Suicidio Britanny Maynard. L'opinione della Consulta bioetica Onlus di Pisa
A seguito della morte per suicidio assistito di Britanny Maynard si sono avute, per lo più da parte della stampa e dei pensatori cattolici, reazioni di sdegno e condanna. Tra queste particolare stupore suscita quella del quotidiano cattolico online La Nuova Bussola, che compara la scelta – legalmente autorizzata – di poter scegliere una ‘buona morte’ in date circostanze con la morte di Stefano Cucchi, prima vittima di violenze e poi lasciato morire mentre si trovava sotto la responsabilità di istituzioni statali.
Il paragone tra il caso Cucchi e la morte di Britanny risulta persino imbarazzante da contro argomentare. La presunta logica che si propone recita più o meno così: se uno Stato consente ai propri cittadini giunti in prossimità di una morte ineluttabile di accelerare quel processo attraverso un suicidio assistito nessuno poi può lamentarsi se all’interno delle strutture statali qualcuno venga ‘torturato’ e condotto a morte. Per chi sostiene questa tesi non importa che in un caso vi sia scelta e nell’altro no, che in un caso si sia di fronte ad una persona che sta morendo e sceglie di farlo evitando di affrontare atroci sofferenze e nell’altro una persona che viene fatta morire dopo averle inflitto azioni violente. Le circostanze e le volontà individuali non sono dirimenti.
In questo concetto indistinto per cui la vita è sacra e dunque indisponibile si perde di vista che le circostanze fattuali, la scelta e l’autodeterminazione individuale sono dirimenti eccome!
Gli stati che hanno legalizzato la buona morte riconoscono a ciascuno – in date circostanze cliniche – di essere libero e responsabile di scegliere se e come affrontarle sino all’estremo gesto. Uno Stato in cui una persona viene arrestata, picchiata e lasciata morire non sta riconoscendo il diritto all’autodeterminazione dei suoi cittadini ma sta autoritariamente facendo scempio di quel diritto. Le due situazioni sono addirittura antitetiche: in un caso lo Stato riconosce che ciascuno ha il diritto di disporre della propria vita e del proprio corpo, nell’altro lo Stato nega questo diritto e pensa anzi di potersi sostituire alla libera volontà dei cittadini nell’esercizio di quel diritto.
Pensare di poter assimilare i due casi. Questa la vera assurdità!
Seila Bernacchi
Coordinatrice Consulta di Bioetica ONLUS
Sez. Pisa
Il paragone tra il caso Cucchi e la morte di Britanny risulta persino imbarazzante da contro argomentare. La presunta logica che si propone recita più o meno così: se uno Stato consente ai propri cittadini giunti in prossimità di una morte ineluttabile di accelerare quel processo attraverso un suicidio assistito nessuno poi può lamentarsi se all’interno delle strutture statali qualcuno venga ‘torturato’ e condotto a morte. Per chi sostiene questa tesi non importa che in un caso vi sia scelta e nell’altro no, che in un caso si sia di fronte ad una persona che sta morendo e sceglie di farlo evitando di affrontare atroci sofferenze e nell’altro una persona che viene fatta morire dopo averle inflitto azioni violente. Le circostanze e le volontà individuali non sono dirimenti.
In questo concetto indistinto per cui la vita è sacra e dunque indisponibile si perde di vista che le circostanze fattuali, la scelta e l’autodeterminazione individuale sono dirimenti eccome!
Gli stati che hanno legalizzato la buona morte riconoscono a ciascuno – in date circostanze cliniche – di essere libero e responsabile di scegliere se e come affrontarle sino all’estremo gesto. Uno Stato in cui una persona viene arrestata, picchiata e lasciata morire non sta riconoscendo il diritto all’autodeterminazione dei suoi cittadini ma sta autoritariamente facendo scempio di quel diritto. Le due situazioni sono addirittura antitetiche: in un caso lo Stato riconosce che ciascuno ha il diritto di disporre della propria vita e del proprio corpo, nell’altro lo Stato nega questo diritto e pensa anzi di potersi sostituire alla libera volontà dei cittadini nell’esercizio di quel diritto.
Pensare di poter assimilare i due casi. Questa la vera assurdità!
Seila Bernacchi
Coordinatrice Consulta di Bioetica ONLUS
Sez. Pisa
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