Un tribunale interrompe l'assistenza al suicidio di Kusch
Sconfitta per Roger Kusch. L'ex ministro della Giustizia di Amburgo dovra' astenersi dall'assistere i suicidi, ha deciso il tribunale amministrativo d'Amburgo con provvedimento urgente. La vicenda e' iniziata con la perquisizione dei suoi locali lo scorso novembre, da cui e' scaturito il divieto d'assistenza al suicidio sotto qualsiasi forma, come recita il provvedimento della competente autorita' della Citta'-Stato. Il divieto rimarra' in vigore fino a sentenza definitiva e, dice il tribunale, non e' impugnabile. Il proseguimento di quest'attivita' di Kusch metterebbe in pericolo la sicurezza pubblica, si legge nella motivazione. Dove si spiega che in linea generale la polizia e' tenuta a impedire il suicidio, anche se dovrebbe rispettare le "decisioni-limite personali".
Per il tribunale, in questa sua attivita' Kusch non pratica "un mestiere autorizzato". Se e' vero che l'aiuto al suicidio non e' punibile di per se', qui si tratta di "una commercializzazione del morire attraverso l'aiuto al suicidio in cambio di denaro: un fatto socialmente riprovevole".
Il giurista offre il suo aiuto alle persone stanche di vivere in cambio di 8000 euro per un servizio tutto compreso. Dall'estate scorsa e' intervenuto in cinque casi riguardanti tre donne anziane e due uomini, come ammette lui stesso, e di cui ha dato conto sul suo sito Internet.
La forma adottata da Kusch nel prestare aiuto al suicidio contravviene a quello che stabilisce la legge fondamentale in fatto di valori e immagine dell'uomo. Inoltre, Kusch non si rivolge a malati terminali, bensi' "a coloro che vorrebbero porre fine alla loro vita" (Az: 8 E 3301/08).
Le perquisizioni, eseguite nell'ufficio e nelle abitazioni di Kusch, derivavano dalle indagini della Procura di Amburgo per sospetta violazione della legge sui farmaci. L'Autorita' stava indagando se avesse ceduto ad altri medicinali con obbligo di ricetta. Il tutto era partito dalla morte di una pensionata di 84 anni, nel settembre scorso. La Procura sospetta che la donna sia morta in seguito a una overdose di medicinali antimalarici soggetti a prescrizione obbligatoria.
Per il tribunale, in questa sua attivita' Kusch non pratica "un mestiere autorizzato". Se e' vero che l'aiuto al suicidio non e' punibile di per se', qui si tratta di "una commercializzazione del morire attraverso l'aiuto al suicidio in cambio di denaro: un fatto socialmente riprovevole".
Il giurista offre il suo aiuto alle persone stanche di vivere in cambio di 8000 euro per un servizio tutto compreso. Dall'estate scorsa e' intervenuto in cinque casi riguardanti tre donne anziane e due uomini, come ammette lui stesso, e di cui ha dato conto sul suo sito Internet.
La forma adottata da Kusch nel prestare aiuto al suicidio contravviene a quello che stabilisce la legge fondamentale in fatto di valori e immagine dell'uomo. Inoltre, Kusch non si rivolge a malati terminali, bensi' "a coloro che vorrebbero porre fine alla loro vita" (Az: 8 E 3301/08).
Le perquisizioni, eseguite nell'ufficio e nelle abitazioni di Kusch, derivavano dalle indagini della Procura di Amburgo per sospetta violazione della legge sui farmaci. L'Autorita' stava indagando se avesse ceduto ad altri medicinali con obbligo di ricetta. Il tutto era partito dalla morte di una pensionata di 84 anni, nel settembre scorso. La Procura sospetta che la donna sia morta in seguito a una overdose di medicinali antimalarici soggetti a prescrizione obbligatoria.
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