Domenica 7 giugno 2026
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Spagna. Chaves: Vaticano ha deciso all'ultimo momento trasferimento di Echevarria in ospedale pubblico

U.E. - SPAGNA
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La morte di Inmaculada Echevarria, la 51enne tetraplegica cui è stato staccato ieri il respiratore, non è un caso di eutanasia: lo ha affermato il presidente della Comunità Autonoma (regione) spagnola dell'Andalusia, Manuel Chaves, il cui governo aveva autorizzato la procedura.

Chaves, come riporta il quotidiano spagnolo El Mundo, ha poi precisato che il trasferimento della paziente dalla clinica San Rafael -dove era ricoverata da dieci anni- a un ospedale pubblico è stato deciso all'ultimo momento non dall'ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, proprietario del nosocomio, ma "da Roma, dal Vaticano".

"Non era eutanasia, e la prova è che né il Comitato Etico né il Consiglio Consultivo l'hanno considerata tale, ma come una richiesta conforme alla Legge sui Diritti del Malato, che è una legge nazionale e non regionale", ha spiegato Chaves in un'intervista rilasciata alla rete televisiva Antena 3.

Il presidente della regione ha tuttavia ringraziato l'Ordine di San Giovanni di Dio per il lavoro svolto, sottolineando come "fin dal primo momento avessero dato la loro autorizzazione perché il distacco del respiratore venisse effettuato nel loro ospedale": "Così ci avevano detto, credo semplicemente che vi sia stato un cambiamento di decisione non dipendente dall'Ordine, ma da Roma, dal Vaticano".

Il Consiglio Consultivo della Comunità Autonoma dell'Andalusia (da cui dipende la sanità regionale), aveva infatti stabilito che la richiesta della paziente era un "rifiuto della terapia", un diritto riconosciuto dalla legge.
In una lettera inviata all'Associazione per il Diritto a morire degnamente(Dmd), Echevarria aveva chiesto aiuto per mettere fine alle sue sofferenze. "Sono stanca di dover vivere in questo modo e di dover dipendere da tutti: voglio un'iniezione che fermi il mio cuore, una morte degna e senza dolore", aveva dichiarato a El Pais. La Dmd sottolineava come non vi fossero difficoltà operative, dato che "la limitazione dello sforzo terapeutico" è una procedura "convenzionale ed accettata dai medici": basterebbe somministrare un sonnifero e poi staccare il respiratore, "serve solo che a un certo momento un medico dica: basta".

"La mia vita non ha più senso, non ho neanche la forza di respirare da sola: ma nessuno si intrometta nella mia vita, sono libera e in pieno possesso delle mie facoltà mentali", aveva continuato Inma: "Ogni giorno rappresenta un dolore maggiore, una solitudine più profonda, un silenzio più grande, un'oppressione più insopportabile: mettetevi al mio posto -chiedeva la donna rivolgendosi alle autorità- se avessero una madre o un figlio nelle mie condizioni, che cosa farebbero? Lo lascerebbero soffrire? Parlare è facile, ma sopportare tutto questo... nessuno sa cosa vuol dire".
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