Svizzera. Test antidroga obbligatori per controllori treni
Le Ferrovie svizzere optano per la tolleranza zero nei confronti degli stupefacenti, compreso lo spinello fumato nel tempo libero. Dallo scorso dicembre i controllori con meno di 40 anni in servizio sui treni devono sottoporsi a test anti-droga simili a quelli riservati in precedenza ai soli macchinisti, ha rivelato ieri la trasmissione "10 vor 10" della televisione svizzero tedesca SF.Secondo l'azienda i controlli, che mirano in particolare a reprimere il consumo di cannabis in uso fra i giovani, sono nell'interesse della sicurezza dei viaggiatori, ma un professore di diritto del lavoro dell'universta' di San Gallo sostiene che le Ferrrovie elvetiche non possono imporre ai loro dipendenti come comportarsi nel tempo libero. In campo e' sceso anche il Garante della Privacy, che nella Confederazione viene ribattezzato 'Mister Dati'.
Hanspeter Thur, l'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (Ifpdt) esprime serie perplessita' sui controlli anti-droga a tappeto decisi dalle Ferrovie. Si tratta a prima vista di una misura sproporzionata che non c'entra nemmeno l'obiettivo, ha spiegato Thur all'agenzia di stampa elvetica Ats. Per professioni in cui si richiede un elevato grado di sicurezza, come per esempio per i macchinisti, i controlli antidroga possono entrare in considerazione, ha affermato Thur, che si dice sorpreso per come si stanno muovendo le Ferrovie. "Non riesco a capire perche' si limiti il test alle sole droghe illegali", si chiede Thur,secondo il quale l'alcol potrebbe essere un problema ben maggiore.
Il Garante non coglie nemmeno il senso della soglia dei 40 anni fissata dalle Ferrovie elvetiche: vi sono sicuramente anche dipendenti piu' anziani che fanno uso di stupefacenti, afferma convinto Thur. Inaccettabili appaiono infine le conseguenze per la vita privata dei lavoratori. "Non afferro come il consumo di cannabis nel tempo libero possa rappresentare un rischio alla sicurezza mesi piu' tardi", sostiene il Garante, che ora intende valutare la legalita' dei test. Se le Ferrovie forniranno risposte plausibili, nessuno dira' nulla contro i controlli. "Al momento ho pero' dei dubbi che sara' cosi'", precisa Thur.
L'ufficio del Garante era gia' intervenuto nel 2000 nei confronti della Roche, che eseguiva test anti-droga dell'urina sui suoi dipendenti. Thur aveva chiesto la revoca di questi controlli, ma la multinazionale farmaceutica aveva risposto picche. La societa' basilese aveva fatto marcia indietro solo quando la Commissione federale della protezione dei dati (Cfdp) decreto' che la misura era sproporzionata e violava la personalita' dei suoi dipendenti.
Interpellato durante il servizio del telegiornale di meta' serata di SF, che ha diffuso la notizia, il portavoce delle Ferrovie Roland Binz ha spiegato che la compagnia pretende dal suo personale che arrivi al lavoro con la testa perfettamente funzionante. Le Ferrovie non accettano quindi il consumo di droghe illegali ne' durante il servizio, ne' fuori dal tempo di lavoro. I controllori che risultato positivi ai test dell'urina perche' per esempio hanno fumato spinelli nel fine settimana devono firmare una dichiarazione in cui si impegnano a rinunciare alla cannabis anche nel tempo libero.
"Non trovo corretto che le Ferrovie ficchino il naso nella vita privata dei loro dipendenti, quando questi hanno lavorato per dieci anni senza causare alcun problema: se invece insorgono difficolta' allora si' che si potrebbe andare a cercare il motivo", ha affermato nel servizio televisivo Esther Lauper, una donna controllore finita nelle maglie del test dopo aver fumato un joint durante le vacanze.
Una posizione che trova sostegno da parte del professor Thomas Geiser dell'universita' di San Gallo. A suo avviso il dipendente delle Ferrovie si impegna a mettersi a disposizione al 100% mentalmente e fisicamente sul suo posto di lavoro, ma non deve accettare che l'azienda organizzi anche la sua vita privata. "Viviamo in una societa' libera, non puo' esistere un rapporto di sudditanza", sostiene l'esperto di diritto del lavoro. Secondo Geiser l'iniziativa delle Ferrovie viola quindi la legge.
Intanto, sempre in materia di sicurezza, le registrazioni delle telecamere sistemate nelle stazioni e sui treni potrebbero essere conservate per cento giorni e non piu' per 24 ore. In caso di necessita', il materiale verrebbe trasmesso all'autorita' penale. Lo ha proposto ieri il Consiglio federale, sottoponendo una modifica della legislazione al Parlamento. Le imprese di trasporto dovrebbero ottenere l'adozione di ulteriori mezzi e strumenti. L'attuale polizia ferroviaria sara' sostituita da un servizio di pattugliaa, non armato, in grado di agire anche su autobus, battelli e funivie.
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