Suicidio assistito. Sentenza Lambert. Consulta bioetica di Pisa
E’ stata pubblicata l’altro ieri la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU)che legittima la sospensione dei presidi di sostegno vitale al francese Vincent Lambert. L’uomo a seguito di un incedente stradale si trova dal 2008 tetraplegico e in uno stato vegetativo cronico, ha subito danni irreversibili a zone del cervello che rendono nulla – secondo le diverse equipe mediche che in 7 anni lo hanno seguito –la possibilità di riprendere una vita cosciente e di relazione. La moglie, il medico che lo aveva in cura e gran parte dei fratelli hanno fatto richiesta – già accolta dal tribunale amministrativo francese sulla base della recente Legge Leonetti – di poter sospendere l’idratazione e nutrizione enterale che lo tengono in vita dando voce a quella che sarebbe stata la volontà dell’uomo se si fosse trovato in una simile situazione. A far ricorso alla Corte di Strasburgo sono stati i genitori, ferventi cattolici, che si sono opposti alla sospensione del sostegno vitale. Adesso la CEDU conferma che visto il tempo trascorso dall’insulto cerebrale che determina un progressivo deterioramento e atrofizzazione del cervello e vista la gravità e l’irreversibilità del danno subìto sarebbe un’ingiustificata ostinazione proseguire con l’idratazione e nutrizione enterali che consentono un mero prolungamento della vita biologica dell’uomo. La vicenda ricorda da vicino quella italiana di Eluana Englaro e del padre Beppino a cui sono occorsi ben 17 anni per veder rispettata la volontà della figlia di essere liberata da quegli esiti funesti della medicina che interrompendo il processo del morire è in grado di tenere in un limbo di non vita individui che hanno la sfortuna di sopravvivere a traumi encefalici massivi senza però riacquisire le funzioni cerebrali che consentono un proseguimento della propria esistenza biografica.
La Consulta di Bioetica accoglie la sentenza come un’ulteriore passo in avanti nella direzione di riconoscere il diritto all’autodeterminazione degli individui in fasi in cui essi non siano più in grado di esprimersi e nel confermare che vi è un’evoluzione culturale inarrestabile che non ritiene né moralmente né praticamente auspicabile attribuire alla vita un valore assoluto, indipendentemente dalla circostanze in cui si svolge e svincolata dall’idea di vita buona che ciascuno ha per sé. Invocare come non negoziabili i principi di indisponibilità e sacralità della vita in certe situazioni concrete, come torna a fare il fronte cattolico, significa solo mettere in campo un furore ideologico che sfocia in un inutile feticismo della vita biologica e tende ad imporre a tutti un ingiustificabile ‘obbligo di vita’.
Seila Bernacchi
Coordinatrice Consulta di Bioetica – sezione di Pisa
La Consulta di Bioetica accoglie la sentenza come un’ulteriore passo in avanti nella direzione di riconoscere il diritto all’autodeterminazione degli individui in fasi in cui essi non siano più in grado di esprimersi e nel confermare che vi è un’evoluzione culturale inarrestabile che non ritiene né moralmente né praticamente auspicabile attribuire alla vita un valore assoluto, indipendentemente dalla circostanze in cui si svolge e svincolata dall’idea di vita buona che ciascuno ha per sé. Invocare come non negoziabili i principi di indisponibilità e sacralità della vita in certe situazioni concrete, come torna a fare il fronte cattolico, significa solo mettere in campo un furore ideologico che sfocia in un inutile feticismo della vita biologica e tende ad imporre a tutti un ingiustificabile ‘obbligo di vita’.
Seila Bernacchi
Coordinatrice Consulta di Bioetica – sezione di Pisa
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