Staminali. Osservatore Romano: Obama usa soldi pubblici per uccidere gli esseri umani
"Per la prima volta le tasse dei contribuenti verranno utilizzate per uccidere essere umani in stato embrionale per ricavarne cellule staminali". Lo scrive l'Osservatore Romano che sottolinea come sara' questa la conseguenza delle nuove linee guida, "dopo che il presidente Barack Obama ha ribaltato la decisione del governo Bush sul divieto di ricerca sulle cellule staminali". In proposito, il giornale vaticano cita il sito web della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti per il quale si apre cosi' "un nuovo capitolo di divisione fra la ricerca biomedica e il suo necessario fondamento etico, cioe' il rispetto della vita umana in tutte le sue fasi". "Anche se un embrione rischia di essere abbandonato dai genitori in una clinica per la fertilita' questo non autorizza il Governo e i ricercatori a uccidere l'essere umano, tanto meno ha il diritto di costringerci a finanziare questo progetto distruttivo", ricorda il sito citato dall'Osservatore, che inoltre sottolinea i progressi compiuti dai ricercatori sulle cellule staminali che non comporta l'uso di embrioni. Alle cellule staminali embrionali - secondo i vescovi statunitensi - e' stata data molta importanza, ma in realta' sono le cellule adulte che hanno un ruolo piu' importante ai fini della ricerca. In proposito, l'Osservatore riporta anche l'opinione dell'arcivescovo di Denver, mons.
Charles Joseph Chaput, per il quale "le convinzioni religiose devono svolgere un ruolo determinante nel dibattito pubblico" e "gli Stati Uniti devono rimanere fedeli ai principi fondatori".
L'arcivescovo di Denver sostiene sul giornale vaticano che "la vita pubblica americana non puo' funzionare se conserviamo nell'armadio il nostro credo religioso. L'America non ha bisogno necessariamente di essere un Paese cristiano, ma non puo' sopravvivere se non e' predisposta all'accoglienza, alla solidarieta' e alla fede". Mons. Chaput esterna sull'Osservatore anche "la sua perplessita' sul discorso inaugurale alla Casa Bianca fatto dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel giorno del suo insediamento, circa il ruolo della scienza nella societa'. La scienza - conclude l'arcivescovo di Denver - deve essere al servizio della dignita' umana, ma non potra' mai stare al di sopra o fuori del giudizio morale di Dio. Ebrei, protestanti, cattolici e altri credi religiosi hanno una cosa preziosa da tutelare: la fede in Dio e dobbiamo difenderla con il rispetto reciproco e senza alibi o scuse o conflitti".
L'Osservatore da' conto - con un articolo di cronaca - anche delle contestazioni subite da Obama in occasione del conferimento della laurea honoris causa in legge all'Universita' Cattolica di Notre Dame, "come del resto era prevedibile". "Ma dal podio allestito nello stadio del basket, il presidente - sottolinea - ha invitato gli americani di ogni fede e convinzione ideologica a 'tenersi per mano in uno sforzo comune' per ridurre il numero degli aborti".
"La ricerca di un terreno comune: pare essere questa - rileva il quotidiano della Santa Sede - la strada scelta dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per affrontare la delicata questione dell'aborto". Tanto che "messi da parte i toni accesi della campagna elettorale, Obama ha ieri confermato quanto espresso in occasione della conferenza stampa per i cento giorni alla Casa Bianca, quando aveva affermato che il varo della nuova legge sull'aborto non e' una priorita' della sua amministrazione".
Charles Joseph Chaput, per il quale "le convinzioni religiose devono svolgere un ruolo determinante nel dibattito pubblico" e "gli Stati Uniti devono rimanere fedeli ai principi fondatori".
L'arcivescovo di Denver sostiene sul giornale vaticano che "la vita pubblica americana non puo' funzionare se conserviamo nell'armadio il nostro credo religioso. L'America non ha bisogno necessariamente di essere un Paese cristiano, ma non puo' sopravvivere se non e' predisposta all'accoglienza, alla solidarieta' e alla fede". Mons. Chaput esterna sull'Osservatore anche "la sua perplessita' sul discorso inaugurale alla Casa Bianca fatto dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel giorno del suo insediamento, circa il ruolo della scienza nella societa'. La scienza - conclude l'arcivescovo di Denver - deve essere al servizio della dignita' umana, ma non potra' mai stare al di sopra o fuori del giudizio morale di Dio. Ebrei, protestanti, cattolici e altri credi religiosi hanno una cosa preziosa da tutelare: la fede in Dio e dobbiamo difenderla con il rispetto reciproco e senza alibi o scuse o conflitti".
L'Osservatore da' conto - con un articolo di cronaca - anche delle contestazioni subite da Obama in occasione del conferimento della laurea honoris causa in legge all'Universita' Cattolica di Notre Dame, "come del resto era prevedibile". "Ma dal podio allestito nello stadio del basket, il presidente - sottolinea - ha invitato gli americani di ogni fede e convinzione ideologica a 'tenersi per mano in uno sforzo comune' per ridurre il numero degli aborti".
"La ricerca di un terreno comune: pare essere questa - rileva il quotidiano della Santa Sede - la strada scelta dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per affrontare la delicata questione dell'aborto". Tanto che "messi da parte i toni accesi della campagna elettorale, Obama ha ieri confermato quanto espresso in occasione della conferenza stampa per i cento giorni alla Casa Bianca, quando aveva affermato che il varo della nuova legge sull'aborto non e' una priorita' della sua amministrazione".
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