Sabato 6 giugno 2026
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Tensione nel centro-destra dopo la debacle sul ddl sicurezza. Il capo della Polizia si schiera con la Lega Nord

U.E. - ITALIA
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 "Alla fine sono stati in pochi quelli del Pdl che hanno votato a favore dell'emendamento. E' la sinistra che ha liberato i clandestini, e lo dovranno spiegare alla gente". Umberto Bossi, raggiunto al ritorno da L'Aquila, ridimensiona lo scontro tra Pdl e Lega andato in scena ieri alla Camera sul decreto sicurezza, con l'approvazione di un emendamento Pd-Udc grazie ai voti di oltre una decina di deputati del Pdl. Domani ci sarà un incontro tra Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Roberto Maroni, ma il leader della Lega preannuncia toni distesi: "Chiariremo tutto". Anche perchè "in ballo c'è ancora il federalismo", osservano dal Carroccio, e anche se "l'incazzatura c'è perchè la norma era importantissima", domani si proverà a trovare una soluzione. Rassicurazioni arrivano anche dal premier: "Ho sentito Bossi, è tutto ok", avrebbe detto parlando con i suoi.
Eppure per tutto il giorno la tensione tra gli alleati di Governo è stata alta. Subito dopo il voto, i leghisti escono dall'Aula infuriati, tra insulti all'indirizzo dei colleghi del Pdl e minacce di uscire dalla maggioranza: "Basta con questa gente", "è un tradimento - dice il vicecapogruppo Marco Reguzzoni - perchè è stata una decisione politica, non si puó parlare di casi isolati o di errore". Immediata la riunione dei vertici della Lega, con telefonata a Silvio Berlusconi e seguente attacco di Roberto Maroni: "Sono furibondo, è stato votato un indulto per oltre mille clandestini. Serve l'impegno del premier".
Ma in realtà, dopo l'incontro, le facce dei leghisti sono piú distese: "Ora sarà chiaro, in campagna elettorale, a chi dovrà rivolgersi l'elettorato che vuole sicurezza e lotta ai clandestini. E faremo il pieno di voti". Insomma, si è capito che la stilettata alla Lega in realtà potrebbe essere un boomerang per il Pdl. Consapevolezza chiara nei pidiellini eletti al nord: "Oggi abbiamo perso altri punti percentuali nei confronti della Lega", osserva una deputata piemontese. E Ignazio La Russa prova a ribaltare la situazione: "Chiameró Berlusconi per dirgli che voglio una norma che sia dura il doppio" verso i clandestini, dando la propria disponibilità a fare in modo, anche lavorando di piú nelle Camere, per correggere il decreto nel passaggio in Senato.
Ma quanto successo ieri potrebbe essere un boomerang anche su altri argomenti: la Lega ora potrà alzare le richieste su varie partite aperte. Prima di tutto le amministrative, con le partite ancora non chiuse in Veneto ma anche in Emilia Romagna. E poi sono possibili ritorsioni sui piccoli Comuni, quelli sotto i 15mila abitanti, dove la Lega potrebbe correre in solitaria.
Ancora: il Carroccio chiederà garanzie assolute su federalismo fiscale e sul no all'election day per il referendum sulla legge elettorale, indigesto alla Lega. Ma la risposta piú dura potrebbe arrivare su un tema molto caro allo stesso Berlusconi, le intercettazioni. "Dopo l'incidente' di oggi - spiega un deputato - non potranno dire no alla nostra richiesta di una riforma complessiva sul funzionamento della magistratura".
Alla Camera resta la scia dei veleni e delle accuse reciproche.
Dalla Lega si punta l'indice contro l'ala aennina del Pdl, e si guarda anche alla presidenza della Camera: "Perchè abbiamo saputo solo tre minuti prima del voto che ci sarebbe stato lo scrutinio segreto?", si chiede la relatrice Carolina Lussana. In effetti, la richiesta del Pd di votare a scrutinio segreto era stata inoltrata per tempo alla Presidenza, che vaglia severamente i casi in cui - con riferimento a precisi articoli della Costituzione - si puó concedere il voto segreto. E del resto, motivi di risentimento nel Pdl verso la Lega ce ne sono svariati: dalle candidature per le amministrative alle numerose concessioni che sono state fatte all'alleato.
Ma la risposta del Pdl è una controaccusa: da piú parti si insinua il sospetto che a votare a favore dell'emendamento Pd-Udc siano stati proprio i leghisti, per cavalcare l'argomento in campagna elettorale e "additarci come il partito dei clandestini". Ipotesi affacciata dallo stesso La Russa: "E' piú probabile che siano del Pdl, ma non si puó escludere che ci sia qualcuno della Lega. Indaghiamo in tutte le direzioni, ma si tratta di 12 scemi, che hanno utilizzato, in un modo che non fa loro onore, il voto segreto". Riposta immediata del capogruppo leghista Roberto Cota: "Nella Lega non ci sono scemi, e La Russa lo sa benissimo". Controreplica La Russa: "Gli scemi sono un po' ovunque". Ma a fine serata i deputati del Carroccio raccontano di un'ammissione di colpevolezza dello stesso La Russa: "Ha mandato un bigliettino a Cota, dicendogli che sa bene che gli scemi sono nel Pdl...".

MANGANELLI (POLIZIA), QUANTO ACCADUTO INCENTIVA NUOVI ARRIVI
- L'aver soppresso la norma che estende la permanenza coatta nei Cie da due a sei mesi rappresenta 'un incentivo ai nuovi arrivi' di clandestini sul nostro territorio e questo 'risulta chiaramente dai dati processuali e investigativi in nostro possesso'. E' quanto ha affermato il Capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli che, accanto al Ministro dell'Interno Roberto Maroni e al sottosegretario Alfredo Mantovano, ha partecipato alla conferenza stampa al Viminale dopo il voto sul Dl anti-stupri alla Camera.
Manganelli ha aggiunto che quanti 'gestiscono i traffici scandiscono il loro operato anche su queste basi' e che un segnale 'di tutti fuori' arriva subito agli 'sfruttatori di clandestini'.
Secondo il capo della Polizia in molti casi, insomma, il tempo di 60 giorni per il trattenimento nei Cie dei clandestini e' insufficiente per procedere alle identificazioni e alle espulsioni. 'Questo - ha voluto aggiungere - e' un dato tecnico e non ideologico'. 'Se ci accontentiamo con i clandestini del 'cartellino rosso' va bene - ha concluso Manganelli facendo riferimento alle ingiunzioni di espulsione - ma in questo caso non tutti, poi, lasciano il terreno di gioco'.

PENALISTI, OK STRALCIO RONDE E EMENDAMENTO IMMIGRATI - "Lo stralcio delle norme sulle ronde e l'approvazione dell'emendamento soppressivo della permanenza fino a sei mesi nei Cie sono entrambe modifiche da cogliere con estremo favore. Gia' l'Unione Camere Penali Italiane ne aveva sottolineato l'assoluta inopportunita', inefficacia e finanche il rischio di incostituzionalita'". Lo sottolinea, in una nota, il presidente delle Camere penali Oreste Dominioni che aggiunge: "ci auguriamo peraltro che questo convergere della maggioranza, o di parte di essa, su modifiche invocate dall'opposizione non costituisca merce di scambio affinche' l'opposizione cessi dal far valere altre posizioni di contrarieta' e dia il suo consenso all'approvazione di norme altrettanto, se non maggiormente, inopportune ed incostituzionali".
I penalisti, infine, ribadiscono la loro "assoluta contrarieta'" all'introduzione "delle nuove ipotesi di custodia cautelare in carcere obbligatoria e di eliminazione all'accesso delle misure alternative alla detenzione previste dalla legge Gozzini".
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