Spagna. Tre persone hanno aiutato Medeleine Zeffa a morire?
Il caso di Madeleine Zeffa Biver torna a scuotere le coscienze in Spagna sul tema della depenalizzazione dell'eutanasia. La donna era stata E ci si chiede che conseguenze avrà stavolta l'indagine in corso sul suicidio della sessantanovenne di origine francese che ha deciso di togliersi la vita per la progressiva paralisi a cui la stava costringendo l'incurabile Sclerosi amiotrofica laterale che l'aveva colpita.
Il dilemma delle coscienze in Spagna nasce dalla supposta presenza di tre persone durante la morte di Madeleine nella sua residenza di Alicante (Catalogna; nord-est della Spagna). Una situazione che il figlio della donna, Domingo Biver, non accetta.
Perché, sebbene affermi di comprendere la decisione della madre, non riesce ad ammettere che alcune persone possano essere state presenti al suicidio senza aver fatto nulla per impedire la morte della madre.
L'associazione a cui era iscritta Madeleine Zeffa e che le ha fornito appoggio psicologico e informativo, Diritto ad una Morte Dignitosa (Dmd) si è rifiutata oggi di fare qualsiasi dichiarazione. Ma la stampa spagnola assicura che sono stati i membri di Dmd ad aiutare Madeleine, anche spiegando che tipo di cocktail di farmaci avrebbe reso la sua "autoliberazione", come viene definita l'eutanasia dall'associazione, praticamente indolore.
Alcuni media iberici vanno oltre e raccolgono altre indiscrezioni, secondo cui i tre supposti partecipanti non erano tutti della Dmd: il terzo sarebbe stato un giornalista del quotidiano El Pais (giornale progressista vicino ai socialisti).
Ed è stata proprio la testata spagnola a portare alla ribalta il caso di Madeleine. Secondo il giornale, la suicida aveva già scritto una lettera a El Pais esprimendo il desiderio che la sua morte potesse servire a tutti gli altri malati terminali a cui non viene riconosciuto il diritto ad una morte dignitosa.
Il giornale spagnolo ha intrapreso, in seguito alla morte della donna, una campagna informativa sull'eutanasia. Il governo socialista ha già fornito una risposta negativa su una possibile depenalizzazione dell'eutanasia per la supposta mancanza di appoggio popolare. Ma El Pais ha contrapposto oggi alla tesi del Psoe i dati di un sondaggio realizzato lo scorso Giugno che rilevavano una percentuale del 72% di spagnoli favorevoli ad un progetto di legge in materia.
Una campagna che ha insospettito dapprima gli ambienti cattolici, che hanno accusato il giornale progressista di voler aprire una breccia in cui il governo possa inserire una legge e giustificarla nella domanda sociale. Altri analisti conservatori leggono nell'iniziativa la necessità di portare in cima all'agenda informativa temi sociali che distraggano l'opinione pubblica. Soprattutto in relazione al dibattito in corso sulla prossima strategia antiterrorista del governo dopo la rottura del processo di pace basco con l'attentato compiuto dall'Eta, l'organizzazione terrorista indipendentista basca, del 30 Dicembre scorso.
Nel frattempo la Dmd si rifiuta anche di commentare temi relativi all'eutanasia che non siano legati al caso di Madeleine. Una decisione che potrebbe essere dovuta alle indagini in corso.
In Spagna l'eutanasia è un tema che ha sollevato grandi discussioni a partire dal caso di Ramon Sampedro, raccontato nel film 'Mar Adentro' di Alejandro Amenabar. Ma anche dal caso del 2006 di Jorge Leon, ribattezzato dai media il 'Sampedro di Valladolid', che chiese l'aiuto di una 'mano amica' che sostenesse un bicchiere con una pozione a base di cianuro e mettesse fine alle sofferenze dovute alla paralisi quasi totale che affliggeva il suo corpo.
I casi in questione si differenziano da quello di Madeleine, che avrebbe potuto assumere il 'cocktail' letale anche senza aiuti esterni, godendo ancora di una relativa mobilità. E la Dmd aveva già dichiarato, in seguito al caso di Jorge Leon, che la richiesta al mondo della politica si è ridotta alla necessità che l'aiuto prestato ai malati terminali non presenti il rischio per familiari e volontari di strascichi giudiziari. Infatti, secondo i membri dell'associazione pro-eutanasia, in Spagna si starebbe già vivendo una situazione di relativa accettazione dell'eutanasia e la sua pratica sarebbe ormai comune, anche per la rapidità con cui in genere vengono archiviate le inchieste sui decessi sospetti.
Il dilemma delle coscienze in Spagna nasce dalla supposta presenza di tre persone durante la morte di Madeleine nella sua residenza di Alicante (Catalogna; nord-est della Spagna). Una situazione che il figlio della donna, Domingo Biver, non accetta.
Perché, sebbene affermi di comprendere la decisione della madre, non riesce ad ammettere che alcune persone possano essere state presenti al suicidio senza aver fatto nulla per impedire la morte della madre.
L'associazione a cui era iscritta Madeleine Zeffa e che le ha fornito appoggio psicologico e informativo, Diritto ad una Morte Dignitosa (Dmd) si è rifiutata oggi di fare qualsiasi dichiarazione. Ma la stampa spagnola assicura che sono stati i membri di Dmd ad aiutare Madeleine, anche spiegando che tipo di cocktail di farmaci avrebbe reso la sua "autoliberazione", come viene definita l'eutanasia dall'associazione, praticamente indolore.
Alcuni media iberici vanno oltre e raccolgono altre indiscrezioni, secondo cui i tre supposti partecipanti non erano tutti della Dmd: il terzo sarebbe stato un giornalista del quotidiano El Pais (giornale progressista vicino ai socialisti).
Ed è stata proprio la testata spagnola a portare alla ribalta il caso di Madeleine. Secondo il giornale, la suicida aveva già scritto una lettera a El Pais esprimendo il desiderio che la sua morte potesse servire a tutti gli altri malati terminali a cui non viene riconosciuto il diritto ad una morte dignitosa.
Il giornale spagnolo ha intrapreso, in seguito alla morte della donna, una campagna informativa sull'eutanasia. Il governo socialista ha già fornito una risposta negativa su una possibile depenalizzazione dell'eutanasia per la supposta mancanza di appoggio popolare. Ma El Pais ha contrapposto oggi alla tesi del Psoe i dati di un sondaggio realizzato lo scorso Giugno che rilevavano una percentuale del 72% di spagnoli favorevoli ad un progetto di legge in materia.
Una campagna che ha insospettito dapprima gli ambienti cattolici, che hanno accusato il giornale progressista di voler aprire una breccia in cui il governo possa inserire una legge e giustificarla nella domanda sociale. Altri analisti conservatori leggono nell'iniziativa la necessità di portare in cima all'agenda informativa temi sociali che distraggano l'opinione pubblica. Soprattutto in relazione al dibattito in corso sulla prossima strategia antiterrorista del governo dopo la rottura del processo di pace basco con l'attentato compiuto dall'Eta, l'organizzazione terrorista indipendentista basca, del 30 Dicembre scorso.
Nel frattempo la Dmd si rifiuta anche di commentare temi relativi all'eutanasia che non siano legati al caso di Madeleine. Una decisione che potrebbe essere dovuta alle indagini in corso.
In Spagna l'eutanasia è un tema che ha sollevato grandi discussioni a partire dal caso di Ramon Sampedro, raccontato nel film 'Mar Adentro' di Alejandro Amenabar. Ma anche dal caso del 2006 di Jorge Leon, ribattezzato dai media il 'Sampedro di Valladolid', che chiese l'aiuto di una 'mano amica' che sostenesse un bicchiere con una pozione a base di cianuro e mettesse fine alle sofferenze dovute alla paralisi quasi totale che affliggeva il suo corpo.
I casi in questione si differenziano da quello di Madeleine, che avrebbe potuto assumere il 'cocktail' letale anche senza aiuti esterni, godendo ancora di una relativa mobilità. E la Dmd aveva già dichiarato, in seguito al caso di Jorge Leon, che la richiesta al mondo della politica si è ridotta alla necessità che l'aiuto prestato ai malati terminali non presenti il rischio per familiari e volontari di strascichi giudiziari. Infatti, secondo i membri dell'associazione pro-eutanasia, in Spagna si starebbe già vivendo una situazione di relativa accettazione dell'eutanasia e la sua pratica sarebbe ormai comune, anche per la rapidità con cui in genere vengono archiviate le inchieste sui decessi sospetti.
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