Tv. Frequenze/Rete4: Commissione non soddisfatta dalle risposte del governo
Sono "incomplete" le risposte del governo italiano ai 20 quesiti che il commissario Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, aveva inviato recentemente a Roma per chiedere delucidazioni sulle modifiche apportate al regime televisivo nazionale con le misure legislative approvate il 6 giugno scorso. Lo riferisce il portavoce della Kroes, Jonathan Todd.
"Le informazioni che abbiamo ricevuto sono incomplete, mancano ancora le risposte a una parte dei 20 quesiti. Non possiamo ancora dire - ha affermato Todd - se con la nuova legislazione si pone rimedio alle violazioni alla normativa comunitaria" che erano state riscontrate nella Legge Gasparri. "Attendiamo, dunque, dal governo italiano le informazioni mancanti", ha concluso il portavoce. In mancanza di spiegazioni soddisfacenti, alla Commissione non resterebbe che deferire l'Italia in Corte di Giustizia, visto che la procedura d'infrazione e' ferma al secondo stadio (il "parere motivato") dal 18 luglio 2007.
Nei venti quesiti della Kroes al governo si chiedeva di chiarire quale sia l'attuale distribuzione delle frequenze nel settore delle emittenti Tv in Italia, quale sara'la situazione dopo il passaggio al digitale terrestre, e se sia sufficiente l'obbligo, per Rai e Mediaset, di lasciare libero il 40% della capacita' trasmissiva ad altri operatori, per evitare che il duopolio Rai-Mediaset finora esistente nell'analogico si riproduca anche nel digitale terrestre. La Commissione voleva anche sapere come e quando l'Italia "porra' fine" alla situazione anomala di una rete Tv (Rete4) che, sebbene priva della concessione, e' stata autorizzata a continuare a a trasmettere.
Con un chiaro riferimento a Rete4, l'Antitrust comunitario chiedeva "informazioni sulle emittenti nazionali 'legittimamente operanti ai sensi della normativa vigente', e che non si sono classificate in posizione utile nella graduatoria" per l'attribuzione di concessioni per la radiodiffusione televisiva su frequenze terrestri in ambito nazionale, sancita con il decreto ministeriale del 28 luglio 1999. "Oltre ad identificare tali emittenti - si leggeva nel quesito n.5 -, si prega di fornire chiarimenti sul titolo normativo che consente loro di continuare le trasmissioni di radiodiffusione televisiva analogica".
Le domande di Bruxelles diventavano ancora piu' stringenti al punto successivo: "Qualora si dovesse ritenere che sia ancora in vigore l'autorizzazione a proseguire le trasmissioni in tecnica analogica per gli operatori che non sono titolari di una concessione analogica (ossia Rete4, ndr), si prega di indicare - si leggeva nel quesito n. 6 - quali eventuali misure le autorita' italiane intendono adottare per porre fine a tale autorizzazione".
I venti quesiti sono stati inviati a Roma a seguito a un incontro avvenuto il 18 giugno a Bruxelles fra emissari del governo italiano e funzionari dei servizi della Concorrenza della Commissione, e riguardano in particolare gli effetti della legge 201 del 6 giugno scorso (lungamente oggetto di polemiche durante il dibattito parlamentare per l'approvazione, a causa dell'emendamento detto 'salva Rete4') sull'attuale regolamentazione del sistema radiotelevisivo nazionale. L'Italia aveva tempo fino al 27 giugno per rispondere.
"Le informazioni che abbiamo ricevuto sono incomplete, mancano ancora le risposte a una parte dei 20 quesiti. Non possiamo ancora dire - ha affermato Todd - se con la nuova legislazione si pone rimedio alle violazioni alla normativa comunitaria" che erano state riscontrate nella Legge Gasparri. "Attendiamo, dunque, dal governo italiano le informazioni mancanti", ha concluso il portavoce. In mancanza di spiegazioni soddisfacenti, alla Commissione non resterebbe che deferire l'Italia in Corte di Giustizia, visto che la procedura d'infrazione e' ferma al secondo stadio (il "parere motivato") dal 18 luglio 2007.
Nei venti quesiti della Kroes al governo si chiedeva di chiarire quale sia l'attuale distribuzione delle frequenze nel settore delle emittenti Tv in Italia, quale sara'la situazione dopo il passaggio al digitale terrestre, e se sia sufficiente l'obbligo, per Rai e Mediaset, di lasciare libero il 40% della capacita' trasmissiva ad altri operatori, per evitare che il duopolio Rai-Mediaset finora esistente nell'analogico si riproduca anche nel digitale terrestre. La Commissione voleva anche sapere come e quando l'Italia "porra' fine" alla situazione anomala di una rete Tv (Rete4) che, sebbene priva della concessione, e' stata autorizzata a continuare a a trasmettere.
Con un chiaro riferimento a Rete4, l'Antitrust comunitario chiedeva "informazioni sulle emittenti nazionali 'legittimamente operanti ai sensi della normativa vigente', e che non si sono classificate in posizione utile nella graduatoria" per l'attribuzione di concessioni per la radiodiffusione televisiva su frequenze terrestri in ambito nazionale, sancita con il decreto ministeriale del 28 luglio 1999. "Oltre ad identificare tali emittenti - si leggeva nel quesito n.5 -, si prega di fornire chiarimenti sul titolo normativo che consente loro di continuare le trasmissioni di radiodiffusione televisiva analogica".
Le domande di Bruxelles diventavano ancora piu' stringenti al punto successivo: "Qualora si dovesse ritenere che sia ancora in vigore l'autorizzazione a proseguire le trasmissioni in tecnica analogica per gli operatori che non sono titolari di una concessione analogica (ossia Rete4, ndr), si prega di indicare - si leggeva nel quesito n. 6 - quali eventuali misure le autorita' italiane intendono adottare per porre fine a tale autorizzazione".
I venti quesiti sono stati inviati a Roma a seguito a un incontro avvenuto il 18 giugno a Bruxelles fra emissari del governo italiano e funzionari dei servizi della Concorrenza della Commissione, e riguardano in particolare gli effetti della legge 201 del 6 giugno scorso (lungamente oggetto di polemiche durante il dibattito parlamentare per l'approvazione, a causa dell'emendamento detto 'salva Rete4') sull'attuale regolamentazione del sistema radiotelevisivo nazionale. L'Italia aveva tempo fino al 27 giugno per rispondere.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti