Toscana. Pdl: costringere donne a rimanere in ospedale dopo somministrazione Ru486
"La somministrazione in Toscana della Ru486 e' sempre avvenuta nell'illegalita'". Le accuse rivolte alla regione Toscana dal Popolo della liberta' -rappresentato dal senatore azzurro Gaetano Quagliariello, dalla candidata Eugenia Roccella e da Stefania Fuscagni, consigliere regionale di Forza Italia- sono durissime.
"In Toscana fino al marzo 2007 le interruzioni volontarie di gravidanza (ivg) farmacologiche sono state in totale 428, con 66 ivg chirurgiche successive all'uso della Ru486, e la stragrande maggioranza di dimissioni volontarie (fino all'80% in taluni ospedali), aggirando di fatto la richiesta di ricovero di almeno tre giorni, e comunque senza alcuna certezza che l'aborto avvenga in ambiente ospedaliero".
Infatti, aggiungono, c'e' un parere del Consiglio superiore di sanita' secondo cui "i rischi dell'interruzione farmacologia della gravidanza si possono considerare equivalenti ai rischi dell'interruzione chirurgica solo se l'interruzione avviene in ambiente ospedaliero". E che "tale metodica sarebbe conforme alla legge 194 solo se svolta 'in ambito ospedaliero fino a completamento dell'aborto e delle cure del caso'". Roccella, Fuscagni e Quagliariello puntano quindi il dito contro l'assessore alla Sanita': "Rossi, dopo le numerose interrogazioni regionali e nazionali, ha semplicemente diramato una nota ai direttori generali (il 9 febbraio 2006) ricordando che la somministrazione della Ru486 richiede un regime di ricovero di 3 giorni. Se poi l'80% delle pazienti firma le dimissioni volontarie; questo e' responsabilita' delle pazienti, e l'assessore puo' lavarsene le mani".
In Italia, si legge nel dossier, "non esiste alcun protocollo approvato che regoli la procedura abortiva per via farmacologica, perche' dei due farmaci necessari, mifepristone e misoprostol (nomi commerciali Mifegyne e Cytotec), il primo (che e' comunemente chiamato Ru486) soltanto ora e' sotto esame dell'Aifa, mentre il secondo e' registrato come antiulcera". Se il primo farmaco deve ancora essere registrato, il secondo "e' usato off label (cioe' per scopi diversi da quelli per cui e' registrato), in violazione delle norme contenute nell'ultima finanziaria (quella del governo Prodi)".
In Toscana, invece, continuano Roccella, Fuscagni e Quagliariello, "la stragrande maggioranza delle donne torna a casa subito, o chiedendo le dimissioni volontarie dopo la somministrazione della pillola, o grazie al protocollo adottato".
E quindi, "spesso abortisce fuori dall'ospedale". Inoltre, "non esistono ad oggi studi della letteratura scientifica mondiale che attestino un maggior grado di sicurezza dell'aborto farmacologico. L'idea che l'aborto con il metodo chimico sia migliore e' scientificamente falsa, ed e' assunta dai politici senza nessuna documentazione di appoggio".
I tre azzurri indicano una serie di dati: "Secondo tutti i protocolli- affermano- l'aborto chimico e' piu' doloroso di quello chirurgico, ha un tasso di mortalita' 10 volte piu' alto (calcolato dalla piu' autorevole rivista di ricerca medica esistente, il New England Journal of Medicine), ha una percentuale di efficacia minore, e' molto piu' lungo (l'intera procedura richiede 15 giorni e almeno 3 visite), e' psicologicamente invasivo (il 56% delle donne e' costretta a vedere l'embrione abortito), ha una percentuale molto piu' alta di eventi avversi ed effetti collaterali".
'E' una aggressione vergognosa, inconcepibile nei confronti delle istituzioni toscane colpevoli di essere all'avanguardia nella sperimentazione della Ru486'.
Lo dice la deputata della Sinistra Arcobaleno Luana Zanella.
'La pillola Ru468 e' un mezzo gia' ampiamente utilizzato in altri paesi europei e difficilmente l'ostruzionismo ed il furore ideologico del fronte antiabortista potranno arrestare questo indubbio frutto del progresso in campo medico'.
"La candidata Eugenia Roccella e gli altri esponenti del Pdl non sanno di che parlano, in Toscana c'e' civilta' sanitaria e le donne vengono messe in condizione di effettuare l'aborto con le tecniche piu' avanzate, per non essere ulteriormente penalizzate da un intervento chirurgico".
Lo dice Vittoria Franco, senatrice del Pd presidente della Commissione Cultura e seconda in lista al Senato in Toscana.
"Roccella e gli altri esponenti del Pdl evidentemente non sanno di che parlano. La sperimentazione della Ru 486 nell'ospedale di Pontederea era stata regolarmente autorizzata, cosi' come al Sant'Anna Di Torino. La pillola abortiva viene utilizzata nel pieno rispetto della legge 194, cioe' all'interno delle strutture pubbliche, ed e' quindi solo un'ulteriore tecnica a disposizione dei medici. Non si vede infatti perche' le donne, che spesso ricorrono all'aborto anche per motivi gravi, debbano essere per forza ulteriormente penalizzate dall'intervento chirurgico. Del resto nella sua lungimiranza, la legge 194 non ha mai escluso il possibile ricorso a tecniche piu' avanzate di quelle chirurgiche, che nel 78 non erano prevedibili. In Toscana esiste una civilta' sanitaria di rispetto delle donne, che e' vile attaccare per motivi elettoralistici. Se vogliamo davvero che la 194 sia applicata in tutte le sue parti. Smettiamola di attaccarla e lavoriamo. Se fosse stato fatto fin dall'inizio, a quest'ora avremmo ancora meno aborti, con buona pace di Roccella e di tutto il Pdl. Non e' un caso se oggi il Consiglio d'Europa sollecita la depenalizzazione dell'aborto nei paesi membri non solo nella teoria, ma anche nella pratica, creando le migliori condizioni di accesso a questo diritto".
La pillola Ru 486 "non viola la legge 194 in quanto prevede il ricovero in ospedale e viene prescritta sotto la responsabilita' del medico". Ad affermarlo e' Elettra Deiana, candidata della Sinistra arcobaleno in Sardegna, plaude all'iniziativa della regione Toscana.
"La sperimentazione di questo farmaco viene incontro all'esigenza di molte donne, oggi, ipocritamente difese da forze conservatrici piu' attente al rispetto cieco dei precetti che al valore della vita".
'La Toscana e' una solida regione democratica e l'utilizzo della Ru486 e' un segno della sua civilta'. E' grave la conferenza stampa che Eugenia Roccella ed altri esponenti antiabortisti del Pdl hanno tenuto a Firenze contro l'utilizzo della pillola da parte delle Asl'.
Lo afferma Manuela Palermi, Capogruppo Verdi - Pdci e capolista della sinistra l'Arcobaleno in Toscana per il Senato. 'In questa campagna elettorale c'e' un ritorno oscurantista che criminalizza l'autoderminazione delle donne nella maternita'. La scelta delle persone rispetto al proprio corpo ed al proprio orientamento sessuale e' un valore da difendere e da allargare attraverso una legislazione dei diritti laica e rispettosa della liberta''.
"Misurare la civilta' di una regione attraverso l'utilizzo della Ru486 e' non solo discutibile, ma anzi grave, fuorviante e non richiede nulla di piu' che una secca condanna. La senatrice Manuela Palermi dimentica quanto l'uso della 'pillola assassina' contraddica palesemente la legge 194, nella parte in cui essa prevede che l'interruzione di gravidanza avvenga in ospedale o in strutture autorizzate, mentre con la Ru486 nella stragrande maggioranza dei casi si verifica un aborto fai-da-te dentro le mura domestiche". Lo afferma la responsabile Famiglia dell'Udc Luisa Capitanio Santolini.
Dunque, sottolinea la deputata centrista, "e' evidente la confusione della senatrice Palermi, che dovrebbe essere in grado di scegliere tra due ipotesi: la 194 o la si rispetta, condannando quindi l'uso della Ru486, o la si viola permettendo e incentivando l'uso di questo farmaco". Occorre inoltre ricordare, conclude Santolini, "come la sbandieratissima 'autodeterminazione delle donne nella maternita' debba sempre incontrare un limite sostanziale nella valutazione di quanto le decisioni della donna che abortisce ricadano sulle vite indifese di chi e' gia' concepito e ha quindi il sacrosanto diritto di venire al mondo".
"In Toscana fino al marzo 2007 le interruzioni volontarie di gravidanza (ivg) farmacologiche sono state in totale 428, con 66 ivg chirurgiche successive all'uso della Ru486, e la stragrande maggioranza di dimissioni volontarie (fino all'80% in taluni ospedali), aggirando di fatto la richiesta di ricovero di almeno tre giorni, e comunque senza alcuna certezza che l'aborto avvenga in ambiente ospedaliero".
Infatti, aggiungono, c'e' un parere del Consiglio superiore di sanita' secondo cui "i rischi dell'interruzione farmacologia della gravidanza si possono considerare equivalenti ai rischi dell'interruzione chirurgica solo se l'interruzione avviene in ambiente ospedaliero". E che "tale metodica sarebbe conforme alla legge 194 solo se svolta 'in ambito ospedaliero fino a completamento dell'aborto e delle cure del caso'". Roccella, Fuscagni e Quagliariello puntano quindi il dito contro l'assessore alla Sanita': "Rossi, dopo le numerose interrogazioni regionali e nazionali, ha semplicemente diramato una nota ai direttori generali (il 9 febbraio 2006) ricordando che la somministrazione della Ru486 richiede un regime di ricovero di 3 giorni. Se poi l'80% delle pazienti firma le dimissioni volontarie; questo e' responsabilita' delle pazienti, e l'assessore puo' lavarsene le mani".
In Italia, si legge nel dossier, "non esiste alcun protocollo approvato che regoli la procedura abortiva per via farmacologica, perche' dei due farmaci necessari, mifepristone e misoprostol (nomi commerciali Mifegyne e Cytotec), il primo (che e' comunemente chiamato Ru486) soltanto ora e' sotto esame dell'Aifa, mentre il secondo e' registrato come antiulcera". Se il primo farmaco deve ancora essere registrato, il secondo "e' usato off label (cioe' per scopi diversi da quelli per cui e' registrato), in violazione delle norme contenute nell'ultima finanziaria (quella del governo Prodi)".
In Toscana, invece, continuano Roccella, Fuscagni e Quagliariello, "la stragrande maggioranza delle donne torna a casa subito, o chiedendo le dimissioni volontarie dopo la somministrazione della pillola, o grazie al protocollo adottato".
E quindi, "spesso abortisce fuori dall'ospedale". Inoltre, "non esistono ad oggi studi della letteratura scientifica mondiale che attestino un maggior grado di sicurezza dell'aborto farmacologico. L'idea che l'aborto con il metodo chimico sia migliore e' scientificamente falsa, ed e' assunta dai politici senza nessuna documentazione di appoggio".
I tre azzurri indicano una serie di dati: "Secondo tutti i protocolli- affermano- l'aborto chimico e' piu' doloroso di quello chirurgico, ha un tasso di mortalita' 10 volte piu' alto (calcolato dalla piu' autorevole rivista di ricerca medica esistente, il New England Journal of Medicine), ha una percentuale di efficacia minore, e' molto piu' lungo (l'intera procedura richiede 15 giorni e almeno 3 visite), e' psicologicamente invasivo (il 56% delle donne e' costretta a vedere l'embrione abortito), ha una percentuale molto piu' alta di eventi avversi ed effetti collaterali".
'E' una aggressione vergognosa, inconcepibile nei confronti delle istituzioni toscane colpevoli di essere all'avanguardia nella sperimentazione della Ru486'.
Lo dice la deputata della Sinistra Arcobaleno Luana Zanella.
'La pillola Ru468 e' un mezzo gia' ampiamente utilizzato in altri paesi europei e difficilmente l'ostruzionismo ed il furore ideologico del fronte antiabortista potranno arrestare questo indubbio frutto del progresso in campo medico'.
"La candidata Eugenia Roccella e gli altri esponenti del Pdl non sanno di che parlano, in Toscana c'e' civilta' sanitaria e le donne vengono messe in condizione di effettuare l'aborto con le tecniche piu' avanzate, per non essere ulteriormente penalizzate da un intervento chirurgico".
Lo dice Vittoria Franco, senatrice del Pd presidente della Commissione Cultura e seconda in lista al Senato in Toscana.
"Roccella e gli altri esponenti del Pdl evidentemente non sanno di che parlano. La sperimentazione della Ru 486 nell'ospedale di Pontederea era stata regolarmente autorizzata, cosi' come al Sant'Anna Di Torino. La pillola abortiva viene utilizzata nel pieno rispetto della legge 194, cioe' all'interno delle strutture pubbliche, ed e' quindi solo un'ulteriore tecnica a disposizione dei medici. Non si vede infatti perche' le donne, che spesso ricorrono all'aborto anche per motivi gravi, debbano essere per forza ulteriormente penalizzate dall'intervento chirurgico. Del resto nella sua lungimiranza, la legge 194 non ha mai escluso il possibile ricorso a tecniche piu' avanzate di quelle chirurgiche, che nel 78 non erano prevedibili. In Toscana esiste una civilta' sanitaria di rispetto delle donne, che e' vile attaccare per motivi elettoralistici. Se vogliamo davvero che la 194 sia applicata in tutte le sue parti. Smettiamola di attaccarla e lavoriamo. Se fosse stato fatto fin dall'inizio, a quest'ora avremmo ancora meno aborti, con buona pace di Roccella e di tutto il Pdl. Non e' un caso se oggi il Consiglio d'Europa sollecita la depenalizzazione dell'aborto nei paesi membri non solo nella teoria, ma anche nella pratica, creando le migliori condizioni di accesso a questo diritto".
La pillola Ru 486 "non viola la legge 194 in quanto prevede il ricovero in ospedale e viene prescritta sotto la responsabilita' del medico". Ad affermarlo e' Elettra Deiana, candidata della Sinistra arcobaleno in Sardegna, plaude all'iniziativa della regione Toscana.
"La sperimentazione di questo farmaco viene incontro all'esigenza di molte donne, oggi, ipocritamente difese da forze conservatrici piu' attente al rispetto cieco dei precetti che al valore della vita".
'La Toscana e' una solida regione democratica e l'utilizzo della Ru486 e' un segno della sua civilta'. E' grave la conferenza stampa che Eugenia Roccella ed altri esponenti antiabortisti del Pdl hanno tenuto a Firenze contro l'utilizzo della pillola da parte delle Asl'.
Lo afferma Manuela Palermi, Capogruppo Verdi - Pdci e capolista della sinistra l'Arcobaleno in Toscana per il Senato. 'In questa campagna elettorale c'e' un ritorno oscurantista che criminalizza l'autoderminazione delle donne nella maternita'. La scelta delle persone rispetto al proprio corpo ed al proprio orientamento sessuale e' un valore da difendere e da allargare attraverso una legislazione dei diritti laica e rispettosa della liberta''.
"Misurare la civilta' di una regione attraverso l'utilizzo della Ru486 e' non solo discutibile, ma anzi grave, fuorviante e non richiede nulla di piu' che una secca condanna. La senatrice Manuela Palermi dimentica quanto l'uso della 'pillola assassina' contraddica palesemente la legge 194, nella parte in cui essa prevede che l'interruzione di gravidanza avvenga in ospedale o in strutture autorizzate, mentre con la Ru486 nella stragrande maggioranza dei casi si verifica un aborto fai-da-te dentro le mura domestiche". Lo afferma la responsabile Famiglia dell'Udc Luisa Capitanio Santolini.
Dunque, sottolinea la deputata centrista, "e' evidente la confusione della senatrice Palermi, che dovrebbe essere in grado di scegliere tra due ipotesi: la 194 o la si rispetta, condannando quindi l'uso della Ru486, o la si viola permettendo e incentivando l'uso di questo farmaco". Occorre inoltre ricordare, conclude Santolini, "come la sbandieratissima 'autodeterminazione delle donne nella maternita' debba sempre incontrare un limite sostanziale nella valutazione di quanto le decisioni della donna che abortisce ricadano sulle vite indifese di chi e' gia' concepito e ha quindi il sacrosanto diritto di venire al mondo".
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