Torino, infermiera accusata di eutanasia attiva
È arrivato in pronto soccorso in condizioni disperate. Coma irreversibile. Nessuna possibilità di risvegliarsi. Di Sandro Lepore, 42 anni, si sa pochissimo: ultima residenza «Casa Comunale numero 1», cioè senza fissa dimora. Disperato, venerdì 7 agosto ha tentato il suicidio con un'overdose di oppiacei. I medici dell'ospedale San Giovanni Bosco di Torino dicono che il destino fosse segnato: «Non aveva alcuna possibilità di sopravvivere, e i genitori lo sapevano». Aspettavano insieme che finisse l'agonia. Ma qualcuno avrebbe aiutato Sandro a morire. Prima del tempo. Con una dose letale di calmante iniettata in Rianimazione.
Eutanasia attiva. Questo è il sospetto. L'ipotesi su cui lavora la procura di Torino, che ha aperto un'inchiesta ipotizzando il reato di omicidio volontario. Nel registro degli indagati è stata iscritta un'infermiera. I parenti della vittima sono stati immediatamente informati di essere «parte lesa» in un'indagine che si prospetta lunga e complicata. Il funerale è stato bloccato: oggi ci saranno i primi accertamenti sul cadavere, domani sarà eseguita l'autopsia.
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Una "bega di reparto" ma anche "la spia di cosa possa accadere". Cosi' il radicale Silvio Viale commenta la notizia. In una nota il medico radicale afferma che "ogni riferimento all'eutanasia e' improprio, ma che la vicenda conferma come molte pratiche siano verosimili nelle nostre riaminazioni in assenza di norme che autorizzino l'eutanasia volontaria e il testamento biologico". Viale, che e' membro della Direzione Nazionale dell'Associazione Luca Coscioni ed e' un dirigente di Exit-Italia, sottolinea : "Da quanto emerge e' probabile che si tratti di una semplice bega di reparto scaturita dai timori o dal pregiudizio di qualche collega. La pratica di somministrare farmaci usati di routine senza avvertire il medico e' talmente accettata e diffusa che a stupire sembra essere piu' la segnalazione da parte del medico che la candida ammissione dell'infermiera. Molto - prosegue - dipende dal farmaco somministrato e dalla dose, ma non mi stupirei che il tutto trovasse origine nel difensivismo del medico o nei suoi pregiudizi". "In ogni caso - dice ancora Viale - la vicenda non riguarda la battaglia per legalizzare l'eutanasia volontaria come in Belgio, Olanda, Lussemburgo e Svizzera e ogni riferimento all'eutanasia e' improprio, quando l'ipotesi e' 'omicidio volontario, colposo o preterintenzionale'. Purtroppo la segnalazione del medico, qualunque sia la motivazione alla sua origine, e' la spia di cosa possa accadere davvero nei nostri reparti per pieta' ed in accordo con i parenti, senza quelle garanzie che esistono laddove l'eutanasia ed il testamento biologico sono permessi e disciplinati. Infatti, se un medico ha ritenuto di scindere le proprie responsabilita' e di segnalare un intervento terapeutico da lui non condiviso, significa che pensa che cio' possa accadere e che effettivamente sia accaduto.
All'infermiera - conclude - va la nostra istintiva solidarieta'. Al medico denunciante l'invito a raccontare tutto quello che sa perche' la politica si svegli".
'E' assolutamente errato parlare di eutanasia'. E' quanto sottolinea l'avvocato Claudio Maria Papotti, legale dell'infermiera torinese che e' stata indagata dopo la morte di un paziente in coma irreversibile in seguito a un tentativo di suicidio. 'Esistono protocolli per il trattamento dei malati terminali - aggiunge l'avvocato Papotti - e la mia assistita si e' mosa nell'ambito della rigida applicazione di questi protocolli sotto controllo e indicazione medica. Ha gestito il protocollo in atto - conclude il legale dell'infermiera - con saggezza, buon senso e in ambito di legalita' e applicando quello che il quel momento le esigenze di alleanza terapeutica rendevano necessario'.
Eutanasia attiva. Questo è il sospetto. L'ipotesi su cui lavora la procura di Torino, che ha aperto un'inchiesta ipotizzando il reato di omicidio volontario. Nel registro degli indagati è stata iscritta un'infermiera. I parenti della vittima sono stati immediatamente informati di essere «parte lesa» in un'indagine che si prospetta lunga e complicata. Il funerale è stato bloccato: oggi ci saranno i primi accertamenti sul cadavere, domani sarà eseguita l'autopsia.
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Una "bega di reparto" ma anche "la spia di cosa possa accadere". Cosi' il radicale Silvio Viale commenta la notizia. In una nota il medico radicale afferma che "ogni riferimento all'eutanasia e' improprio, ma che la vicenda conferma come molte pratiche siano verosimili nelle nostre riaminazioni in assenza di norme che autorizzino l'eutanasia volontaria e il testamento biologico". Viale, che e' membro della Direzione Nazionale dell'Associazione Luca Coscioni ed e' un dirigente di Exit-Italia, sottolinea : "Da quanto emerge e' probabile che si tratti di una semplice bega di reparto scaturita dai timori o dal pregiudizio di qualche collega. La pratica di somministrare farmaci usati di routine senza avvertire il medico e' talmente accettata e diffusa che a stupire sembra essere piu' la segnalazione da parte del medico che la candida ammissione dell'infermiera. Molto - prosegue - dipende dal farmaco somministrato e dalla dose, ma non mi stupirei che il tutto trovasse origine nel difensivismo del medico o nei suoi pregiudizi". "In ogni caso - dice ancora Viale - la vicenda non riguarda la battaglia per legalizzare l'eutanasia volontaria come in Belgio, Olanda, Lussemburgo e Svizzera e ogni riferimento all'eutanasia e' improprio, quando l'ipotesi e' 'omicidio volontario, colposo o preterintenzionale'. Purtroppo la segnalazione del medico, qualunque sia la motivazione alla sua origine, e' la spia di cosa possa accadere davvero nei nostri reparti per pieta' ed in accordo con i parenti, senza quelle garanzie che esistono laddove l'eutanasia ed il testamento biologico sono permessi e disciplinati. Infatti, se un medico ha ritenuto di scindere le proprie responsabilita' e di segnalare un intervento terapeutico da lui non condiviso, significa che pensa che cio' possa accadere e che effettivamente sia accaduto.
All'infermiera - conclude - va la nostra istintiva solidarieta'. Al medico denunciante l'invito a raccontare tutto quello che sa perche' la politica si svegli".
'E' assolutamente errato parlare di eutanasia'. E' quanto sottolinea l'avvocato Claudio Maria Papotti, legale dell'infermiera torinese che e' stata indagata dopo la morte di un paziente in coma irreversibile in seguito a un tentativo di suicidio. 'Esistono protocolli per il trattamento dei malati terminali - aggiunge l'avvocato Papotti - e la mia assistita si e' mosa nell'ambito della rigida applicazione di questi protocolli sotto controllo e indicazione medica. Ha gestito il protocollo in atto - conclude il legale dell'infermiera - con saggezza, buon senso e in ambito di legalita' e applicando quello che il quel momento le esigenze di alleanza terapeutica rendevano necessario'.
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