Staminali cordonali. Italia quinta al mondo per esportazione
Con 129 sacche di sangue cordonale esportate, provenienti dalla rete delle banche pubbliche italiane, l'Italia nel 2010 e' nella top 5 dei paesi maggiori esportatori, piazzandosi - per il Registro italiano donatori midollo osseo (Ibmdr) - al quinto posto. E' quanto emerso nella tavola rotonda 'Il sangue cordonale in Europa: risorsa o business?', organizzata da Federazione italiana Adoces al Sanit di Roma.Il dato - si legge in una nota - conferma la qualità delle donazioni delle madri italiane e incoraggia le future mamme a proseguire con la scelta solidale che, dal 1995 a oggi, ha reso possibili 1.035 trapianti con sacche provenienti dall'Italia, 129 solo nel 2010 e 36 nei primi cinque mesi del 2011. "Un dato - ha dichiarato Licinio Contu, genetista e presidente della Federazione Italiana Adoces - che indica chiaramente che la rete delle biobanche italiane ha operato rispettando criteri e standard qualitativi internazionali".
Anche secondo Simonetta Pupella, direttore sanitario del Centro Nazionale Sangue, l'indicazione del Registro Ibmdr di innalzare lo standard qualitativo ad almeno un miliardo e 200 mila cellule staminali a sacca a partire dal 1 luglio "è conseguente ai progressi compiuti nell'ematologia trapiantologica, per far sí che la rete delle 19 banche pubbliche italiane continui ad essere conforme ai criteri internazionali". E in merito alla polemica sulla bontà dell'inventario italiano delle sacche ha chiarito: "Nessuna unità è inutile o inutilizzabile, vi è stata una strumentalizzazione dell'informazione a riguardo".
Questo è stato confermato anche da Letizia Lombardini, dirigente del Centro Nazionale Trapianti, che ha sottolineato come, ad oggi , ben il 70% delle sacche italiane sia stato utilizzato all'estero. L'indicazione del Registro di maggiore cellularità, ha inoltre aggiunto Nicoletta Sacchi, direttore Ibmdr, "è particolarmente importante per assicurare il trapianto a pazienti adulti, che oggi rappresentano il 70%".
Nel corso della tavola rotonda si e' parlato anche delle diverse criticita' da superare affinche' il sangue cordonale venga realmente considerato una risorsa: in primis la mancata attuazione da parte degli stati membri della Comunità Europea delle direttive da essa emanate in materia, e, in secondo luogo, l'informazione che, molto spesso soprattutto attraverso internet, "diviene controinformazione a favore di un business, quello delle banche private per la conservazione per s‚ in vista di un ipotetico futuro uso autologo, basato su nessuna prova scientifica".
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