Turismo verso gli Usa in calo del 17%
Stati Uniti in difficoltà. Un cambio di rotta sta minacciando il turismo d’oltreatlantico, con tutte le possibili e immaginabili conseguenze per l’intera industria dei viaggi.
L’avvento dell’amministrazione Trump, con il varo di una politica economica che ha fortemente scosso il quadro internazionale, sembra non incontrare i favori di una consistente fetta di viaggiatori, ora pronti a rinunciare al ‘sogno americano’ per scegliere altre mete lungo raggio.
I primi concreti segnali di questo malessere sono arrivati dall’Europa, tradizionalmente mercato forte per l’incoming Usa. Infatti, secondo i dati Ita-International Trade Administration, nel primo trimestre 2025 i viaggi verso gli Stati Uniti sono scesi del 17% rispetto allo stesso periodo del 2024, con un calo del 29% della Germania, ma con una flessione dell’Italia più contenuta, pari a -9,5%. Il tutto a generare perdite economiche di circa 12-13 miliardi di dollari.
Dal canto suo, il Global Travel Service di Tourism Economics, oltre a prevedere circa 2 miliardi e mezzo di dollari di mancati costi di trasporto, prova a individuare le cause di questa crisi. “Il settore turistico statunitense si trova ad affrontare una serie di ostacoli - analizza ed elenca la global company -: sentiment negativo; politiche e incertezza in materia di frontiere e immigrazione; ridotta competitività con un dollaro forte; rallentamento economico in Canada e Messico; sforzi affrettati per l’efficienza del governo; incertezza sull’economia nazionale”.
E dire che, non più in là di dicembre 2024, le previsioni indicavano una crescita dell’8,8% delle visite internazionali, con un aumento del 16% della spesa, “ma le previsioni aggiornate rappresentano una battuta d’arresto sostanziale - commenta Tourism Economics -, con la piena ripresa delle visite internazionali negli Stati Uniti posticipata al 2029”.
(TTG)
L’avvento dell’amministrazione Trump, con il varo di una politica economica che ha fortemente scosso il quadro internazionale, sembra non incontrare i favori di una consistente fetta di viaggiatori, ora pronti a rinunciare al ‘sogno americano’ per scegliere altre mete lungo raggio.
I primi concreti segnali di questo malessere sono arrivati dall’Europa, tradizionalmente mercato forte per l’incoming Usa. Infatti, secondo i dati Ita-International Trade Administration, nel primo trimestre 2025 i viaggi verso gli Stati Uniti sono scesi del 17% rispetto allo stesso periodo del 2024, con un calo del 29% della Germania, ma con una flessione dell’Italia più contenuta, pari a -9,5%. Il tutto a generare perdite economiche di circa 12-13 miliardi di dollari.
Dal canto suo, il Global Travel Service di Tourism Economics, oltre a prevedere circa 2 miliardi e mezzo di dollari di mancati costi di trasporto, prova a individuare le cause di questa crisi. “Il settore turistico statunitense si trova ad affrontare una serie di ostacoli - analizza ed elenca la global company -: sentiment negativo; politiche e incertezza in materia di frontiere e immigrazione; ridotta competitività con un dollaro forte; rallentamento economico in Canada e Messico; sforzi affrettati per l’efficienza del governo; incertezza sull’economia nazionale”.
E dire che, non più in là di dicembre 2024, le previsioni indicavano una crescita dell’8,8% delle visite internazionali, con un aumento del 16% della spesa, “ma le previsioni aggiornate rappresentano una battuta d’arresto sostanziale - commenta Tourism Economics -, con la piena ripresa delle visite internazionali negli Stati Uniti posticipata al 2029”.
(TTG)
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