Studio: le cellule staminali tumorali sono la chiave contro il cancro
La chiave per sradicare per sempre un tumore e impedire recidive e metastasi e' sepolta nella massa tumorale. Sono le cellule staminali tumorali: una sorta di ago nel pagliaio, spesso appena l'un per cento del volume totale del tumore, responsabili pero' della sua riproduzione. Basterebbe un intervento chirurgico mirato o farmaci altrettanto selettivi per "disattivare" il tumore ed avere la certezza di non correre il rischio di recidive. E' la conclusione, che potrebbe cambiare l'approccio terapeutico ai tumori maligni, a cui e' giunto uno studio italiano, coordinato all'Istituto Superiore di Sanita' dal professor Ruggero De Maria, Direttore del Dipartimento di Ematologia, Oncologia e Medicina Molecolare dell'ISS, in collaborazione tra gli altri con il professor Vito D'Andrea dell'Universita' La Sapienza di Roma. "Abbiamo scoperto - spiega quest'ultimo, che presentera' i risultati della ricerca nel corso del congresso nazionale della Societa' Italiana di Chirurgia - che le cellule staminali tumorali, pur essendo l'uno o il due per cento della popolazione delle cellule tumorali, sono le piu' importanti dal punto di vista dell'aggressivita', determinando metastasi e recidive. Infatti, prelevando queste cellule da un campione di cancro al colon e inoculandone appena 3.000 nei topi esse sono state in grado di generare il tumore". I ricercatori ne hanno tratto la convinzione che "il concetto di radicalita' chirurgica, a questo punto, debba coincidere con l'eradicazione delle staminali tumorali". Per questo dal congresso dei chirurghi giunge l'appello ai colleghi radiologi: "Dobbiamo evidenziare queste cellule, tramite un'operazione di imaging computerizzata. Solo cosi'possiamo poi pensare di intervenire per 'spegnere' il tumore". Proprio lo sforzo per identificare le staminali tumorali e' al centro del programma Italia-Usa, cui partecipa attivamente l'Istituto Superiore di Sanita': "Stiamo analizzando tutti i possibili 'bersagli' delle staminali tumorali - conferma il prof. De Maria - anche per capire quali farmaci possono funzionare meglio. Il nostro contributo speriamo sia quello di mappare in tutte le staminali embrionali i possibili 'markers', i bersagli da colpire".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti