Spagna. Terapia cellulare contro il Parkinson
Gurutz Linazasoro, direttore del Centro di ricerca sul Parkinson del policlinico Gipuzkoa: "Le cellule staminali e la nanotecnologia rappresentano la terza rivoluzione nel trattamento del Parkinson".
All'intervistatore che gli fa osservare quanto appaia ancora lungo il cammino delle cellule staminali, risponde: "E' probabile che ci vogliano molti anni di studi per ottenere cio' che auspichiamo, ossia che, partendo da una cellula staminale embrionale o adulta, si possano ottenere neuroni dopaminergici adatti ad essere trasferiti a un paziente, con tutte le garanzie di sicurezza necessarie. Sarebbe la cura del Parkinson".
Pero' bisognerebbe inserire le cellule nel cervello.
"Sì, ma tecnicamente e' piu' facile dell'intervento volto a collocare degli stimolatori. Le cellule staminali non solo si utilizzerebbero per essere trapiantate; potrebbero costituire un veicolo ideale per introdurre nel cervello un gene capace di sostituire le cellule mancanti e produrre dopamina e altre sostanze. D'altro canto, lo sviluppo delle tecniche di trasferimento nucleare, quella che impropriamente chiamiamo clonazione terapeutica, permettera' di produrre del materiale per studiare malattie ed elaborare nuovi farmaci".
La ricerca sulle possibilita' delle cellule staminali e' un mondo che sta per scoprire.
"Sì, ma affinché tutto cio' possa andare avanti occorre la collaborazione tra gruppi di ricerca e la partecipazione dei pazienti".
Ricerca che si sta facendo anche nel Paese Basco
"In effetti, il Parkinson sta accomunando varie aziende di ricerca e sviluppo (I+D) su progetti comuni. E' quello a cui puntiamo per far sì che nel Paese Basco si raggiunga una sperimentazione di qualita' e di riferimento intorno al Parkinson. L'idea e' di creare un grande centro scientifico, dove sviluppare ricerca clinica -cosa che per altro stiamo facendo gia' da un po' di tempo in collaborazione con UPV e alcune societa' di biotecnologia-, ma anche ricerca di base con l'apporto di varie fondazioni. E' un progetto fattibile. alcuni esperimenti sono in marcia."
L'altro aspetto, il coinvolgimento dei pazienti. Sembra che la volonta' ci sia, stando ai risultati di un'indagine europea
"I dati sono interessanti. Sono stati distribuiti 17.410 questionari a pazienti e personale medico di 21 Paesi dell'Unione Europea. Ha risposto il 32% del campione, che e' una quota alta. Tra i dati emersi, spicca quel 75% che non rifiuterebbe un trapianto cellulare derivato da staminali embrionali; una percentuale che raggiunge l'81% nel caso di un farmaco elaborato a partire da studi su questo tipo di cellule. In definitiva, dal sondaggio emerge che la maggioranza dei pazienti manifesta l'intenzione di partecipare piu' attivamente al dibattito sulla ricerca con le cellule staminali, e sarebbe disposta ad utilizzare rimedi derivati dalle ricerche con le staminali embrionali".
All'intervistatore che gli fa osservare quanto appaia ancora lungo il cammino delle cellule staminali, risponde: "E' probabile che ci vogliano molti anni di studi per ottenere cio' che auspichiamo, ossia che, partendo da una cellula staminale embrionale o adulta, si possano ottenere neuroni dopaminergici adatti ad essere trasferiti a un paziente, con tutte le garanzie di sicurezza necessarie. Sarebbe la cura del Parkinson".
Pero' bisognerebbe inserire le cellule nel cervello.
"Sì, ma tecnicamente e' piu' facile dell'intervento volto a collocare degli stimolatori. Le cellule staminali non solo si utilizzerebbero per essere trapiantate; potrebbero costituire un veicolo ideale per introdurre nel cervello un gene capace di sostituire le cellule mancanti e produrre dopamina e altre sostanze. D'altro canto, lo sviluppo delle tecniche di trasferimento nucleare, quella che impropriamente chiamiamo clonazione terapeutica, permettera' di produrre del materiale per studiare malattie ed elaborare nuovi farmaci".
La ricerca sulle possibilita' delle cellule staminali e' un mondo che sta per scoprire.
"Sì, ma affinché tutto cio' possa andare avanti occorre la collaborazione tra gruppi di ricerca e la partecipazione dei pazienti".
Ricerca che si sta facendo anche nel Paese Basco
"In effetti, il Parkinson sta accomunando varie aziende di ricerca e sviluppo (I+D) su progetti comuni. E' quello a cui puntiamo per far sì che nel Paese Basco si raggiunga una sperimentazione di qualita' e di riferimento intorno al Parkinson. L'idea e' di creare un grande centro scientifico, dove sviluppare ricerca clinica -cosa che per altro stiamo facendo gia' da un po' di tempo in collaborazione con UPV e alcune societa' di biotecnologia-, ma anche ricerca di base con l'apporto di varie fondazioni. E' un progetto fattibile. alcuni esperimenti sono in marcia."
L'altro aspetto, il coinvolgimento dei pazienti. Sembra che la volonta' ci sia, stando ai risultati di un'indagine europea
"I dati sono interessanti. Sono stati distribuiti 17.410 questionari a pazienti e personale medico di 21 Paesi dell'Unione Europea. Ha risposto il 32% del campione, che e' una quota alta. Tra i dati emersi, spicca quel 75% che non rifiuterebbe un trapianto cellulare derivato da staminali embrionali; una percentuale che raggiunge l'81% nel caso di un farmaco elaborato a partire da studi su questo tipo di cellule. In definitiva, dal sondaggio emerge che la maggioranza dei pazienti manifesta l'intenzione di partecipare piu' attivamente al dibattito sulla ricerca con le cellule staminali, e sarebbe disposta ad utilizzare rimedi derivati dalle ricerche con le staminali embrionali".
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