Tirolo. Nei presidi per tossicodipendenti aumentano gli 'over 50'
I servizi per le tossicodipendenze del Tirolo si stanno misurando con un fenomeno nuovo: negli ultimi anni, un numero crescente di persone oltre i cinquant'anni viene a chiedere aiuto. In molti casi si tratta di tossici degli anni '60 e '70, recidivi.Attualmente su 740 soggetti assistiti negli undici centri di consulenza dell'associazione BIT (accompagnamento, integrazione, tolleranza), il dieci per cento si compone di persone di quell'età. "Il più vecchio ad aver seguito uno dei nostri programmi aveva 60 anni", ha spiegato lo psicologo Dietmar Kamenschek nella conferenza stampa del 28 settembre a Innsbruck. Ciò è in parte dovuto a "programmi d'assistenza sempre migliori". Da un lato, ci sono i consumatori che hanno sempre assunto droghe; dall'altro, tossicodipendenti con alle spalle lunghe "fasi d'astinenza" ma che poi hanno avuto una ricaduta. "E' il caso, per esempio, di persone degli anni '60 e '70 che stanno vivendo una crisi della mezza età oppure soffrono di forte depressione", spiega Kamenschek. La maggioranza degli assistiti, ossia 621 su 740, è maschio, e la quota preponderante (57%) è formata dalla fascia 20-29 anni, sebbene il 20% sia sotto i venti.
"La quota di successo del gruppo di clienti astinenti dopo un anno è di circa un terzo". Gli altri due terzi hanno avuto delle parziali ricadute, e di questi almeno un terzo è tornato in trattamento dopo un certo periodo. "Sebbene non ci siano indagini rappresentative per il Tirolo, basandoci sulle stime internazionali possiamo dedurre che nella Regione ci siano 130.000 persone con una qualche esperienza di droga", spiega Ekkhard Madlung, primario del reparto per tossicomanie dell'ospedale psichiatrico Hall e membro del consiglio d'amministrazione di BIT. Di questi, circa 2.000 si possono definire individui "con un consumo problematico di droghe illegali". Uno dei principali problemi dei servizi di consulenza e assistenza è tuttora il numero esiguo di tossici raggiungibili con l'offerta d'aiuto e di trattamento adeguato. "Riteniamo che il 70% non sia raggiungibile", sostiene Madlung. Poi bisognerebbe sviluppare di più il campo, magari estendendo i programmi di sostituzione.
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