Tribunale riconosce il diritto di interrompere le cure a paziente in stato vegetativo
Con una sentenza di portata storica, un tribunale sudcoreano ha acconsentito alla richiesta da parte dei familiari di interrompere le cure mediche per una donna in stato vegetativo.
Si tratta del primo caso in assoluto nella storia della Corea del Sud - dove la materia non e' regolata da nessuna legge specifica - in cui un tribunale riconosce di fatto il diritto all'eutanasia, e, oltretutto, tale decisione viene presa senza l'esplicito consenso del diretto interessato.
Il tribunale della sezione ovest di Seul ha ordinato la rimozione dei dispositivi che tengono in vita Kim (identificata con il solo cognome), una donna di 75 anni in stato vegetativo dallo scorso febbraio.
'Considerando le condizioni senza speranza di recupero per la paziente, l'eta' avanzata e il possibile scenario dei prossimi anni di vita - si legge nella sentenza - si puo' ritenere verosimile che la signora Kim avrebbe espresso la volonta' di morire in maniera naturale piuttosto che rimanere nello stato attuale'.
La decisione del collegio giudicante, secondo quanto riporta l'agenzia sudcoreana Yonhap, si e' basata in maniera determinante sulle deposizioni dei familiari, che hanno testimoniato la volonta' della donna di non subire accanimento terapeutico, e dei medici curanti, che hanno definito 'praticamente nulle' le chance di sopravvivenza della paziente.
Si tratta del primo caso in assoluto nella storia della Corea del Sud - dove la materia non e' regolata da nessuna legge specifica - in cui un tribunale riconosce di fatto il diritto all'eutanasia, e, oltretutto, tale decisione viene presa senza l'esplicito consenso del diretto interessato.
Il tribunale della sezione ovest di Seul ha ordinato la rimozione dei dispositivi che tengono in vita Kim (identificata con il solo cognome), una donna di 75 anni in stato vegetativo dallo scorso febbraio.
'Considerando le condizioni senza speranza di recupero per la paziente, l'eta' avanzata e il possibile scenario dei prossimi anni di vita - si legge nella sentenza - si puo' ritenere verosimile che la signora Kim avrebbe espresso la volonta' di morire in maniera naturale piuttosto che rimanere nello stato attuale'.
La decisione del collegio giudicante, secondo quanto riporta l'agenzia sudcoreana Yonhap, si e' basata in maniera determinante sulle deposizioni dei familiari, che hanno testimoniato la volonta' della donna di non subire accanimento terapeutico, e dei medici curanti, che hanno definito 'praticamente nulle' le chance di sopravvivenza della paziente.
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