Domenica 7 giugno 2026
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Storace: ministro Turco aiuti Steccato a vivere

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Mi auguro che oggi il governo non annunci di volersi lavare le mani sul caso di Gian Piero Steccato, il malato gravissimo di Piacenza che chiede di essere aiutato a vivere, al contrario di Piergiorgio Welby per il quale si mobilitarono le istituzioni della Repubblica per rivendicare incredibilmente il diritto a morire...". Lo scrive Francesco Storace, leader de La Destra, ricordando che "e' calendarizzata nel pomeriggio la risposta del ministro della Salute, di cui auspico la presenza personale in Aula, su una vicenda che registra un inspiegabile silenzio, quasi che si volesse indurre Steccato a preferire la morte".
La Destra, spiega il senatore, riguardo al caso dell'ex impiegato delle Ferrovie, con moglie e due figli, colpito nel 1999 da "locked-in syndrome", considerato un "caso Welby al contrario", "considera vergognoso che ad un uomo che comunica con il mondo solo attraverso un polpastrello, venga corrisposta un'indennita' assistenziale di 23 euro al giorno, con l'aggiunta paradossale di caricare come costo per le istituzioni il conforto della moglie, dipendente Asl. Il ministro Turco non si accontenti di risposte burocratiche, non si faccia velo dell'atteggiamento noncurante della regione "amica" Emilia Romagna e affermi le ragioni del diritto alla vita con forza e volonta': rifiuti una concezione economicistica della sanita' e salvi una persona che non vuole rassegnarsi, malgrado la gravissima malattia, ad accettare la fine dei suoi giorni".

"Gian Piero Steccato vuole continuare a vivere e nessuna Istituzione ma oserei dire nessun'altra persona puo' togliere a lui questo diritto dovere, noto nei suoi confronti un vero e proprio caso di abbandono terapeutico molto piu' comodo e piu' consono alla odierna cultura dell'egoismo".
Questo, in una nota, il commento di Laura Bianconi capo gruppo di Forza Italia in commissione Igiene e Sanita' del Senato sul caso di Gian Piero Steccato il malato di Piacenza molto grave che comunica solo muovendo un polpastrello e che chiede di essere aiutato ancora a vivere. "Mi auguro- precisa-che il ministro Turco, che nel pomeriggio deve dare una risposta su questa vicenda lo faccia personalmente, e non solo garantisca a quest'uomo un suo diritto fondamentale, quello alla vita, ma si attivi per permettere che la sua famiglia lo possa assistere nel migliore dei modi, invitando anche l'assessore Bissoni dell'Emilia Romagna ad adoperarsi affinche' questo avvenga al piu' presto. Questa visione della societa'- conclude la senatrice azzurra- che ci impone un modello di vita che deve essere a tutti i costi sano e vincente, si scontra qui con il grande coraggio di un uomo che vuole accettare la sofferenza pur di vivere. Una vera e propria lezione di amore per la vita che dovrebbe far riflettere i tanti sostenitori dell'eutanasia".

Inchiodato ad un letto e attaccato a un respiratore che gli consente di vivere. Colpito da distrofia muscolare in fase ormai terminale. Ma Giancarlo Mascetti, 70enne di Pare', un piccolo paese nei pressi del confine tra la provincia di Como e il Ticino, ricoverato dal 26 gennaio dello scorso anno all'ospedale 'Valduce' di Como non ha dubbi: "Ho la stessa atroce malattia di Piergiorgio Welby, ma io voglio vivere". In provincia di Como ci sono dieci casi come il suo.
Da 40 anni soffre di distrofia muscolare dei cingoli che gli blocca ogni movimento delle gambe e delle braccia. Ma dal suo letto d'ospedale non vuole arrendersi. "Chiede con insistenza che si continui con la ventilazione artificiale, di essere tenuto in vita con ogni mezzo", confermano i medici che lo hanno in cura. Al suo fianco rimane la moglie: "Cosa potrebbe fare la mia Rosanna senza di me?", chiede. Dal matrimonio sono nati Mauro ed Elena che si alternano accanto al suo letto. I primi sintomi all'eta' di 18 anni, ma i medici scambiarono la malattia con artrite. Con il passare degli anni vi e' stato un progressivo peggioramento. Poi il 20 novembre scorso la situazione si e' ulteriormente aggravata rendendo necessario un primo ricovero al 'Sant'Anna' di Como per difficolta' respiratorie. Il 6 dicembre e' stato trasferito all'ospedale di Menaggio per un intervento di tracheotomia, poi la degenza nella struttura 'Vita Residence' di Guanzate, ed infine il ricovero al 'Valduce' dove si trova tuttora. "Giancarlo - spiega il Vescovo di Como, Diego Coletti - e' gravemente malato come Welby, ma vuole vivere. Non morire. Dobbiamo ringraziare la direzione e il personale di questa struttura ospedaliera che lo sta curando con amore e dedizione, un ospedale che ha accettato di ricoverarlo, di prendersi cura di lui". Una storia che permette al Vescovo di tornare sulle questioni legate all'eutanasia: "Non bisogna rassegnarsi davanti alla sofferenza, anche se questa appare insopportabile. Non bisogna subirla passivamente ma neppure ribellarsi. Occorre affrontare tutto quanto appare una negazione per trasformarlo in grande atto d'amore verso chi ci ha donato la vita".
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