Da studio italiano nuove speranze contro la sclerosi multipla
Le cellule staminali del cervello, se manipolate prima in vitro poi iniettate in vivo per via endovenosa o intratecale, sono in grado di raggiungere selettivamente le aree del cervello e del midollo spinale danneggiate dall'infiammazione tipica della sclerosi multipla, favorendo la riparazione del tessuto danneggiato attraverso il rilascio di fattori solubili anti-infiammatori e neuro protettivi. E' quanto emerge da studi recenti finanziati dalla FISM -Fondazione Italiana Sclerosi Multipla - e condotti dall'equipe di ricercatori dell'Unita' di Neuroimmunologia dell'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, diretti dal Gianvito Martino. Si modifica cosi' la credenza che le staminali neurali funzionano solo se sostituite fisicamente alle cellule danneggiate, aprendo nuovi scenari per la cura delle malattie neurologiche croniche invalidanti. "Studi pre-clinici - spiega Martino (Unita' di Neuroimmunologia, IRCCS Ospedale San Raffaele, DIBIT, Milano) nel corso dell'incontro con la stampa organizzato questa mattina da AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), che attraverso la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) finanzia e orienta il 70% della ricerca italiana sulla sclerosi multipla - permettono di prevedere a breve termine l'inizio delle sperimentazioni (finora condotte su topi e scimmie) nell'uomo, con l'obiettivo di impiegare, a scopo terapeutico, le cellule staminali sia del sangue che del cervello nei pazienti con sclerosi multipla".
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