Testamento biologico. Il Pd partorisce il topolino: abbiamo trovato un 'orientamento prevalente'
Un po' come la collocazione europea del Pd anche le questioni etiche sono di quei temi che mettono alla prova la fusione di Ds e Margherita. Temi che sono la linea di confine su cui si affacciano le tradizioni di chi viene dall'una e dall'altra parte. E cosi', dopo mesi di riunioni e di confronto, sul testamento biologico il Partito democratico e' riuscito a trovare "un orientamento prevalente" senza pero' che si arrivasse a un voto sulla materia. Stamattina c'e' stata una riunione di deputati e senatori (a porte chiuse) e si e' deciso di evitare un voto finale. Decisione "pilatesca", attaccano i radicali a cui si sono unite le critiche di alcuni ex-Ds come Barbara Pollastrini e Gianni Cuperlo. Scelta di buonsenso, secondo Marina Sereni, che ha coordinato il gruppo di lavoro incaricato di trovare un testo-sintesi tra le varie anime del Pd.
"Se volevamo fare un voto a maggioranza potevamo evitare mesi di confronto tra di noi. Un testo su cui si raggiungeva il 51 per cento, si faceva presto a farlo -spiega Sereni- ed invece abbiamo lavorato per arrivare, da posizioni iniziali molto distanti, a raccogliere un largo consenso. Oggi, grazie lavoro svolto, un orientamento prevalente che infatti supera l'80 per cento". Un orientamento che taglia fuori le ali estreme: da una parte radicali e qualche democratico e dall'altra i teodem.
Il documento discusso (e non votato oggi) e' stato elaborato da un gruppo, coordinato da Sereni, e composto da Ignazio Marino, Umberto Veronesi, Paola Binetti, Livia Turco, Daniele Bosone, Maria Antonietta Coscioni. "E' stato un lavoro partito da zero perche' non avevamo un testo base", dice Sereni. E il risultato e' un documento in 12 punti in cui quello piu' discusso e' la questione della 'fine vita', i casi simili a quello di Eluana Englaro, per interdersi. La mediazione tra laici e cattolici del Pd e' stata trovata sul garantire a tutti idratazione e alimentazione aritificiale (che sono "atti medici" e non terapie) ad esclusione di chi abbia specificato di non volerli nel caso in cui si trovasse nella condizione di Eluana.
La mediazione non ha trovato d'accordo, pero', i teodem fermi sul fatto che non si possono interrompere le 'cure' per le persone nella condizione di Eluana. "Interrompere idratazione e nutrizione -dice Paola Binetti- significa di fatto introdurre l'eutanasia per fame e per sete. E siamo ovviamente contrari". Un no netto che potrebbe produrre qualche incidente nei lavori sul testamento biologico che partiranno a fine gennaio in commissione al Senato. Insomma, qualcuno potrebbe votare a favore del testo della maggioranza.
Paola Binetti non si spinge a parlare delle proposte del centrodestra ma, ad esempio, non nasconde la maggiore vicinanza con l'Udc e l'apprezzamento per il lavoro che sta facendo, alla Camera, il centrista Rocco Buttiglione: "Ho sottoscritto la sua proposta di legge". L'esponente teodem 'chiama' i popolari del Pd e, dicendosi "grata a Rosy Bindi", aggiunge: "Fioroni mi ha detto che e' d'accordo con noi".
Bindi, da parte sua, e' pero' soddisfatta del lavoro fatto nel Pd e soprattutto del fatto che si sia ribadita la 'liberta' di coscienza' sui temi etici: "Il Pd presentera' una proposta di legge tenendo conto dell'orientamento prevalente e lasciando ai parlamentari la liberta' di votare secondo coscienza sui singoli articoli. E in questo modo daremo anche una lezione di buona politica e di laicita' anche alla maggioranza. Ci sono ancora aspetti che andranno chiariti e approfonditi e sui quali forse non riusciremo a registrare un'identica posizione tra di noi. Ma questo non mi scandalizza.
L'area degli ex-Popolari del Pd e' dunque soddisfatta del lavoro svolto. Dice Pierluigi Castagnetti: "La mediazione politica raggiunta e' alta, anche se io non mi riconosco pienamente nel merito, ma questo e' l'unico punto di mediazione possibile". Visto il delicato equilibrio raggiunto tra la anime del Pd si e' quindi preferito non 'forzare' arrivando a un voto sul 'documento Sereni'. Un'esigenza di cui si e' fatto portavoce il numero due del Pd, Dario Franceschini: "Oggi non era la sede per votare. Il momento dei voti verra' nel corso del dibattito parlamentare. Abbiamo fatto un percorso utile in cui si e' visto che il Pd e' in grado di arrivare ad una sintesi e ad un avvicinamento delle posizioni. Ma e' chiaro che su questi temi nessun partito impone un voto".
La scelta non e' piaciuta ne' ai radicali, ne' ad alcuni ex-Ds come Barbarba Pollastrini, Gianni Cuperlo e Ignazio Marino. "Il pluralismo e' una ricchezza ma e' giusto votare -osserva Pollastrini- meglio una proposta di maggioranza purche' chiara e comprensibile".
Anche per Marino e' stato un errore non votare: "Un si' o un no, tutto il resto e' del diavolo -dice il senatore citando il Vangelo-. Si e' voluto dare un valore demoniaco al voto, mentre sarebbe stato molto piu' utile, al termine della riunione, esprimersi a favore o contro il documento. Una logica conclusione per contarsi".
Sulle barricate i radicali. "Si e' trovata una soluzione pilatesca e perdente -protesta Maria Antonietta Coscioni-. Si e' scelto semplicemente di far emergere la posizione prevalente, e basta.
Non era questo l'obiettivo, come abbiamo detto noi ma anche altri parlamentari come Cuperlo e la Pollastrini". La radicale protesta anche per aver svolto a 'porte chiuse' la riunione di oggi: "Avevamo chiesto che si desse pubblicita' al nostro dibattito, ma hanno preferito il 'chiuso'. Hanno preferito ancora una volta perseguire una linea rinunciataria. Si e' insomma accettato il ricatto di una minoranza di teodem". Accuse che il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro, respinge netto: "A trovare una sintesi ci vuole pazienza e dialogo. A piantare bandiere, invece, sono buoni tutti...".
"Se volevamo fare un voto a maggioranza potevamo evitare mesi di confronto tra di noi. Un testo su cui si raggiungeva il 51 per cento, si faceva presto a farlo -spiega Sereni- ed invece abbiamo lavorato per arrivare, da posizioni iniziali molto distanti, a raccogliere un largo consenso. Oggi, grazie lavoro svolto, un orientamento prevalente che infatti supera l'80 per cento". Un orientamento che taglia fuori le ali estreme: da una parte radicali e qualche democratico e dall'altra i teodem.
Il documento discusso (e non votato oggi) e' stato elaborato da un gruppo, coordinato da Sereni, e composto da Ignazio Marino, Umberto Veronesi, Paola Binetti, Livia Turco, Daniele Bosone, Maria Antonietta Coscioni. "E' stato un lavoro partito da zero perche' non avevamo un testo base", dice Sereni. E il risultato e' un documento in 12 punti in cui quello piu' discusso e' la questione della 'fine vita', i casi simili a quello di Eluana Englaro, per interdersi. La mediazione tra laici e cattolici del Pd e' stata trovata sul garantire a tutti idratazione e alimentazione aritificiale (che sono "atti medici" e non terapie) ad esclusione di chi abbia specificato di non volerli nel caso in cui si trovasse nella condizione di Eluana.
La mediazione non ha trovato d'accordo, pero', i teodem fermi sul fatto che non si possono interrompere le 'cure' per le persone nella condizione di Eluana. "Interrompere idratazione e nutrizione -dice Paola Binetti- significa di fatto introdurre l'eutanasia per fame e per sete. E siamo ovviamente contrari". Un no netto che potrebbe produrre qualche incidente nei lavori sul testamento biologico che partiranno a fine gennaio in commissione al Senato. Insomma, qualcuno potrebbe votare a favore del testo della maggioranza.
Paola Binetti non si spinge a parlare delle proposte del centrodestra ma, ad esempio, non nasconde la maggiore vicinanza con l'Udc e l'apprezzamento per il lavoro che sta facendo, alla Camera, il centrista Rocco Buttiglione: "Ho sottoscritto la sua proposta di legge". L'esponente teodem 'chiama' i popolari del Pd e, dicendosi "grata a Rosy Bindi", aggiunge: "Fioroni mi ha detto che e' d'accordo con noi".
Bindi, da parte sua, e' pero' soddisfatta del lavoro fatto nel Pd e soprattutto del fatto che si sia ribadita la 'liberta' di coscienza' sui temi etici: "Il Pd presentera' una proposta di legge tenendo conto dell'orientamento prevalente e lasciando ai parlamentari la liberta' di votare secondo coscienza sui singoli articoli. E in questo modo daremo anche una lezione di buona politica e di laicita' anche alla maggioranza. Ci sono ancora aspetti che andranno chiariti e approfonditi e sui quali forse non riusciremo a registrare un'identica posizione tra di noi. Ma questo non mi scandalizza.
L'area degli ex-Popolari del Pd e' dunque soddisfatta del lavoro svolto. Dice Pierluigi Castagnetti: "La mediazione politica raggiunta e' alta, anche se io non mi riconosco pienamente nel merito, ma questo e' l'unico punto di mediazione possibile". Visto il delicato equilibrio raggiunto tra la anime del Pd si e' quindi preferito non 'forzare' arrivando a un voto sul 'documento Sereni'. Un'esigenza di cui si e' fatto portavoce il numero due del Pd, Dario Franceschini: "Oggi non era la sede per votare. Il momento dei voti verra' nel corso del dibattito parlamentare. Abbiamo fatto un percorso utile in cui si e' visto che il Pd e' in grado di arrivare ad una sintesi e ad un avvicinamento delle posizioni. Ma e' chiaro che su questi temi nessun partito impone un voto".
La scelta non e' piaciuta ne' ai radicali, ne' ad alcuni ex-Ds come Barbarba Pollastrini, Gianni Cuperlo e Ignazio Marino. "Il pluralismo e' una ricchezza ma e' giusto votare -osserva Pollastrini- meglio una proposta di maggioranza purche' chiara e comprensibile".
Anche per Marino e' stato un errore non votare: "Un si' o un no, tutto il resto e' del diavolo -dice il senatore citando il Vangelo-. Si e' voluto dare un valore demoniaco al voto, mentre sarebbe stato molto piu' utile, al termine della riunione, esprimersi a favore o contro il documento. Una logica conclusione per contarsi".
Sulle barricate i radicali. "Si e' trovata una soluzione pilatesca e perdente -protesta Maria Antonietta Coscioni-. Si e' scelto semplicemente di far emergere la posizione prevalente, e basta.
Non era questo l'obiettivo, come abbiamo detto noi ma anche altri parlamentari come Cuperlo e la Pollastrini". La radicale protesta anche per aver svolto a 'porte chiuse' la riunione di oggi: "Avevamo chiesto che si desse pubblicita' al nostro dibattito, ma hanno preferito il 'chiuso'. Hanno preferito ancora una volta perseguire una linea rinunciataria. Si e' insomma accettato il ricatto di una minoranza di teodem". Accuse che il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro, respinge netto: "A trovare una sintesi ci vuole pazienza e dialogo. A piantare bandiere, invece, sono buoni tutti...".
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