SSN. Importante per 86,7%. Censis
Giù le mani dal Servizio sanitario nazionale. Nonostante i suoi difetti, infatti, l'86,7% degli italiani ritiene il Ssn fondamentale per garantire salute e benessere a tutti. E' quanto emerge dal 48esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2014. I problemi però non mancano. L'indagine rivela che le manovre sulla sanità, la spending review e i Piani di rientro nelle regioni in cui sono attivati hanno contributo all'ampliamento delle disparità. Il 50,2% degli italiani è convinto che tali politiche di contenimento abbiano aumentato le disuguaglianze. La spesa sanitaria privata è cresciuta da 29.578 milioni di euro nel 2007 a 31.408 milioni di euro nel 2013, con una dinamica incrementale interrotta solo nell'ultimo anno, presumibilmente per la convergenza di spese di altro tipo sui bilanci di tante famiglie.
Nel nuovo contesto - si legge nel Rapporto - si registra non solo un approfondimento di disuguaglianze antiche, ma anche l'insorgenza di disuguaglianze inedite legate alla nuova geografia dei confini pubblico-privato in sanità, e all'espansione della sanità a pagamento o, per chi non ce la fa, la rinuncia a curarsi e a fare prevenzione. Non è un caso che alla richiesta di indicare i fattori più importanti in caso di malattia di una persona, il 48,1% degli italiani richiama il denaro che si possiede. Più disuguaglianze, quindi, che penalizzano i soggetti più fragili dal punto di vista socioeconomico e che nascono da una erosione di fatto della copertura pubblica, e dalla necessità per i cittadini di ricorrere in misura maggiore all'acquisto di prestazioni nel privato. In ogni caso, il servizio sanitario rimane una istituzione essenziale e non può essere smantellato o ridimensionato drasticamente.
Nel nuovo contesto - si legge nel Rapporto - si registra non solo un approfondimento di disuguaglianze antiche, ma anche l'insorgenza di disuguaglianze inedite legate alla nuova geografia dei confini pubblico-privato in sanità, e all'espansione della sanità a pagamento o, per chi non ce la fa, la rinuncia a curarsi e a fare prevenzione. Non è un caso che alla richiesta di indicare i fattori più importanti in caso di malattia di una persona, il 48,1% degli italiani richiama il denaro che si possiede. Più disuguaglianze, quindi, che penalizzano i soggetti più fragili dal punto di vista socioeconomico e che nascono da una erosione di fatto della copertura pubblica, e dalla necessità per i cittadini di ricorrere in misura maggiore all'acquisto di prestazioni nel privato. In ogni caso, il servizio sanitario rimane una istituzione essenziale e non può essere smantellato o ridimensionato drasticamente.
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