Spagna. Primo intervento chirurgico con cellule staminali sull'anca
All'USP Hospital San José di Madrid e' stato realizzato un intervento pionieristico in Spagna, che sfrutta cellule staminali adulte autologhe (ricavate dal paziente) per riparare una frattura nella protesi dell'anca di una donna in eta' avanzata. Inoltre, e' la prima volta che a Madrid si applica la stessa tecnica per trattare una necrosi vascolare dell'anca di un paziente giovane. I responsabili delle due operazioni sono Angel Villamor e Manuel Villanueva.
In ambedue i casi le cellule staminali adulte vengono estratte nello stesso momento in cui si opera chirurgicamente, attraverso un metodo innovativo che permette di separarle in 15 minuti senza intaccare la barriera sterile, eliminando cosi' il rischio d'infezione, per poi iniettarle nel paziente. Riguardo alla frattura dell'anca, l'applicazione di staminali si dimostra un'alternativa ben poco invasiva rispetto all'operazione chirurgica, che comporterebbe una pofonda incisione per estrarre la vecchia protesi e sostituirla con una di dimensioni maggiori. Senza contare che la persona e' anziana e ci sarebbe voluta una convalescenza di tre o quattro mesi. In questo modo, i tempi di recupero dovrebbero essere dimezzati. Nel secondo caso, si tratta d'iniettare un concentrato di cellule staminali adulte autologhe nella parte necrotizzata del femore e favorire cosi' la rivascolarizzazione e la rigenerazione del tessuto osseo. L'intento e' di evitare la protesi a un paziente giovane, e i prevedibili inconvenienti futuri.
In ambedue i casi le cellule staminali adulte vengono estratte nello stesso momento in cui si opera chirurgicamente, attraverso un metodo innovativo che permette di separarle in 15 minuti senza intaccare la barriera sterile, eliminando cosi' il rischio d'infezione, per poi iniettarle nel paziente. Riguardo alla frattura dell'anca, l'applicazione di staminali si dimostra un'alternativa ben poco invasiva rispetto all'operazione chirurgica, che comporterebbe una pofonda incisione per estrarre la vecchia protesi e sostituirla con una di dimensioni maggiori. Senza contare che la persona e' anziana e ci sarebbe voluta una convalescenza di tre o quattro mesi. In questo modo, i tempi di recupero dovrebbero essere dimezzati. Nel secondo caso, si tratta d'iniettare un concentrato di cellule staminali adulte autologhe nella parte necrotizzata del femore e favorire cosi' la rivascolarizzazione e la rigenerazione del tessuto osseo. L'intento e' di evitare la protesi a un paziente giovane, e i prevedibili inconvenienti futuri.
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