Martedì 9 giugno 2026
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TLC. Commissione bacchetta Italia: troppe istruzioni all'Agcom

U.E. - ITALIA
Notizia ·
La Commissione europea ha deciso, oggi a Bruxelles, di inviare una lettera di messa in mora all'Italia per aver limitato per legge l'indipendenza e la discrezionalità dell'Autorità nazionale per le telecomunicazioni.
Il Ddl sulle semplificazioni, votato ad aprile, impone all'Agcom di prevedere entro una scadenza prefissata (120 giorni) le modalità di separazione ('unbundling') fra i costi del canone che gli operatori pagano a Telecom Italia per fornire i propri servizi utilizzando il cosiddetto 'ultimo miglio' della rete telefonica, e i costi della manutenzione dei cavi in rame della stessa rete ('servizi ancillari').
Senza entrare nel merito del provvedimento (l'unbundling' fra la gestione della rete e la fornitura dei servizi è uno dei princìpi su cui da tempo insiste l'Ue nella sua politica di liberalizzazione nel campo delle tlc, dei trasporti e dell'energia), i servizi del commissario Neelie Kroes, competente per l'Agenda digitale, constatano che la legge in questione, prescrivendo preventivamente una particolare soluzione all'Agcom, ne limita i margini di discrezionalità.
Per la Commissione, si tratta di una violazione dell'indipendenza dell'autorità regolatrice nazionali che è "un principio fondamentale" delle regole Ue sulle tlc. Questo significa, ricorda il portavoce della Kroes, Ryan Heath, che i regolatori nazionali "non devono sollecitare né accettare istruzioni da nessun altro organismo in relazione alla regolazione del mercato". Sta all'Agcom, insomma, e non al legislatore, decidere autonomamente e caso per caso se è necessario e a che condizioni regolare un particolare settore di mercato sottoposto alla sua competenza, avverte la Commissione.
L'Italia ha ora due mesi per rispondere con le proprie osservazioni ai rilievi della Commissione. La messa in mora costituisce il primo stadio della procedura comunitaria d'infrazione. Se la risposta dello Stato membro interessato non è considerata soddisfacente, la Commissione può emettere un 'parere motivato' e, in caso di una nuova risposta insoddisfacente, adire infine la Corte europea di giustizia contro il paese inadempiente.

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