Stupro Caffarella e discriminazione, nuova pagina buia della giustizia italiana
"Come se fosse il gioco dell'oca, nel tabellone dell'inchiesta sullo stupro della Caffarella la pedina del 'biondino' Alexandru Isztoika Loyos torna indietro di un paio di caselle - scrive Giovanni Bianconi a pagina 20 del Corriere della Sera - . Cioe' all'ipotesi di 'concorso' nella violenza sulla ragazzina di 15 anni, che la Procura aveva avanzato come 'subordinata' davanti al tribunale del Riesame e gia' sonoramente bocciata dai giudici dopo l'esito dell'esame del Dna. Ma ora un altro magistrato, il nuovo giudice dell'indagine preliminare chiamato a pronunciarsi nell'inchiesta parallela aperta a carico di Isztoika, l'ha rimessa in campo: niente autocalunnia ne' calunnia verso Racz, ma solo accuse false e infondate nei confronti dei poliziotti romeni che secondo lui lo avrebbero picchiato per farlo confessare nell'ormai famoso interrogatorio video-registrato. Marcia indietro, dunque. Col ritorno a un'idea - la presenza sul luogo dell'aggressione di San Valentino, con una qualche partecipazione allo stupro consumato da altri - che pero' non ha alcuna prova su cui basarsi. Perche' e' vero che un testimone ha riferito di aver visto i due (o due che gli somigliavano) al parco della Caffarella, ma la vittima ha riconosciuto il 'biondino' come il suo violentatore, non come uno che stava a guardare o da quelle parti; e perche' non c'e' alcun elemento da cui si possa desumere che i due violentatori (gli sconosciuti a cui appartiene il Dna individuato dalla polizia scientifica) avessero dei complici. Certo, Istoika nella confessione (falsa ma genuina secondo la Procura, la polizia e ora anche un giudice) ha riferito particolari che solo chi era presente poteva conoscere. E se si esclude che quell'interrogatorio sia il frutto di violenze e pressioni da parte degli agenti romeni, resta il mistero che come il 'biondino' li abbia potuti conoscere e raccontare. Una risposta possibile e' il 'concorso' nella violenza, alle quale pero' tre magistrati del Riesame non hanno creduto. Pur avendo a disposizione molti piu' indizi dell'ultimo giudice, sui quali la Procura s'era ampiamente diffusa. Ma tant'e', e cosi' ecco l'ennesimo paradosso di questa indagine: un giudice che fa propria un'eventualita' abbandonata dall'accusa causa precedente bocciatura, andando oltre le nuove prospettazioni della pubblica accusa. Dando corpo a un'ulteriore bizzarria di questa storia: dopo la decisione del Riesame, la Procura aveva tenuto in carcere Isztoika con l'accusa di calunnia aggravata verso Racz, unico reato tra quelli contestati che permetteva l'emissione di un fermo. Ipotesi che il giudice ha fatto cadere, con la conseguenza di eliminare il motivo per cui il 'biondino' era rimasto in galera; ma nel momento in cui doveva uscire non ha potuto perche' quello stesso giudice ha firmato il nuovo provvedimento di arresto (terzo in ordine di tempo) per la calunnia verso i poliziotti romeni. A questo punto un peso importante potranno averlo le motivazioni del Riesame, non ancora depositate. E si vedra' l'effetto sulla posizione altalenante di Alexandru Isztoika. Il quale continua a sostenere di aver parlato in questura, nella notte tra il 17 e il 18 febbraio, solo per gli schiaffi e i calci dei suoi connazionali che lo picchiavano finche' non dava le risposte giuste sullo stupro. Denuncia fermamente negata dalla polizia italiana e romena, che ieri il 'biondino' non ha ripetuto davanti al giudice. Il suo avvocato gli ha consigliato di rimanere in silenzio; per evitare nuove complicazioni e in attesa di capire con sufficiente precisione da quale accusa lo deve difendere".
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