Svizzera. No del Parlamento alla depenalizzazione dello spinello
Il consumo di cannabis rimane punibile in Svizzera. Con 102 voti contro 92, il Consiglio Nazionale ha deciso che fumare uno spinello debba essere ancora materia di polizia e tribunali. Cosi', la revisione della legge sugli stupefacenti e' stata tolta dall'agenda parlamentare, malgrado la volonta' riformatrice del Governo e dell'altro ramo del parlamento. Invano, il ministro degli Interni, Pascal Couchepin, ha avvertito che e' rischioso ignorare la realta' di centinaia di migliaia di persone che fanno un uso regolare o saltuario di cannabis e che la protezione dei giovani passa attraverso un miglior controllo del mercato. A vincere e' stata la Commissione per la Sicurezza sociale e sanitaria, che e' riuscita a convincere la maggioranza del Consiglio Nazionale dei rischi legati alla banalizzazione della cannabis e che i giovani si proteggono solo vietandola.Delusi gli insegnanti e la polizia, le cui associazioni lamentano la sottovalutazione di un problema che invece avrebbe richiesto un dibattito approfondito. Adesso urge una nuova legge, che elabori meglio i temi della prevenzione e della tutela dei giovani.
Il direttore del dipartimento della Sanita', Thomas Zeltner, autore del testo bocciato, teme che alcuni Cantoni emaneranno proprie leggi creando cosi' delle disparita' nel Paese. "Certo, si puo' continuare a vivere con la normativa vigente", commenta Zeltner. Pero' i problemi restano, e proprio riguardo alla cannabis quando si dice che e' vietata la coltivazione e la vendita finalizzate al consumo di sostanze stupefacenti: non e' una circostanza facile da dimostrare.
Il comitato A difesa della gioventu' contro la criminalita' della droga definisce il voto "un enorme oltraggio alla politica sulle droghe". A questo punto e' bene che sia il popolo a decidere. Il comitato lancera' un'iniziativa popolare per una politica ragionevole in tema di cannabis e di effettiva tutela dei giovani, il cui testo e' gia' stato vagliato e tradotto dalla cancelleria federale. Del comitato fanno parte non solo rappresentanti dello schieramento di sinistra e dei verdi, ma anche giovani politici di Cvp e Fdp, tra cui la Consigliera Nazionale Christa Markwalder. Il Consiglio Nazionale "si e' fatto condizionare dalla massiccia opera di lobbying di una minoranza di proibizionisti", che hanno sempre contrastato la politica dei Quattro Pilastri e ai quali non importa nulla di proteggere i giovani o di fare vera prevenzione.
Secondo il Governo che l'ha promossa e difesa, la nuova legge avrebbe dovuto adattare tutta la legislazione svizzera in materia di stupefacenti alla nuova realta'. La depenalizzazione del consumo di canapa era solo un aspetto della nuova norma. L'aspetto piu' controverso, che e' bastato ad affossare tutta la legge.
Benche' quasi ovunque in Svizzera la polizia gia' chiuda un occhio davanti ai consumatori di canapa indiana, la maggioranza ha infatti preferito non fornire un segnale che -hanno affermato- avrebbe potuto banalizzare lo spinello.
Oltre a depenalizzare il consumo, la proposta voleva rendere piu' lievi le sanzioni per chi coltiva la canapa per uso privato e, parallelamente, rafforzare le misure di prevenzione alle tossicomanie.
Secondo le stime, in Svizzera si contano circa 500.000 persone che consumano canapa occasionalmente o regolarmente.
Il voto finale e' giunto al termine di poco meno di tre ore di dibattito. Poco prima che si procedesse alla votazione, il ministro Couchepin ha "supplicato" la Camera del Popolo di aprire il dibattito sui singoli articoli. "Se votate contro la discussione -ha detto il consigliere federale radicale- significa che per il parlamento non vi e' un problema da risolvere". Ma l'invito del ministro non ha commosso gli avversari della revisione rimasti fermi alle dichiarazioni fatte in precedenza dove l'alleanza tra Partito popolare democratico (PPD), Unione democratica di centro (UDC), evangelici -assieme ad una maggioranza di radicali- dava poche speranze ai fautori di una revisione legislativa.
Nel corso della discussione sull'entrata in materia, Ruth Humbel Näf, popolare argoviese ha parlato dello stato "desolato" della politica svizzera in materia di droga, causata da un certo "laissez-faire". Altro difetto della legge, secondo la consigliera nazionale, e' il fatto di essere stata formulata dieci anni fa e di non tener quindi conto del fatto che la sostanza psicotropa (THC) contenuta nelle piante di marijuana e' di molto superiore ai valori registrati in passato. Il pericolo di dipendenza e' molto piu' forte con conseguenze negative sulla psiche dei giovani. "La depenalizzazione del consumo di canapa rischia di dar loro un segnale sbagliato, inducendoli a banalizzare questa droga in un momento in cui il suo consumo e' in netta ascesa".
La Humbel Näf ha anche ricordato le varie convenzioni internazionali -in particolare quella antidoping- alle quali la Svizzera ha aderito e dove il consumo di canapa e' espressamente messo all'indice. Se la Svizzera dovesse depenalizzare il consumo di droghe leggere, ha affermato la Näf, vi e' il rischio che il Paese si trasformi nel supermercato europeo della canapa".
Per il liberale Claude Ruey, che ha parlato a nome della maggioranza della commissione che ha preparato il dibattito (commissione contraria all'entrata in materia), la Svizzera ha bisogno di una politica della droga coerente, fatta di repressione, prevenzione e cura. Considerati i danni causati dalla canapa sui giovani e le preoccupazioni di docenti e famiglie agli adolescenti vanno fissati dei limiti chiari. Quanto alla volonta' del Consiglio federale di controllare il mercato della canapa, Ruey ha messo in guardia il governo dal trasformare la Confederazione nella "Colombia d'Europa". Argomenti simili sono stati pronunciati a nome dell'UDC da Jean Henry Dunant.
A nome della minoranza della commissione il radicale Felix Gutwiller ha messo in evidenza che gli avversari della revisione della legge sono gli stessi che si sono battuti contro la distribuzione controllata di eroina. A suo avviso, e' necessario ancorare nella legge la politica dei quattro pilastri. La depenalizzazione della canapa, ha ricordato Gutzwiller, non e' un assegno un bianco che permettera' ai giovani di fare quello che vogliono. "La revisione pone l'accento sulla prevenzione e sulla repressione con pene piu' severe per gli spacciatori che vendono droga alle persone sotto i 16 anni". La visione di una societa' senza droga non e' realista.
Per la verde Anne-Catherine Menétrey-Savary, la decisione di non entrata in materia difesa da alcuni deputati sfiora il paradosso, poiche' si tratta delle stesse persone che hanno votato per la depenalizzazione dell'assenzio, decisa nella stessa seduta del Consiglio nazionale. Altra contraddizione: mentre gli avversari della revisione giudicano la legge del Consiglio federale obsoleta, gli stessi si rifiutano di riscrivere una normativa promulgata nel 1951.
Per il socialista Jost Gross e' importante non interrompere il dialogo sulla droga. A suo avviso la criminalizzazione dei giovani e la repressione da sola non porteranno a nulla. Una non entrata in materia, aveva avvertito, "mettera' in pericolo la politica in materia di droga dei quattro pilastri, segnando per la Svizzera l'inizio di un'era glaciale in questo settore". Sempre da sinistra, varie voci si sono alzate contro la politica dello "struzzo", che arricchirebbe solo i produttori e in trafficanti di canapa.
Da ultimo Pascal Couchepin, ha chiesto l'apertura di un dibattito esortando i deputati a non far finta che non esista un problema droga in Svizzera. Per il vallesano era importante trovare un punto di equilibrio tra gli ideali dell'astinenza propugnati da qualcuno e la realta' fatta di migliaia di fumatori. Riguardo alla produzione di canapa, ha aggiunto, "la legge ci darebbe la possibilita' di controllare il mercato e quindi anche i tassi di THC". Ma la maggioranza non lo ha seguito.
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