Mercoledì 10 giugno 2026
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Staminali e sclerosi multipla. L'esperto: attenzione ai viaggi 'speranza'

U.E. - ITALIA
Notizia ·
 'No ai viaggi della speranza prospettati da cliniche che promettono cure efficaci con le cellule staminali'. Lo ha denunciato Gianvito Martino, direttore della Divisione di Neuroscienze dell'Istituto San Raffaele di Milano, nel suo intervento alla presentazione della Settimana della Sclerosi Multipla, dal 23 al 31 maggio.
Secondo Martino, che ha coordinato martedi' scorso a Londra una Consensus Conference su questa malattia neurodegenerativa in cui sono state definite le linee guida per gli studi preclinici e clinici di terapie con cellule staminali, 'sono centinaia i pazienti italiani che ogni anno intraprendono questi viaggi, attratti dalle promesse di una cura, e che, nella migliore delle ipotesi, tornano cosi' come sono partiti, ma con le tasche alleggerite. Al contrario, cominciano a essere frequenti i casi di infezioni e di tumori'.
Queste cliniche delle cellule staminali si trovano in vari Paesi del mondo, dalla Cina alla Thailandia, dalla Repubblica Dominicana a Manila, a Barbados. 'Assicurano l'efficacia della terapie nel 40-50% dei casi - aggiunge il neurologo - e curano ogni tipo di problema, dalla calvizie all' Alzheimer, non solo la Sclerosi Multipla, ma non dicono nulla circa il tipo e la qualita' delle staminali che utilizzano. Puntano sull' effetto placebo per indicare i pochissimi casi positivi, ma alla fine non si sa che cosa fa che cosa'. Martino pensa che in molti casi si arrivi anche a infondere acqua invece che staminali, oppure cortisone, che da' qualche giorno di sollievo e alimenta l'illusione.

ALLO STUDIO EFFETTO PROTETTIVO SU CERVELLO  - Potrebbero rappresentare una nuova opportunita' terapeutica per malattie come la Sclerosi multipla. E presto affronteranno il primo banco di prova. Le staminali continuano ad essere il cavallo su cui molti ricercatori stanno puntando. Fra questi, anche un'equipe dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano guidato da Martino, che sta lavorando da anni per capire se e' possibile avvalersi di staminali nella cura di malattie del sistema nervoso centrale in cui una forte reazione infiammatoria provoca la progressiva e irreversibile distruzione del tessuto con conseguenti gravi handicap psicofisici. In una parola: sclerosi multipla.
L'esperto fa il punto sullo stato della ricerca oggi a Milano, alla presentazione della Settimana nazionale dedicata alla malattia che colpisce soprattutto i giovani fra i 20 e i 30 anni e le donne. Un incontro durante il quale e' stata presentata anche la nuova campagna di raccolta fondi dell'Associazione italiana sclerosi multipla (Aism): 'Fastforworld', un invito a sostenere l'attivita' di Aism rivolto ai cittadini e alle imprese, per "far andare piu' veloce la ricerca".
In una sperimentazione condotta sui topi gli scienziati del San Raffaele hanno osservato che "le staminali neurali proteggono il sistema nervoso centrale dai danni dell'infiammazione tipica della sclerosi multipla, agendo come potenti 'farmaci' naturali", spiega Martino.
Sembra che queste staminali uccidano le cellule del sangue che causano l'infiammazione risparmiando quelle sane presenti nei tessuti nervosi infiammati. E il loro ruolo sarebbe quello di una sorta di medicina anti-infiammatoria naturale.
"Gli studi dell'Unita' di Neuroimmunologia del San Raffaele - prosegue Martino - hanno poi dimostrato che le staminali del cervello, se manipolate prima in vitro e iniettate in vivo per via endovenosa o intracerebrale sono in grado di raggiungere selettivamente le aree del cervello e del midollo spinale danneggiate dall'infiammazione e di ripararle attraverso il rilascio di fattori solubili anti-infiammatori e neuro protettivi".
Queste ricerche, avverte l'esperto, "hanno finora dato risultati positivi in animali da laboratorio, ma le incognita sono ancora molte e bisogna ridurre i rischi evitando che i malati diventino vittime inconsapevoli di sperimentazioni incontrollate". La svolta sara' trasferire nell'uomo i risultati ottenuti in laboratorio. Il San Raffaele dovrebbe cominciare la lunga strada fra un paio di mesi. Una strada che prevede come prima tappa la dimostrazione che queste staminali non portano con se' dei rischi. Solo una volta appurata la sicurezza, si partira' con lo studio sull'efficacia della terapia.
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