Staminali per guarire ulcere diabetiche
Guarire le ulcere diabetiche 'difficili' oggi e' possibile, grazie alle cellule staminali. La ricerca e' di due medici napoletani che hanno applicato la cura su pazienti che da anni non guarivano nonostante le diverse tecniche utilizzate. Il risultato e' stato ottenuto dalla collaborazione tra il dott. Marco Moraci, chirurgo plastico che opera tra Napoli e Londra e che da tempo studia le cellule staminali estratte da grasso, e il professor Alfonso Barbarisi, direttore del Laboratorio di Biotecnologie applicate alle Scienze Medico-Chirurgiche della Seconda Universita' di Napoli.Il risultato di questa ricerca conferma la possibilita' di una strada per l'utilizzo delle cellule staminali in altre specialita' chirurgiche, come la chirurgia estetica (ringiovanimento facciale e rimodellamento del seno) la cardiochirurgia (infarto del miocardio) e malattie degenerative.
'Su due pazienti affetti da ulcere diabetiche che non guarivano da anni abbiamo deciso di utilizzare una tecnica chirurgica del tutto innovativa. E' stato effettuato - spiega Moraci - un prelievo di grasso dall'addome mediante cannula da liposuzione, da cui e' stato estratto un cocktail di precursori cellulari staminali, trapiantato sulle zone da trattare con delle microcannule. Una parte di queste cellule e' stata inviata nel nostro laboratorio per la caratterizzazione. A distanza di pochi giorni abbiamo documentato un miglioramento notevole del quadro clinico delle ulcere. Al tempo stesso gli studi in laboratorio hanno confermato per ogni estrazione fatta la presenza dei tre tipi di precursori staminali essenziali per la ricostruzione di un tessuto'.
'Si parla di cellule staminali ormai da anni - aggiunge Moraci - ma fino ad oggi non si erano fatte ancora applicazione cliniche concrete. Il nostro lavoro, rispetto ad altri finora eseguiti, si avvale dell' utilizzo di una metodica del tutto innovativa che permette l'isolamento in poche ore di un cocktail di cellule staminali ed il loro trapianto in alte concentrazioni in tutti quei casi in cui il corpo umano e' andato incontro a perdite di sostanza come ad esempio le ulcere degli arti inferiori'.
Secondo gli studi condotti da Moraci e Barbarisi questa metodica potra' essere utilizzata anche in chirurgia ricostruttiva post-oncologica, come quella mammaria, per esiti di mastectomie o di qualsiasi intervento demolitivo della mammella.
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