Studio: rumeni arrivati in massa prima di ingresso Ue
La cosiddetta 'invasione' di romeni in Italia è avvenuta "molto prima" del rilassamento del regime dei visti e dell'ingresso di Bucarest nell'Unione europea, avvenuto nel 2007. E' quanto segnala l'ultimo rapporto del think tank 'Ecas' di Bruxelles, presieduto dall'ex commissario Mario Monti, intitolato "Chi ha paura dell'ultimo allargamento Ue" e dedicato agli effetti dell'adesione bulgara e romena sui mercati del lavoro degli altri Paesi Ue.
"La storia dell'immigrazione romena in Italia è iniziata molto prima dell'abolizione dell'obbligo del visto Schengen per i viaggi di breve durata nel 2002. Il numero annuale di permessi di soggiorno concessi a cittadini romeni ha iniziato a essere di di 8.250 unità nel 1991 ed è aumentato gradualmente negli anni '90", scrive l'autrice del rapporto, Julianna Traser, nella sezione dedicata all'Italia.
"Tra il 1999 e il 2003 sono aumentati in media a 15.000 l'anno, raggiungendo un totale di 94.818 permessi di soggiorno nel 2003.
Nel 2004 il numero annuale di permessi per residenti romeni è raddoppiato e ha raggiunto circa 300.000 unità alla fine del 2005", continua il rapporto. "Le statistiche per il 2006 indicano che 120.000 romeni hanno chiesto permessi per lavorare. Secondo le stime di altre fonti i romeni che risiedono e lavorano in Italia sono 800-900.000, mentre statistiche ufficiose arrivano fino a un milione. Le associazioni romene parlano di 1,5 milioni e gli stessi immigrati dicono di essere 'milioni'", sottolinea Traser.
Lo studio afferma che i romeni sono il terzo gruppo di immigrati in Italia. Per quanto riguarda gli arrivi dai Paesi dell'allargamento 2004, l'Ecas riferisce che sono passati da 42.204 nel 2003 a 80.672 nel 2005, con un aumento dei polacchi da 29.572 a 60.823.
"Questo rapporto dovrebbe porre smentire finalmente il mito dell'idraulico polacco. Non c'è motivo di temere l'ultimo allargamento dell'Ue più dell'allargamento precedente. La gran parte dell'emigrazione dalla Bulgaria e dalla Romania è avvenuta prima dell'adesione e ha continuato a riguarda i tradizionali Paesi di destinazione come Grecia, Italia, Spagna e Portogallo", commenta in un comunicato il direttore dell'Ecas Tony Venables.
Il think tank brussellese raccomanda di abolire le restrizioni esistenti in alcuni Paesi Ue contro l'arrivo di lavoratori dell'est (l'Italia lo ha già fatto quasi completamente), sfruttare meglio i fondi Ue per gestire i flussi migratori, evitando crisi come quella scoppiata in Italia dopo il caso Reggiani. Inoltre l'Ecas suggerisce di creare 'sportelli unici' per i migranti e di applicare in maniera più efficace la legislazione nazionale e comunitaria che tutela la libertà di movimento dei lavoratori all'interno dell'Ue.
"La storia dell'immigrazione romena in Italia è iniziata molto prima dell'abolizione dell'obbligo del visto Schengen per i viaggi di breve durata nel 2002. Il numero annuale di permessi di soggiorno concessi a cittadini romeni ha iniziato a essere di di 8.250 unità nel 1991 ed è aumentato gradualmente negli anni '90", scrive l'autrice del rapporto, Julianna Traser, nella sezione dedicata all'Italia.
"Tra il 1999 e il 2003 sono aumentati in media a 15.000 l'anno, raggiungendo un totale di 94.818 permessi di soggiorno nel 2003.
Nel 2004 il numero annuale di permessi per residenti romeni è raddoppiato e ha raggiunto circa 300.000 unità alla fine del 2005", continua il rapporto. "Le statistiche per il 2006 indicano che 120.000 romeni hanno chiesto permessi per lavorare. Secondo le stime di altre fonti i romeni che risiedono e lavorano in Italia sono 800-900.000, mentre statistiche ufficiose arrivano fino a un milione. Le associazioni romene parlano di 1,5 milioni e gli stessi immigrati dicono di essere 'milioni'", sottolinea Traser.
Lo studio afferma che i romeni sono il terzo gruppo di immigrati in Italia. Per quanto riguarda gli arrivi dai Paesi dell'allargamento 2004, l'Ecas riferisce che sono passati da 42.204 nel 2003 a 80.672 nel 2005, con un aumento dei polacchi da 29.572 a 60.823.
"Questo rapporto dovrebbe porre smentire finalmente il mito dell'idraulico polacco. Non c'è motivo di temere l'ultimo allargamento dell'Ue più dell'allargamento precedente. La gran parte dell'emigrazione dalla Bulgaria e dalla Romania è avvenuta prima dell'adesione e ha continuato a riguarda i tradizionali Paesi di destinazione come Grecia, Italia, Spagna e Portogallo", commenta in un comunicato il direttore dell'Ecas Tony Venables.
Il think tank brussellese raccomanda di abolire le restrizioni esistenti in alcuni Paesi Ue contro l'arrivo di lavoratori dell'est (l'Italia lo ha già fatto quasi completamente), sfruttare meglio i fondi Ue per gestire i flussi migratori, evitando crisi come quella scoppiata in Italia dopo il caso Reggiani. Inoltre l'Ecas suggerisce di creare 'sportelli unici' per i migranti e di applicare in maniera più efficace la legislazione nazionale e comunitaria che tutela la libertà di movimento dei lavoratori all'interno dell'Ue.
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