Spagna. Ospedale cattolico accetta di staccare il respiratore ad Echevarria
Morirà, come vuole, con autorizzazione delle autorità locali; e morirà in un istituto religioso Inmaculada Echevarria, immobilizzata in un letto. L'ospedale San Rafael di Granada (Andalusia, sud della Spagna), un centro privato dell'ordine religioso di San Juan de Dios (lo stesso ordine dell'ospedale Fatebenefratelli di Roma), ha accettato di 'staccare la spina' dei macchinari che mantengono in vita Echeverria. Lo ha reso noto oggi la direzione dell'Ospedale che ha così accettato la decisione del Consiglio Consultivo dell'Andalusia, del Comitato Autonomo di Etica della Comunità andalusa e il rispetto alla volontà della paziente dichiarato dal governo regionale.
Echeverria, 51 anni, è nell'ospedale andaluso da 9 anni e si trova costretta a vivere dipendente da un respiratore artificiale; soffre di una delle tante, crudeli forme di distrofia muscolare. Lo scorso ottobre la paziente aveva deciso di rendere pubblica la sua volontà di morire con una conferenza stampa.
A novembre Echeverria aveva effettuato la richiesta ufficiale all'assessorato alla Salute del governo autonomo andaluso. Alla fine di febbraio è arrivata la sentenza del Consiglio Consultivo che si basa sulla Legge di Autonomia del Paziente.
La legislazione spagnola non riconosce infatti il diritto all'eutanasia e proibisce esplicitamente la forma attiva della 'morte dolce', ovvero l'aiuto effettivo per provocare la morte.
Ma la forma passiva indiretta, come è stato considerato il caso di Inmaculada Echeverria, è permessa: la norma consente al paziente di decidere se continuare o interrompere le cure anche se queste lo mantengono in vita.
Secondo gli analisti della stampa spagnola, il caso della donna cinquantunenne potrebbe ora rivelarsi un precedente a favore di una depenalizzazione dell'eutanasia anche nella sua forma attiva.
Al momento il paziente può esprimersi personalmente, e in caso di dubbio è l'esistenza di un 'testamento biologico' a certificare il rifiuto del paziente a terapie che allunghino la vita artificialmente. Ma anche in questi casi, la decisione dipende dalle legislazioni delle varie Comunità Autonome spagnole che possono considerare le indicazioni espresse o scritte come vincolanti, o alla stregua di una mera indicazione.
Per ora Inmaculada ha già espresso la sua personale soddisfazione e il desiderio che "tutto questo finisca quanto prima". E sembra che sia solo questione di settimane. Anche perché è stato riconosciuto a Echeverria il diritto a scegliere la data del suo decesso.
Echeverria, 51 anni, è nell'ospedale andaluso da 9 anni e si trova costretta a vivere dipendente da un respiratore artificiale; soffre di una delle tante, crudeli forme di distrofia muscolare. Lo scorso ottobre la paziente aveva deciso di rendere pubblica la sua volontà di morire con una conferenza stampa.
A novembre Echeverria aveva effettuato la richiesta ufficiale all'assessorato alla Salute del governo autonomo andaluso. Alla fine di febbraio è arrivata la sentenza del Consiglio Consultivo che si basa sulla Legge di Autonomia del Paziente.
La legislazione spagnola non riconosce infatti il diritto all'eutanasia e proibisce esplicitamente la forma attiva della 'morte dolce', ovvero l'aiuto effettivo per provocare la morte.
Ma la forma passiva indiretta, come è stato considerato il caso di Inmaculada Echeverria, è permessa: la norma consente al paziente di decidere se continuare o interrompere le cure anche se queste lo mantengono in vita.
Secondo gli analisti della stampa spagnola, il caso della donna cinquantunenne potrebbe ora rivelarsi un precedente a favore di una depenalizzazione dell'eutanasia anche nella sua forma attiva.
Al momento il paziente può esprimersi personalmente, e in caso di dubbio è l'esistenza di un 'testamento biologico' a certificare il rifiuto del paziente a terapie che allunghino la vita artificialmente. Ma anche in questi casi, la decisione dipende dalle legislazioni delle varie Comunità Autonome spagnole che possono considerare le indicazioni espresse o scritte come vincolanti, o alla stregua di una mera indicazione.
Per ora Inmaculada ha già espresso la sua personale soddisfazione e il desiderio che "tutto questo finisca quanto prima". E sembra che sia solo questione di settimane. Anche perché è stato riconosciuto a Echeverria il diritto a scegliere la data del suo decesso.
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