Sventato complotto per assassinare autore vignette Islam
Sono passati quasi trenta mesi dalla loro pubblicazione (30 settembre 2005) e due anni da quando (era l'inizio del 2006) altri media europei hanno ripreso le vignette su Maometto pubblicate dal quotidiano danese Jyllands-Posten, aizzando gli animi di una parte della comunità islamica. E la Danimarca è ancora alle prese con la crisi, come dimostrano i 3 arresti "preventivi" effettuati oggi dalla polizia: c'era un complotto per assassinare l'autore della caricatura-simbolo, quella con il turbante del Profeta a forma di bomba.
E' almeno la terza 'vendetta' a scoppio ritardato sventata. Due immigrati musulmani e un danese convertito all'Islam sono stati condannati lo scorso novembre a Copenaghen per aver progettato -o semplicemente parlato tra loro scherzando, come hanno sostenuto gli accusati- un attentato contro la sede del Jyllands-Posten. A inizio autunno erano finiti in manette otto fondamentalisti legati ad al Qaida, presumibilmente con obiettivi simili (il processo contro gli unici due incriminati deve ancora aprirsi). E le bombe che nel 2006 due estremisti piazzarono su alcuni treni in Germania, non esplose per un difetto tecnico, erano una rappresaglia contro i giornali tedeschi che avevano pubblicato le vignette.
"Una storia che non finirà mai", commenta il vicepresidente del sindacato dei giornalisti danese invitando i disegnatori a tenere "un basso profilo". Raccomandazione superflua: Kurt Westergard, l'ultrasettantenne vignettista nel mirino degli ultimi aspiranti vendicatori (due cittadini tunisini, che verranno espulsi; e un danese di origine marocchina, che verrà rilasciato in attesa di essere processato) ha già vissuto a lungo nascosto e sotto protezione: in un'intervista televisiva ha ammesso di essere spaventato, anche se il sentimento si è trasformato in "rabbia e risentimento" e ringraziato i poliziotti che "mi hanno salvato la vita, ne sono convinto. Gli altri autori tacciono, su invito delle autorità.
La condanna per quanto continua ad accadere in Danimarca è stata immediata e unanime. Il premier Anders Fogh Rasmussen non minimizza: "Questo caso è la dimostrazione che purtroppo in Danimarca ci sono gruppi di estremisti che non accettano e rispettano i principi fondamentali sui quali la nostra democrazia è stata costruita". Il Consiglio dei musulmani danesi stigmatizza: "Azioni del genere non trovano posto nell'Islam". E anche il gruppo che aveva incitato alla rivolta di piazza due anni fa, l'Islamic Faith Community, invita i musulmani alla calma.
E' almeno la terza 'vendetta' a scoppio ritardato sventata. Due immigrati musulmani e un danese convertito all'Islam sono stati condannati lo scorso novembre a Copenaghen per aver progettato -o semplicemente parlato tra loro scherzando, come hanno sostenuto gli accusati- un attentato contro la sede del Jyllands-Posten. A inizio autunno erano finiti in manette otto fondamentalisti legati ad al Qaida, presumibilmente con obiettivi simili (il processo contro gli unici due incriminati deve ancora aprirsi). E le bombe che nel 2006 due estremisti piazzarono su alcuni treni in Germania, non esplose per un difetto tecnico, erano una rappresaglia contro i giornali tedeschi che avevano pubblicato le vignette.
"Una storia che non finirà mai", commenta il vicepresidente del sindacato dei giornalisti danese invitando i disegnatori a tenere "un basso profilo". Raccomandazione superflua: Kurt Westergard, l'ultrasettantenne vignettista nel mirino degli ultimi aspiranti vendicatori (due cittadini tunisini, che verranno espulsi; e un danese di origine marocchina, che verrà rilasciato in attesa di essere processato) ha già vissuto a lungo nascosto e sotto protezione: in un'intervista televisiva ha ammesso di essere spaventato, anche se il sentimento si è trasformato in "rabbia e risentimento" e ringraziato i poliziotti che "mi hanno salvato la vita, ne sono convinto. Gli altri autori tacciono, su invito delle autorità.
La condanna per quanto continua ad accadere in Danimarca è stata immediata e unanime. Il premier Anders Fogh Rasmussen non minimizza: "Questo caso è la dimostrazione che purtroppo in Danimarca ci sono gruppi di estremisti che non accettano e rispettano i principi fondamentali sui quali la nostra democrazia è stata costruita". Il Consiglio dei musulmani danesi stigmatizza: "Azioni del genere non trovano posto nell'Islam". E anche il gruppo che aveva incitato alla rivolta di piazza due anni fa, l'Islamic Faith Community, invita i musulmani alla calma.
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