Staminali del cancro modificate per combattere la malattia. Progetto Airc
ddomesticare le staminali cattive dei tumori, modificandole geneticamente per armarle contro la malattia e disinnescare la bomba-cancro dall'interno. Punta su cellule bambine 'ogm', trasformate in pallottole antitumorali killer, uno dei 5 progetti finanziati dall'Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) con 60 milioni di euro in 5 anni grazie ai fondi del 5 per mille. Studi di oncologia molecolare clinica, scelti da una giuria di 18 super-esperti stranieri, che condividono un unico, grande obiettivo finale: formare una nuova generazione di medici-ricercatori capaci di accorciare le distanze tra il banco di laboratorio e il letto del malato. Nei 5 anni 'coperti' dall'Airc, ogni team di scienziati premiato dovra' arrivare ai test sull'uomo.Il progetto sulle staminali anticancro sara' guidato da Alessandro Massimo Gianni della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori (Int) di Milano. Coinvolgera' 16 gruppi di ricerca (9 di area preclinica e 7 clinica), per un totale di 89 'cervelli' (68 preclinici e 21 clinici) distribuiti tra Int, universita' Statale, Irccs-universita' Vita Salute San Raffaele di Milano, Istituto superiore di sanita' di Roma e Istituto Giannina Gaslini di Genova.
L'idea, spiega Gianni oggi nel capoluogo lombardo, durante la presentazione alla stampa dei 5 progetti vincitori, nasce dall'osservazione di un tipico comportamento delle cellule staminali: "Se prendiamo quelle emopoietiche (i precursori delle cellule del sangue) e le reiniettiamo, queste vanno dritte nel midollo osseo. Ma se l'organismo in cui vengono reiniettate ha un cancro, grazie a una capacita' innata (tropismo) le staminali si dirigono anche nel tumore". Sono 'programmate' per concentrarsi nell'area malata, ma una volta arrivate sul posto "non fanno nulla. Anzi, producono sostanze che finiscono per aiutare il cancro" a crescere e a invadere l'organismo.
Ecco dunque il trucco per riuscire a domare queste staminali 'ribelli': "Noi le armiamo contro il cancro", e' la missione di Gianni e colleghi. Utilizzando il principio della terapia genica (introdurre un 'mattoncino' in piu' nel Dna della cellula, attraverso un vettore come un virus neutralizzato), "portiamo le staminali a produrre grandi quantita' di una particolare proteina (Trail) in grado di interagire con recettori presenti su tutte le cellule tumorali". Legandosi a questi 'interruttori', la proteina accende i circuiti che spingono la cellula malata al suicidio (in gergo tecnico apoptosi).
Su animali in cui sono state riprodotte condizioni simili a quelle di un cancro grave con metastasi, i risultati ottenuti sembrano estremamente incoraggianti: "Alcuni animali sono guariti", testimonia Gianni. "Ora - precisa - si tratta di superare gli ostacoli che, in ricerche come queste, separano la fase preclinica da quella sull'uomo.
Ma in 2-3 anni confidiamo di arrivare alla sperimentazione clinica, che in tutto coinvolgera' una ventina di pazienti".
Oltre a Gianni (studi universitari a Milano ed esperienze negli Usa a St. Louis e al Mit di Boston), a guidare i team finanziati dall'Airc sono altri 4 'camici' con alle spalle anni di storia oltreconfine: i torinesi Federico Calligaris-Cappio, Paolo Comoglio e Roberto Foa', e il fiorentino Alessandro Vannucchi.
Rispettivamente, coordineranno progetti con 'regia' alla Fondazione San Raffaele di Milano (135 ricercatori), all'Istituto per la ricerca e la cura del cancro-Ircc di Candiolo, Torino (11 gruppi, 97 scienziati), all'universita' La Sapienza di Roma (6 gruppi, 75 ricercatori) e all'universita' di Firenze (68 giovani). Ma gli studi coinvolgeranno anche altre citta' quali Bergamo, Pavia, Bologna, Modena-Reggio, Perugia.
Il progetto di Calligaris-Cappio si concentra su leucemia linfatica cronica e mieloma multiplo, e parte dal presupposto che "il cancro non e' un assolo bensi' un'orchestra - afferma lo scienziato - dove il direttore (i danni genetici) e' fiancheggiato da tutta una serie di aiutanti, portaborse e sicari" che le cellule tumorali "prendono al laccio, schiavizzano e piegano ai loro voleri". Lo scopo e' quindi "imbrigliare le interazioni tra cellule maligne e microambiente", arrivando a nuove terapie su misura.
"Il nostro progetto e' complementare", fa eco Comoglio che si focalizzera' sul cancro al colon-retto resistente, ma con possibili risvolti anche contro altri tumori. Se il team di Calligaris-Cappio "indentifichera' i suonatori 'stonati' dell'orchestra" che alimenta il cancro, "noi - dice Comoglio - miriamo alla testa del direttore, gli spariamo in mezzo agli occhi". L'ambizione e' cioe' quella di "spegnere la lesione primigenia" alla base del tumore, perche' mettendola in 'off' anche "tutto il resto viene meno". Il bersaglio da colpire sono dunque gli oncogeni, e "l'industria farmaceutica si e' gia' attivata" per annientare quelli gia' noti con nuove molecole.
Foa' sara' invece impegnato a "ridisegnare la diagnosi, l'inquadramento prognostico e la terapia" delle neoplasie linfoidi acute e croniche: "Sono le terze in ordine di frequenza e fra 20 anni si stima saranno le prime", avverte. Infine Vannucchi, con 7 gruppi di ricerca in tutto, cerchera' di identificare nuovi bersagli terapeutici nei tumori mieloidi: "Malattie che in oncologia vengono ritenute un po' le 'sorelle minori", osserva. "Noi non useremo un teleobiettivo - conclude - ma un grandangolo", per scandagliare l'orizzonte alla ricerca degli elementi vitali per le cellule impazzite.
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