni, nei quali riesce a racimolare quasi 300 mila euro al netto delle spese. In conto mettono qualche mese di carcere e gli avvocati. In fondo sanno che in Italia più di tanto non rischiano, spesso intercettati dalle forze di polizia i pusher al telefono cellulare si sono lasciati sfuggire «Qui in Italia non ci fanno niente, ti arrestano e ti liberano».
E allora perché non tornarci in Italia anche attraversando il mare in mezzo ai profughi? E così gli spacciatori tunisini e nigeriani si mimetizzano tra chi soffre veramente, tra chi scappa da una guerra, e lo fanno per continuare a spacciare e diventare ricchi. I tunisini ad esempio mandano i soldi a casa dove acquistano immobili o investono il denaro nei villaggi turistici. Con i soldi della droga diventano imprenditori. Per risparmiare mangiano per strada e dormono in abitazione diroccate»; il segretario provinciale su Padova del sindacato di polizia Coisp, Fausto Fanelli, dichiara «Non hanno nulla da perdere e qui in Italia producono con lo spaccio montagne di soldi. Ed è per questo che quelli espulsi rientrano in mezzo ai profughi». E l`escamotage per aggirare la legge italiana è di una banalità stravolgente. Lo spacciatore, in questura in mezzo ai profughi, come di solito fanno i siriani e i somali, si rifiuta di sottoporsi al fotosegnalamento e alla presa delle impronte digitali. Ma soprattutto dà false generalità. A questo punto i poliziotti sono costretti a denunciarlo e a liberarlo. E lui se ne torna in strada a rivendere l'ampia gamma di droga richiesta dal mercato e a gonfiare le sue tasche di denaro. Certo non sempre gli va bene, perché se ad esempio ricapita in una questura dove è già stato arrestato gli agenti lo riconoscono e lo bloccano. Ma nella maggior parte dei casi il trucco funziona. E se c`è lo spacciatore che rientra in Italia in mezzo ai profughi, ci sono anche diversi profughi che diventano pusher per fame. I galoppini sono abili nel muoversi in bicicletta e a spacciare per avere garantito da un connazionale, legato a filo diretto con la criminalità organizzata, vitto e alloggio.
Se sia al corrente dei fatti sopra descritti e quali iniziative intenda adottare per ovviare al problema della mancata fotosegnalazione (e delle false generalità) che di fatto innesca l`iter della denuncia, ma senza reali conseguenze, se non il rilascio, consentendo di fatto al «malintenzionato» di restare sul territorio italiano e di tornare indisturbato alla sua «attività».
Marco Brugnerotto. deputato M5s
Federuci D.Inca' deputato M5s
Cosimo Petraroli, deputato M5S
E allora perché non tornarci in Italia anche attraversando il mare in mezzo ai profughi? E così gli spacciatori tunisini e nigeriani si mimetizzano tra chi soffre veramente, tra chi scappa da una guerra, e lo fanno per continuare a spacciare e diventare ricchi. I tunisini ad esempio mandano i soldi a casa dove acquistano immobili o investono il denaro nei villaggi turistici. Con i soldi della droga diventano imprenditori. Per risparmiare mangiano per strada e dormono in abitazione diroccate»; il segretario provinciale su Padova del sindacato di polizia Coisp, Fausto Fanelli, dichiara «Non hanno nulla da perdere e qui in Italia producono con lo spaccio montagne di soldi. Ed è per questo che quelli espulsi rientrano in mezzo ai profughi». E l`escamotage per aggirare la legge italiana è di una banalità stravolgente. Lo spacciatore, in questura in mezzo ai profughi, come di solito fanno i siriani e i somali, si rifiuta di sottoporsi al fotosegnalamento e alla presa delle impronte digitali. Ma soprattutto dà false generalità. A questo punto i poliziotti sono costretti a denunciarlo e a liberarlo. E lui se ne torna in strada a rivendere l'ampia gamma di droga richiesta dal mercato e a gonfiare le sue tasche di denaro. Certo non sempre gli va bene, perché se ad esempio ricapita in una questura dove è già stato arrestato gli agenti lo riconoscono e lo bloccano. Ma nella maggior parte dei casi il trucco funziona. E se c`è lo spacciatore che rientra in Italia in mezzo ai profughi, ci sono anche diversi profughi che diventano pusher per fame. I galoppini sono abili nel muoversi in bicicletta e a spacciare per avere garantito da un connazionale, legato a filo diretto con la criminalità organizzata, vitto e alloggio.
Se sia al corrente dei fatti sopra descritti e quali iniziative intenda adottare per ovviare al problema della mancata fotosegnalazione (e delle false generalità) che di fatto innesca l`iter della denuncia, ma senza reali conseguenze, se non il rilascio, consentendo di fatto al «malintenzionato» di restare sul territorio italiano e di tornare indisturbato alla sua «attività».
Marco Brugnerotto. deputato M5s
Federuci D.Inca' deputato M5s
Cosimo Petraroli, deputato M5S
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