Spagna. A Navarra si sperimentano le staminali adulte per il Parkinson
La Clinica Universitaria di Navarra sta sviluppando una linea di ricerca sperimentale basata sulle cellule staminali adulte con capacita' di trasformarsi in neuroni e di integrarsi nel cervello per migliorare le lesioni provocate dal Parkinson.
"La terapia cellulare potrebbe migliorare molto i deficit motori dei pazienti con la malattia di Parkinson", spiega la dottoressa Maria Rosario Luquin, specialista del dipartimento di Neurologia della Clinica Universitaria di Navarra e vicepresidente della Societa' Spagnola di Neurologia (Sen).
Dato che la malattia di Parkinson provoca la degenerazione di un gruppo di cellule, da un punto di vista concettuale il trattamento perfetto sarebbe quello di sostituire quelle cellule che si perdono. "Il grande inconveniente e' incontrare la cellula che riesca a sopravvivere per molto tempo nel cervello, che si integri bene per compiere una serie di funzioni e che non sia rigettata dall'individuo", spiega la specialista.
La dottoressa Luquin, in collaborazione con il dottor Felipe Prosper, responsabile dell'area di Terapia Cellulare, sta realizzando una linea di ricerca sperimentale basata su cellule staminali adulte che abbiamo la capacita' di trasformarsi in neuroni e di integrarsi nel cervello.
La seconda fonte di cellule utilizzate sono quelle carotidee coltivate, e su questo i ricercatori stanno iniziando uno studio su dodici macachi.
"Attualmente stiamo sperimentando due tipi di cellule, le prime sono quelle staminali adulte, provenienti dal midollo osseo. L'obbiettivo e' ottenere neuroni dopaminergici a partire dalle staminali adulte del midollo osseo. Il passo seguente consistera' nel verificare se questi neuroni sono capaci, una volta impiantati nel cervello, di migliorare i sintomi del Parkinson che appaiono negli animali".
"Le linee di ricerca con terapia cellulare non stanno cercando di curare la malattia -spiega la dottoressa Luquin- ma in alcuni pazienti il miglioramento clinico puo' essere meglio rispetto a quello ottenuto con altri tipi di trattamento. Non cureremo la malattia ma e' possibile che possiamo migliorare di molto i deficit motori dei pazienti e anche invertire il decorso della malattia e farla regredire a stadi iniziali. L'obbiettivo e' migliorare la vita ai pazienti, ma fino a quando non sapremo cos'e' all'origine della malattia non potremo curarla".
"La terapia cellulare potrebbe migliorare molto i deficit motori dei pazienti con la malattia di Parkinson", spiega la dottoressa Maria Rosario Luquin, specialista del dipartimento di Neurologia della Clinica Universitaria di Navarra e vicepresidente della Societa' Spagnola di Neurologia (Sen).
Dato che la malattia di Parkinson provoca la degenerazione di un gruppo di cellule, da un punto di vista concettuale il trattamento perfetto sarebbe quello di sostituire quelle cellule che si perdono. "Il grande inconveniente e' incontrare la cellula che riesca a sopravvivere per molto tempo nel cervello, che si integri bene per compiere una serie di funzioni e che non sia rigettata dall'individuo", spiega la specialista.
La dottoressa Luquin, in collaborazione con il dottor Felipe Prosper, responsabile dell'area di Terapia Cellulare, sta realizzando una linea di ricerca sperimentale basata su cellule staminali adulte che abbiamo la capacita' di trasformarsi in neuroni e di integrarsi nel cervello.
La seconda fonte di cellule utilizzate sono quelle carotidee coltivate, e su questo i ricercatori stanno iniziando uno studio su dodici macachi.
"Attualmente stiamo sperimentando due tipi di cellule, le prime sono quelle staminali adulte, provenienti dal midollo osseo. L'obbiettivo e' ottenere neuroni dopaminergici a partire dalle staminali adulte del midollo osseo. Il passo seguente consistera' nel verificare se questi neuroni sono capaci, una volta impiantati nel cervello, di migliorare i sintomi del Parkinson che appaiono negli animali".
"Le linee di ricerca con terapia cellulare non stanno cercando di curare la malattia -spiega la dottoressa Luquin- ma in alcuni pazienti il miglioramento clinico puo' essere meglio rispetto a quello ottenuto con altri tipi di trattamento. Non cureremo la malattia ma e' possibile che possiamo migliorare di molto i deficit motori dei pazienti e anche invertire il decorso della malattia e farla regredire a stadi iniziali. L'obbiettivo e' migliorare la vita ai pazienti, ma fino a quando non sapremo cos'e' all'origine della malattia non potremo curarla".
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