Sabato 6 giugno 2026
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Staminali e trapianti. Due terzi bambini tornano in ospedale. Studio

AMERICHE - USA
Notizia ·
Quasi i due terzi dei bambini che ricevono trapianti di cellule staminali tornano in ospedale entro 6 mesi per il trattamento di febbri inspiegabili, infezioni o altri problemi, secondo uno studio condotto presso il Dana-Farber/Children's Hospital Cancer Center di Boston. In particolare, i piccoli pazienti in cui sono state trapiantate cellule da un donatore hanno il doppio delle probabilita' di aver bisogno di nuove cure rispetto a quelli che hanno ricevuto le proprie staminali. Lo studio e' stato presentato in occasione della 26esima riunione annuale della American Society of Pediatric Hematology Oncology, in corso a Miami. "Nessuno si era mai concentrato su questi dati nei bambini - assicura Leslie E. Lehmann, direttore clinico Trapianti pediatrici di cellule staminali presso la struttura americana - Invece si tratta di informazioni molto importanti che ci permetteranno di consigliare le famiglie in modo appropriato, cosi' come di cercare di elaborare interventi che riducano il tasso di riammissioni in ospedale". Per l'indagine sono stati analizzati i dati di 129 bambini trattati fra il 2008 e il 2011. E' stato rivelato che il 64% e' dovuto ricorrere almeno a una riammissione ospedaliera entro 180 giorni dal trapianto. La fonte delle cellule e' risultata un elemento predittore chiave: e' stato ricoverato nuovamente il 79% dei pazienti che hanno ricevuto trapianti da donatore imparentato o meno, rispetto al 38% dei bimbi che avevano ricevuto le proprie cellule (trapianto autologo). La febbre senza motivo e' risultata alla base del 39% delle nuove riammissioni; il 24% e' tornato in ospedale per infezioni e il 15% per problemi gastrointestinali. Lehmann precisa comunque che "la maggior parte dei pazienti ha continuato a essere trattato con successo e, alla fine, le cose sono andate molto bene. Speriamo che questi risultati possano portare all'identificazione di un gruppo di bambini a basso rischio che possano essere gestiti negli ospedali locali, piuttosto che nei centri di trapianto, riducendo i costi e i disagi per le famiglie". Secondo l'esperta, dunque, l'obiettivo e' capire quali pazienti potrebbero essere trattati in modo sicuro senza la necessita' di un ricovero in ospedale.
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