Tossicodipendenti in carcere. Progetto pilota della Regione Toscana per recupero e reinserimento
Recuperare e reinserire fino a 300 detenuti con problemi legati alla tossicodipendenza, utilizzare in modo diverso gli istituti di Massa Marittima, Grosseto ed Empoli, valorizzare anche a fini agrituristici e ricettivi Pianosa (carcere di massima sicurezza fino al 1988) con il lavoro agricolo e di restauro di immobili da parte di 80-100 detenuti, formare al lavoro per reinserirli almeno altri 20 reclusi, realizzare un asilo nido in prossimità di un penitenziario che possa accogliere anche i figli di persone non detenute. Questi alcuni dei punti di un'intesa, valida 3 anni e prima nel suo genere in Italia, siglata oggi a Firenze dal ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, dal governatore toscano Enrico Rossi e da Antonietta Fiorillo, presidente del tribunale di sorveglianza di Firenze. Il piano prevede anche il completamento dell'istituto a custodia attenuata per detenute madri a Firenze oltre all'ipotesi, da valutare, di realizzare un nuovo carcere a Grosseto per almeno 200 detenuti. Tra le altre misure del protocollo, una prevede l'impegno della Regione ad individuare, d'intesa con i Comuni, strutture idonee ad ospitare case di semilibertà. Il progetto per i detenuti tossicodipendenti prevede che gli stessi beneficeranno del progetto di formazione e reinserimento lavorativo: saranno spostati dalle carceri di Pisa, Prato, Firenze, Lucca, Pistoia e Livorno e abiteranno in strutture residenziali appositamente individuate. Contemporaneamente il ministero si impegnerà a non far entrare nelle carceri toscane altri reclusi che ne prendano il posto, così da ridurre il sovraffollamento degli istituti toscani: attualmente i detenuti sono circa 4.200 contro una capienza massima delle strutture toscane di 3.200, il 31% in più. ''Questa collaborazione tra Stato ed enti locali deve essere modello per tutto il Paese - ha detto Cancellieri - L'intesa firmata oggi tocca un settore delicatissimo, quello della tossicodipendenza in carcere: il 30% dei detenuti sono tossicodipendenti. Porterò questo in conferenza delle regioni, voglio che diventi un modello da adottare anche altrove''. Per Rossi ''l'impegno è rendere umane le condizioni di vita nelle carceri e non costringervi all'interno chi, come i tossicodipendenti, può trovare soluzioni ai propri problemi fuori, ad esempio nelle comunità. Un obiettivo - ha concluso - che perseguiamo da anni e che oggi finalmente arriva a compimento in questo progetto''.
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