Tasmania rifiuta la depenalizzazione delle droghe
Il governo della Tasmania ha respinto la proposta di adottare un approccio simile a quello in vigore nel Territorio della Capitale Australiana (ACT), dove dal 2023 è depenalizzato il possesso di piccole quantità di sostanze illecite per uso personale. Come riporta Pulse Tasmania, i sostenitori della riforma avevano chiesto di estendere all'isola il modello introdotto a Canberra, ma le autorità statali hanno opposto un netto rifiuto.
Nell'ACT, chi viene trovato in possesso di piccole quantità di droghe — tra cui cocaina, ecstasy, ice, eroina, LSD e anfetamine — non viene perseguito penalmente. Le droghe vengono confiscate e al possessore viene comminata una multa di 100 dollari australiani oppure viene indirizzato a un programma di riabilitazione presso i servizi sanitari. La vendita e la produzione di sostanze stupefacenti rimangono invece reati penali a tutti gli effetti.
Il governo tasmaniano ha ribadito la propria contrarietà a qualsiasi forma di depenalizzazione, preferendo mantenere l'attuale impostazione penalistica per il possesso di stupefacenti. La posizione non è nuova: le autorità dello Stato insulare hanno già respinto in passato altre proposte in materia di riduzione del danno, tra cui l'introduzione del drug checking (analisi delle sostanze prima del consumo) e la fornitura di strumenti per il consumo sicuro di metanfetamina.
A spingere per la riforma sono associazioni di categoria, operatori del settore delle dipendenze e formazioni politiche come i Verdi, che hanno anche presentato una bozza di legge per la depenalizzazione dell'uso personale. Il dibattito si inserisce in un contesto di crescente attenzione pubblica: un sondaggio Roy Morgan del 2025 aveva rilevato che il 52% dei tasmaniani è favorevole alla piena legalizzazione della cannabis, mentre un'indagine EMRS del 2023 aveva evidenziato che il 69% degli intervistati non ritiene che il possesso per uso personale debba costituire un reato penale.