Testamento biologico. Video appello di Ravasin
Paolo Ravasin, presidente della Cellula Coscioni di Treviso, malato di Sclerosi laterale amiotrofica e totalmente immobilizzato nel suo letto presso la casa di riposo delle Magnolie, il 21 luglio 2008 aveva pubblicato un video-testamento biologico per garantire il rispetto delle proprie volonta' in materia di scelte di fine vita. In particolare aveva espresso la volonta' di rifiuto l'eventuale ricorso alla idratazione e alla alimentazione forzata. Alla luce dell'approvazione del ddl Calabro', approvato il 26 marzo al Senato della Repubblica e di prossima discussione alla Camera dei deputati, Paolo Ravasin si rivolge ora, con un nuovo messaggio audio-video, direttamente alle massime cariche dello Stato: al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ai presidenti del Senato e della Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. Il video messaggio, registrato presso la casa di riposo di Monstier di Treviso, sara' presentato pubblicamente alla presenza e con la partecipazione di Emma Bonino, vicepresidente del Senato, Maria Antonietta Coscioni, deputata radicale, Marco Cappato, segretario dell'associazione Coscioni, oggi alle 10.25 nella sala stampa della Camera dei deputati in via della Missione, 4.
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"La legge sul fine vita da un certo punto di vista, quello di coloro che hanno una concezione sana della medicina, non cambiera' niente ma servira' a dire no ai cultori della morte, a impedire che un desiderio venga trasformato in un diritto e un diritto in un fatto". Cosi' la senatrice Pd, Paola Binetti, ha sintetizzato il senso del ddl Calabro' che definisce le regole sul fine vita. "Sono convinta - ha proseguito la senatrice durante un incontro con gli studenti dell'Universita' Campus Biomedico di Roma - che a partire dal mese di giugno, dopo le elezioni, si tornera' a parlare di questo argomento ed e' dunque giusto che si chiarisca a cosa il ddl dice si' e a cosa dice no. Dice si' - ha spiegato Binetti - alla vita, alla collaborazione tra medico e paziente e al rafforzamento delle cure palliative. Dice no all'eutanasia e alla sospensione di idratazione e nutrizione se questa e' causa diretta di morte'. Commentando il disegno di legge presentato dai Radicali, Binetti ha osservato che: 'esso esplicita chiaramente l'intenzione di affermare il diritto all'autodeterminazione fino all'autodistruzione, riassumendo nell'uomo - ha concluso la senarice - un potere assoluto'.
Garantire che la liberta' personale dell'individuo non venga violata. E' questo l'obiettivo al quale la societa', laica e cattolica indistantamente, deve tendere, senza strumentalizzazioni, nell'affrontare il tema del fine vita e del testamento biologico. Lo sostiene Marianna Madia, deputata del Pd, intervenuta oggi a un convegno presso l'universita' Campus Biomedico di Roma.
'Vorrei che sul fine vita il Parlamento non legiferasse. La decisione ultima dovrebbe essere della famiglia, con i medici e gli assistenti spirituali': lo ha detto il Presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, amico di famiglia d Beppino Englaro, che a Trieste ha accettato di parlare del 'caso Eluana'.
Tondo ha svelato 'di essere stato contattato in quelle settimane due volte da Bruno Vespa e da diversi giornali nazionali. Ho sempre resistito perche' - ha detto - capivo che questa era una vicenda di carattere personale, che intercettava la sensibilita' di ciascuno'.
Tondo ha detto di aver visto Eluana nell'ospedale di Lecco 'e - ha aggiunto - mi sono fatto un convincimento. Ho una figlia di 23 anni e non la farei vivere cosi'. Eluana era una pianta. Ma, ripeto, e' un mia valutazione personale. Se dovesse toccare a me - ha concluso - vorrei che a decidere fosse mia moglie, la mia famiglia, non una legge'.
'Penso che lo Stato dovrebbe esprimere in negativo una legge, cioe' una legge minima che dica cosa non si deve fare: che non si deve ricorrere quindi all'eutanasia e all'accanimento terapeutico'.
Cosi' il cardinal Agostino Vallini, vicario generale di Roma, e' intervenuto sul dibattito intorno alla legge sul testamento biologico, al vaglio del Parlamento, in occasione dell'incontro 'Dialoghi in cattedrale' nella basilica di San Giovanni in Laterano.
Secondo il vicario del Papa, in tema di testamento biologico 'c'e' tutto un insieme di situazioni molto delicate che non e' semplice discernere o definire per cui il tema resta aperto'.
Tuttavia un principio 'fondamentale', e', per il cardinal Vallini che 'la persona umana viene sempre prima dello Stato'.
In tema di testamento biologico 'cio' di cui abbiamo bisogno e' giungere a una visione che esprima una posizione condivisa, pur con le peculiarita' differenti che lecitamente appartengono al dibattito culturale e politico'. Lo ha detto monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, intervenendo in qualita' di moderatore all'incontro 'Dialoghi in cattedrale' nella basilica di San Giovanni in Laterano.
Il dibattito di ieri sera dal titolo 'Quando finisce la vita?' ha messo 'a confronto' il medico Maria Luisa Di Pietro e il filosofo Francesco D'Agostino, anche se entrambi hanno posizioni praticamente identiche a quelle della Chiesa cattolica.
Per monsignor Fisichella, nel caso di una legge sul testamento biologico subentra da un alto 'il principio della liberta' personale e dall'altro quello della indisponibilita' della vita'. Diventa quindi necessario 'conciliare questi due principi ugualmente validi', evitando che 'entrino in conflitto fra loro'. 'Quali spazi - si chiede il presidente della Pontificia accademia per la vita - sono consentiti alla Chiesa che ha il diritto di far sentire la sua voce e di contribuire al pari di tutte le istanze?'. Davanti a questioni bioetiche come questa 'fede e ragione devono confrontarsi e insieme condurre a un giudizio che dia serenita', portando argomentazioni oltre l'individualismo'
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"La legge sul fine vita da un certo punto di vista, quello di coloro che hanno una concezione sana della medicina, non cambiera' niente ma servira' a dire no ai cultori della morte, a impedire che un desiderio venga trasformato in un diritto e un diritto in un fatto". Cosi' la senatrice Pd, Paola Binetti, ha sintetizzato il senso del ddl Calabro' che definisce le regole sul fine vita. "Sono convinta - ha proseguito la senatrice durante un incontro con gli studenti dell'Universita' Campus Biomedico di Roma - che a partire dal mese di giugno, dopo le elezioni, si tornera' a parlare di questo argomento ed e' dunque giusto che si chiarisca a cosa il ddl dice si' e a cosa dice no. Dice si' - ha spiegato Binetti - alla vita, alla collaborazione tra medico e paziente e al rafforzamento delle cure palliative. Dice no all'eutanasia e alla sospensione di idratazione e nutrizione se questa e' causa diretta di morte'. Commentando il disegno di legge presentato dai Radicali, Binetti ha osservato che: 'esso esplicita chiaramente l'intenzione di affermare il diritto all'autodeterminazione fino all'autodistruzione, riassumendo nell'uomo - ha concluso la senarice - un potere assoluto'.
Garantire che la liberta' personale dell'individuo non venga violata. E' questo l'obiettivo al quale la societa', laica e cattolica indistantamente, deve tendere, senza strumentalizzazioni, nell'affrontare il tema del fine vita e del testamento biologico. Lo sostiene Marianna Madia, deputata del Pd, intervenuta oggi a un convegno presso l'universita' Campus Biomedico di Roma.
'Vorrei che sul fine vita il Parlamento non legiferasse. La decisione ultima dovrebbe essere della famiglia, con i medici e gli assistenti spirituali': lo ha detto il Presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, amico di famiglia d Beppino Englaro, che a Trieste ha accettato di parlare del 'caso Eluana'.
Tondo ha svelato 'di essere stato contattato in quelle settimane due volte da Bruno Vespa e da diversi giornali nazionali. Ho sempre resistito perche' - ha detto - capivo che questa era una vicenda di carattere personale, che intercettava la sensibilita' di ciascuno'.
Tondo ha detto di aver visto Eluana nell'ospedale di Lecco 'e - ha aggiunto - mi sono fatto un convincimento. Ho una figlia di 23 anni e non la farei vivere cosi'. Eluana era una pianta. Ma, ripeto, e' un mia valutazione personale. Se dovesse toccare a me - ha concluso - vorrei che a decidere fosse mia moglie, la mia famiglia, non una legge'.
'Penso che lo Stato dovrebbe esprimere in negativo una legge, cioe' una legge minima che dica cosa non si deve fare: che non si deve ricorrere quindi all'eutanasia e all'accanimento terapeutico'.
Cosi' il cardinal Agostino Vallini, vicario generale di Roma, e' intervenuto sul dibattito intorno alla legge sul testamento biologico, al vaglio del Parlamento, in occasione dell'incontro 'Dialoghi in cattedrale' nella basilica di San Giovanni in Laterano.
Secondo il vicario del Papa, in tema di testamento biologico 'c'e' tutto un insieme di situazioni molto delicate che non e' semplice discernere o definire per cui il tema resta aperto'.
Tuttavia un principio 'fondamentale', e', per il cardinal Vallini che 'la persona umana viene sempre prima dello Stato'.
In tema di testamento biologico 'cio' di cui abbiamo bisogno e' giungere a una visione che esprima una posizione condivisa, pur con le peculiarita' differenti che lecitamente appartengono al dibattito culturale e politico'. Lo ha detto monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, intervenendo in qualita' di moderatore all'incontro 'Dialoghi in cattedrale' nella basilica di San Giovanni in Laterano.
Il dibattito di ieri sera dal titolo 'Quando finisce la vita?' ha messo 'a confronto' il medico Maria Luisa Di Pietro e il filosofo Francesco D'Agostino, anche se entrambi hanno posizioni praticamente identiche a quelle della Chiesa cattolica.
Per monsignor Fisichella, nel caso di una legge sul testamento biologico subentra da un alto 'il principio della liberta' personale e dall'altro quello della indisponibilita' della vita'. Diventa quindi necessario 'conciliare questi due principi ugualmente validi', evitando che 'entrino in conflitto fra loro'. 'Quali spazi - si chiede il presidente della Pontificia accademia per la vita - sono consentiti alla Chiesa che ha il diritto di far sentire la sua voce e di contribuire al pari di tutte le istanze?'. Davanti a questioni bioetiche come questa 'fede e ragione devono confrontarsi e insieme condurre a un giudizio che dia serenita', portando argomentazioni oltre l'individualismo'
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