Venerdì 9 ottobre 2026
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Tassare le big tech: le mosse di Ue e Italia su CORE e web tax

U.E.
Notizia ·

La fiscalità digitale europea si prepara a un cambio di passo. Secondo quanto riportato da Agenda Digitale, la Commissione europea starebbe valutando una revisione della CORE (Corporate Resource for Europe), il contributo forfettario annuale a carico delle grandi imprese già inserito nel pacchetto di nuove risorse proprie destinate a finanziare il bilancio dell'Unione per il periodo 2028-2034.

 

L'idea, secondo quanto riferito dal Financial Times nell'ottobre 2026, non è introdurre una nuova tassa rivolta esclusivamente alle piattaforme digitali, bensì concentrare un prelievo europeo sulle imprese di maggiori dimensioni, a prescindere dal settore in cui operano. Una scelta che permetterebbe a Bruxelles di colpire comunque i colossi tecnologici americani senza nominarli esplicitamente nella normativa, evitando così di riaprire lo scontro commerciale con l'amministrazione Trump, che in passato ha minacciato dazi fino al 100% contro i Paesi che tassano in modo specifico i servizi digitali delle aziende statunitensi.

 

La CORE, presentata dalla Commissione nel luglio 2025, prevede attualmente che qualsiasi impresa operante nell'Unione con un fatturato netto superiore a 100 milioni di euro versi un contributo forfettario annuale al bilancio comunitario, con importi che oggi oscillano tra 100.000 e 750.000 euro l'anno. Per i grandi gruppi multinazionali si tratta di cifre marginali rispetto ai loro guadagni complessivi, ed è per questo che Bruxelles starebbe ora valutando di innalzare le soglie dimensionali, in modo da concentrare l'onere su colossi come Apple, Alphabet, Meta e Amazon. Secondo le stime riportate, il gettito medio atteso si aggirerebbe intorno ai 6,8 miliardi di euro l'anno per l'intero periodo di bilancio 2028-2034.

 

La proposta, tuttavia, non è priva di ostacoli politici: per diventare operativa richiede l'unanimità in sede di Consiglio europeo e l'approvazione di tutti gli Stati membri, un passaggio che in passato ha già bloccato altri tentativi di introdurre una tassazione comune sui servizi digitali. Come riportato da un funzionario Ue citato dal Financial Times, alcune capitali europee si oppongono a una tassa digitale pura perché non vogliono irritare gli americani, mentre molte altre si oppongono proprio alla CORE: la soluzione individuata sarebbe quella di allargare il prelievo a coprire praticamente tutte le grandi aziende.

 

Sul fronte italiano, nel frattempo, resta in vigore la web tax nazionale, che secondo i dati riportati da Agenda Digitale ha generato nel 2025 un gettito di circa 637 milioni di euro. Resta però aperto un nodo cruciale, quello di capire chi sosterrà realmente il costo di queste imposte. Le piattaforme digitali, infatti, potrebbero scegliere di trasferire l'onere fiscale sui venditori terzi e sulle piccole e medie imprese che utilizzano i loro marketplace, come già accaduto in passato nel caso di Amazon. Un meccanismo che rischia di scaricarsi infine sui consumatori finali e di produrre ripercussioni anche sul funzionamento del mercato unico europeo.

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