Trapianto staminali causa crescita di masse nel rene, paziente morto
Nuovi dubbi tra gli scienziati sull'uso in medicina delle staminali, le cellule 'bambine' considerate una potenziale arma terapeutica contro varie malattie killer. A gettare nuove ombre sul loro utilizzo, il caso di un paziente con una grave patologia renale, a cui le staminali erano state iniettate in una clinica privata. Dopo qualche mese dall'intervento, l'organo ha iniziato a perdere sangue e i medici sono stati costretti a rimuoverlo. L'espianto tuttavia non e' bastato a salvare la vita al malato, morto per un'infezione.Cosi' due studiosi dell'ateneo Chulalongkorn, a Bangkok, in squadra con Paul Scott Thorner dell'universita' di Toronto, hanno analizzato il rene rimosso per indagare le cause che avevano portato al tragico epilogo. Passando 'sotto la lente' l'organo, hanno visto che la terapia aveva causato nel paziente lo sviluppo di vasi sanguigni e masse di midollo osseo, una complicanza finora sconosciuta.
In altre parole, spiegano gli scienziati sul 'Journal of the American Society of Nephrology', il malato non aveva beneficiato della terapia, ma, al contrario, le cellule avevano fatto si' che sviluppasse delle lesioni angio mieloproliferative nell'area dove erano state iniettate, ovvero un pericoloso mix di vasi sanguigni e cellule di midollo osseo.
"Questo tipo di lesione non e' mai stata descritta prima nei pazienti - assicura Kavirach Tantiwongse, tra gli scienziati che hanno analizzato i tessuti danneggiati - Crediamo che si sia formata direttamente dalle staminali che sono state iniettate, oppure che le cellule abbiano generato le masse" che hanno poi portato all'espianto del rene.
Gli autori sottolineano che i loro risultati dovrebbero servire da monito ai ricercatori clinici, che da ora in poi dovrebbero tenere a mente che lo sviluppo di vasi sanguigni e masse di midollo osseo puo' essere una possibile complicanza della terapia basata sull'iniezione di cellule staminali. Sono necessarie ulteriori ricerche, precisano inoltre gli studiosi, per stabilire le circostanze che possono portare alla formazione di queste masse, nonche' la messa a punto di strategie che evitino che questa possibile complicanza si verifichi in futuro.
Nel riesaminare i risultati dell'analisi in un editoriale di commento allo studio, Andras Nagy e Susan Quaggin, del Mount Sinai Hospital e dell'ateneo di Toronto, hanno osservato che il caso segnalato induce alla cautela ed evidenzia un crescente rischio associato al numero sempre maggiore di cliniche private che offrono terapie con staminali per i pazienti, con poca o nessuna sorveglianza da parte della comunita' scientifica. "L'entusiasmo precoce e protocolli non completamente controllati - fanno notare gli esperti - sono pericolosi e finiscono per sfociare in una pubblicita' negativa per il settore della ricerca sulle cellule staminali. Ma, soprattutto, possono provocare esiti disastrosi senza alcun beneficio per il paziente".
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