Giovedì 4 giugno 2026
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Spagna. Juan del Rio: "diritto a morire degnamente" e' espressione che contamina il linguaggio

U.E. - SPAGNA
Notizia ·
Juan del Rio, vescovo della diocesi di Asidonia-Jerez, sostiene che l'espressione "diritto a morire degnamente", come viene usata "dagli apologeti dell'eutanasia", contamina il linguaggio colloquiale e persino quello giornalistico. In un articolo per Europa Press, spiega che si tratta di una perfidia giacche' implica, per logica, che le persone decise a sopportare il dolore o i disagi fisici muoiano in modo indegno. In questo caso, aggiunge, "potremmo rispondere invocando il buon senso", visto che la medicina palliativa "ci informa che le suppliche dei malati di farla finita con la loro vita sono quasi sempre richieste di assistenza ed affetto; indicano semplicemente la necessita' di un aiuto umano". Ha spiegato che se si sostituisce la paura con la sicurezza, l'abbandono con la compagnia, il dolore con il suo sollievo, l'impossibilita' con la speranza, l'accanimento terapeutico con il controllo dei sintomi, e se si aiuta il malato a risolvere i suoi problemi con Dio, con se stesso e con gli altri "e' praticamente certo che si dimentichera' dell'eutanasia". Quindi, per il vescovo, "procurare la morte di un malato terminale per rispetto della sua liberta' e', nella maggioranza dei casi, rispondere con la morte a una grido d'aiuto per continuare a vivere". Ha aggiunto: "Sanz Ortiz dice che la medicina palliativa e' il complemento della medicina curativa e costituisce l'atmosfera o l'ambiente che deve caratterizzare ogni attivita' sanitaria", e "il vero fallimento sarebbe ammettere l'eutanasia come soluzione alternativa al sollievo dei sintomi e alla comunicazione, giacche' si fallisce quando programmiamo di togliere la vita a un infermo perche' non sappiamo come migliorare i sintomi ne' come modificare le circostanze personali in cui vive". Secondo lui, e' penoso assistere agli sforzi dei responsabili sanitari e governativi per giustificare una pratica indegna, inumana ed immorale come l'eutanasia. Sarebbe bene invece spingere i professionisti a svolgere la loro missione con piu' umanita'; il che vuol dire solidarieta' con i moribondi, cercare di comunicare con loro, alleviare i sintomi e sostenerli emotivamente. Infine, "tutti possiamo dire che desideriamo morire degnamente e anche che desideriamo vivere degnamente", poiche' la morte e' parte della vita. "Percio' crediamo che la cosa piu' corretta sia vivere degnamente il momento della morte". Un altro concetto: a chi dice di desiderare l'eutanasia per se stesso, sarebbe bene offrirgli un aiuto perche' possa vivere degnamente con il suo grande dolore. Alla domanda se non potremmo, ciascuno di noi, fare di meglio per rendere la vita piu' accettabile, soprattutto ai familiari, il vescovo risponde: "l'affetto, la pazienza, il servizio, i dettagli e un'infinita' di gesti dimostrano come l'amore sia piu' forte della morte e la vera compassione ci rende solidali con il dolore degli altri". "Cosi' sparira' dal nostro orizzonte l'idea di eliminare la persona, la cui sofferenza ci e' insopportabile".
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