Sudafrica. I rastafariani devono essere liberi di fumare la cannabis
Da Citta' del Capo, a Banijul e ora a Ginevra. Nulla riesce a fermare l'avvocato rastafariano Gareth Prince dal perorare la causa del consumo della cannabis per i rastafariani.Prince ha deciso di portare la petizione alla Commissione per i diritti umani dell'Onu con sede a Ginevra, dopo il rigetto ricevuto dall'African Commission, con sede a Banjul (Gambia).
La battaglia di Prince e' iniziata tempo fa, quando la Cape Law Society (in Sudafrica) non gli permise di esercitare la professione di procuratore per due sentenze penali che lui aveva ricevuto per possesso di marijuana, e per l'impegno, rifiutato, di non fumare in futuro la sostanza. Per Prince il consumo dovrebbe essere permesso perche' connesso alla sua pratica religiosa, per questo non chiede la decriminalizzazione della sostanza, ma solo che si raggiunto un accordo che tenga conto delle diverse liturgie religiose.
Le sentenze negative hanno convinto Prince a presentare una petizione alla Commissione per i diritti umani dell'Onu, la quale monitora attraverso l'International Covenant on Civil and Political Right (ICCPR) il rispetto dei diritti, anche religiosi, da parte dei Governi.
Possono appellarsi a questo organo solo i cittadini degli Stati che hanno firmato l'accordo e non ha effetto retroattivo. Lo ICCPR e' nato nel 1999 e il Sudafrica l'ha ratificato nel 2002.
Anche se la vicenda e' iniziata prima della ratifica, Frans Viljoen il professore dell'universita' di Pretoria che assiste Prince, si e' detto ottimista.
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