L'Ue all'Italia: rivedere urgentemente pacchetto sicurezza, viola diritto europeo
Con riferimento alle dichiarazioni rilasciate alla stampa internazionale dal vicepresidente della Commissione europea e commissario della giustizia, della sicurezza e delle liberta' Jacques Barrot sul pacchetto sicurezza adottato dal Parlamento italiano, il portavoce del Commissario europeo ha fornito alcune precisazioni.
Presentando le linee-guida adottate da Bruxelles per facilitare l'applicazione nei 27 Stati Membri della direttiva 2004/38 che garantisce la liberta' di circolazione e di residenza dei cittadini comunitari, e in attesa della verifica di compatibilita' con il diritto Ue del pacchetto sicurezza italiano, Barrot ha precisato la posizione della Commissione europea sulla legislazione italiana gia' in vigore che applica parzialmente questa direttiva, tracciando la "linea rossa" da non superare. A questo proposito Barrot ha ricordato che la Commissione europea intende effettivamente esaminare il "pacchetto sicurezza" adottato il 2 luglio scorso in Italia per verificare la sua compatibilita' con il diritto comunitario.
L'Unione europea infatti "non accetta misure generali" e i controlli "devono essere individuali, determinati e proporzionali".
Il portavoce del Commissario ha confermato anche che la Commissione europea aveva gia' espresso al governo italiano che "non puo' essere applicabile al cittadino comunitario una legge che prevede un aumento della pena per l'immigrazione in situazione irregolare" e che "l'espulsione automatica degli stranieri in caso di condanna a oltre due anni di detenzione o per pene particolarmente gravi non e' neanche questa applicabile ai cittadini comunitari".
"Sappiamo che il governo italiano ha presentato al Parlamento degli emendamenti a questo proposito e ci aspettiamo che la loro adozione avvenga molto rapidamente", ha dichiarato ancora Barrot, sottolineando l'urgenza dell'adozione degli emendamenti in questione ritenuti "indispensabili perche' la legislazione italiana sia conforme al diritto comunitario".
"L'obiettivo di Bruxelles e' evitare che l'Italia possa espellere sistematicamente cittadini dell'Unione europea. Tale possibilita' e' infatti rigidamente limitata dalla direttiva 2004/38 a precise eccezioni ed e' soggetta ad un esame caso per caso della situazione dei cittadini comunitari che potrebbero essere oggetto di espulsione".
In merito all'introduzione del reato di clandestinita', Barrot ha ricordato che "questo tipo di scelta ricade nell'ambito di competenza degli Stati Membri, e dunque al di fuori della sfera di competenza della Commissione europea". Resta invece il problema dell'immigrazione illegale in provenienza dall'Africa o dall'Asia, e su questo punto il governo italiano e' effettivamente libero di fare cio' che vuole, o quasi. È questa anche una delle ragioni per le quali la presidenza svedese dell'Unione europea insiste per un'armonizzazione delle politiche d'immigrazione, almeno per quanto riguarda i profughi ed il diritto d'asilo.
Presentando le linee-guida adottate da Bruxelles per facilitare l'applicazione nei 27 Stati Membri della direttiva 2004/38 che garantisce la liberta' di circolazione e di residenza dei cittadini comunitari, e in attesa della verifica di compatibilita' con il diritto Ue del pacchetto sicurezza italiano, Barrot ha precisato la posizione della Commissione europea sulla legislazione italiana gia' in vigore che applica parzialmente questa direttiva, tracciando la "linea rossa" da non superare. A questo proposito Barrot ha ricordato che la Commissione europea intende effettivamente esaminare il "pacchetto sicurezza" adottato il 2 luglio scorso in Italia per verificare la sua compatibilita' con il diritto comunitario.
L'Unione europea infatti "non accetta misure generali" e i controlli "devono essere individuali, determinati e proporzionali".
Il portavoce del Commissario ha confermato anche che la Commissione europea aveva gia' espresso al governo italiano che "non puo' essere applicabile al cittadino comunitario una legge che prevede un aumento della pena per l'immigrazione in situazione irregolare" e che "l'espulsione automatica degli stranieri in caso di condanna a oltre due anni di detenzione o per pene particolarmente gravi non e' neanche questa applicabile ai cittadini comunitari".
"Sappiamo che il governo italiano ha presentato al Parlamento degli emendamenti a questo proposito e ci aspettiamo che la loro adozione avvenga molto rapidamente", ha dichiarato ancora Barrot, sottolineando l'urgenza dell'adozione degli emendamenti in questione ritenuti "indispensabili perche' la legislazione italiana sia conforme al diritto comunitario".
"L'obiettivo di Bruxelles e' evitare che l'Italia possa espellere sistematicamente cittadini dell'Unione europea. Tale possibilita' e' infatti rigidamente limitata dalla direttiva 2004/38 a precise eccezioni ed e' soggetta ad un esame caso per caso della situazione dei cittadini comunitari che potrebbero essere oggetto di espulsione".
In merito all'introduzione del reato di clandestinita', Barrot ha ricordato che "questo tipo di scelta ricade nell'ambito di competenza degli Stati Membri, e dunque al di fuori della sfera di competenza della Commissione europea". Resta invece il problema dell'immigrazione illegale in provenienza dall'Africa o dall'Asia, e su questo punto il governo italiano e' effettivamente libero di fare cio' che vuole, o quasi. È questa anche una delle ragioni per le quali la presidenza svedese dell'Unione europea insiste per un'armonizzazione delle politiche d'immigrazione, almeno per quanto riguarda i profughi ed il diritto d'asilo.
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