Staminali: scoperta contro grave malattia bimbi
Importante scoperta dei ricercatori del Policlinico di Modena sull'utilizzo delle cellule staminali nella cura dell'osteogenesi imperfetta severa, patologia congenita che colpisce i bambini, indebolendo le ossa, sino a portare la morte.
'L'osteogenesi imperfetta e' un disordine generalizzato del tessuto connettivo che ha cause genetiche - spiega il professor Paolo Paolucci, direttore del dipartimento integrato materno infantile e coautore del lavoro - colpisce circa un bambino su 20.000 con diverse forme, alcune letali gia' dal primo anno di vita, altre meno gravi ma comunque invalidanti perche' possono lasciare fragilita' ossea, deformita' scheletriche, bassa statura, sordita', sclere blu, cioe' la patologia a causa della quale la sclera - cioe' la parte bianca dell'occhio - e' blu. A parte l'uso di cellule staminali emopoietiche, non esiste una cura, salvo la riabilitazione fisica e il ricorso a trattamenti ortopedici. Per questo la ricerca modenese e' di grande interesse e puo' dare una speranza a tante famiglie'.
Lo studio ha consentito di 'scoprire la modalita' con la quale le cellule staminali del midollo osseo siano in grado di rigenerare il tessuto osseo dopo trapianto. In particolare si e' scoperto dove le cellule staminali si localizzano ed in che modo sono in grado di creare osso', come spiega Massimo Dominici, ricercatore universitario della Divisione di Oncologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena e corresponsabile del progetto. L'importanza dello studio modenese e' stata colta dalla rivista internazionale Blood che lo ha pubblicato nella sua ultima uscita corredandolo con l'editoriale redatto da Susie Nilsson, una nota ricercatrice australiana nel settore delle staminali per la rigenerazione ossea.
'La ricerca - prosegue Dominici - e' nata dalla necessita' di comprendere come in pazienti pediatrici affetti da osteogenesi imperfetta, l'impianto di cellule staminali del midollo abbia un'efficacia limitata nel tempo. Queste cellule, infatti, sono in grado di curare subito la malattia diventando pero' poi inefficaci nel controbilanciare la progressione del quadro clinico'. Dal 2003 il Policlinico di Modena ha iniziato questo progetto di ricerca in collaborazione con il professor Edwin Horwitz, prima al St. Jude Children's Research Hospital di Memphis ora al Children's Hospital of Philadelphia presso l'University of Pennsylvania, Philadelphia, il piu' importante ospedale pediatrico degli Stati Uniti. 'L'importanza di questo studio - spiega il professor PierFranco Conte, direttore del Dipartimento Integrato di Oncologia ed Ematologia e anch'esso co-autore dell'articolo - risiede nel fatto che sino ad oggi la dinamica con la quale la rigenerazione ossea ha luogo e quale e' l'effettiva durata di questo evento non erano chiari. Nello studio, durato per tre anni circa, gli autori hanno trapiantato cellule staminali in una cavia (modello murino) andando a valutare in tempi diversi come e dove le cellule si localizzavano. Gli autori hanno scoperto come la rigenerazione ossea sia molto rapida e sia seguita da un'effettiva creazione di osso neoformato andando poi a definirne i limiti temporali nei quali essa ha luogo e quanto perduri'.
'L'osteogenesi imperfetta e' un disordine generalizzato del tessuto connettivo che ha cause genetiche - spiega il professor Paolo Paolucci, direttore del dipartimento integrato materno infantile e coautore del lavoro - colpisce circa un bambino su 20.000 con diverse forme, alcune letali gia' dal primo anno di vita, altre meno gravi ma comunque invalidanti perche' possono lasciare fragilita' ossea, deformita' scheletriche, bassa statura, sordita', sclere blu, cioe' la patologia a causa della quale la sclera - cioe' la parte bianca dell'occhio - e' blu. A parte l'uso di cellule staminali emopoietiche, non esiste una cura, salvo la riabilitazione fisica e il ricorso a trattamenti ortopedici. Per questo la ricerca modenese e' di grande interesse e puo' dare una speranza a tante famiglie'.
Lo studio ha consentito di 'scoprire la modalita' con la quale le cellule staminali del midollo osseo siano in grado di rigenerare il tessuto osseo dopo trapianto. In particolare si e' scoperto dove le cellule staminali si localizzano ed in che modo sono in grado di creare osso', come spiega Massimo Dominici, ricercatore universitario della Divisione di Oncologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena e corresponsabile del progetto. L'importanza dello studio modenese e' stata colta dalla rivista internazionale Blood che lo ha pubblicato nella sua ultima uscita corredandolo con l'editoriale redatto da Susie Nilsson, una nota ricercatrice australiana nel settore delle staminali per la rigenerazione ossea.
'La ricerca - prosegue Dominici - e' nata dalla necessita' di comprendere come in pazienti pediatrici affetti da osteogenesi imperfetta, l'impianto di cellule staminali del midollo abbia un'efficacia limitata nel tempo. Queste cellule, infatti, sono in grado di curare subito la malattia diventando pero' poi inefficaci nel controbilanciare la progressione del quadro clinico'. Dal 2003 il Policlinico di Modena ha iniziato questo progetto di ricerca in collaborazione con il professor Edwin Horwitz, prima al St. Jude Children's Research Hospital di Memphis ora al Children's Hospital of Philadelphia presso l'University of Pennsylvania, Philadelphia, il piu' importante ospedale pediatrico degli Stati Uniti. 'L'importanza di questo studio - spiega il professor PierFranco Conte, direttore del Dipartimento Integrato di Oncologia ed Ematologia e anch'esso co-autore dell'articolo - risiede nel fatto che sino ad oggi la dinamica con la quale la rigenerazione ossea ha luogo e quale e' l'effettiva durata di questo evento non erano chiari. Nello studio, durato per tre anni circa, gli autori hanno trapiantato cellule staminali in una cavia (modello murino) andando a valutare in tempi diversi come e dove le cellule si localizzavano. Gli autori hanno scoperto come la rigenerazione ossea sia molto rapida e sia seguita da un'effettiva creazione di osso neoformato andando poi a definirne i limiti temporali nei quali essa ha luogo e quanto perduri'.
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